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Viaggio nell'Italia insolita e misteriosa

Aggiornamento: 22 giu 2023

Le Grotte del Cavallone


di Ivano Barbiero


Ottava tappa del viaggio nell'Italia "insolita e misteriosa", appuntamento quindicinale del venerdì. Oggi Ivano Barbiero, lasciata l'Ogliastra[1] ci riporta in Abruzzo e ci fa salire sulla cestovia per raggiungere le Grotte del Cavallone sulla costa orientale della Maiella (2.793 mt. d'altezza).


Una salita di venti minuti in solitaria, sospesi a mezz’aria tra terra e cielo, che sembra interminabile ma che regala sensazioni a tratti esaltanti oltre che a panorami mozzafiato .È l’esperienza indimenticabile che si prova raggiungendo per la prima volta in cestovia le Grotte del Cavallone situate lungo la Valle di Taranta, nel versante orientale della Maiella, nell’Appennino abruzzese. Questi percorsi sotterranei prenderebbero la denominazione dal cavallo, del quale ne ricordano esternamente il profilo laterale, con l'ingresso che corrisponderebbe all'occhio destro dell'equino; ma in alternativa c’è chi afferma con sicurezza che il nome di queste cavità naturali potrebbero derivare proprio dalla valle stessa, in passato denominata Valle Cavallo. Resta il fatto che raggiungerla in cestovia, scoprendo man mano il mondo montano in alta quota, è di sicuro un viaggio indimenticabile.

Le cestovie son dei veri e propri cestini che permettono di attraversare il Vallone di Taranta e di fare ingresso ai piedi della salita alla Grotta, scavata nella roccia nel 1894. Questo mezzo di trasporto fu costruito nel 1978, per favorire lo sviluppo turistico della grotta, dopo un lungo dibattito sul suo impatto ambientale. Prima della sua costruzione si accompagnavano i visitatori lungo il vallone di Taranta grazie alla costante presenza dei muli ed all’uso della treggia, una slitta che veniva usata principalmente per il trasporto di legname e che veniva portata a spalla fino al limite di vegetazione della grotta. Veniva usata poi per la discesa, in due, lungo la pista ghiaiosa che funge da linea di massima pendenza della Valle di Taranta fino alla Strada Frentana.

Grazie alla cestovia, in poco più di venti minuti si sale da località Pian di Valle (Chieti), quota 760 metri sul livello del mare, sino a 1388 metri di altitudine, in località Colle Rotondo. Percorsi con relativa lentezza oltre 600 metri di dislivello, c‘è un breve percorso a piedi ed una lunga e ripida scalinata di circa 180 gradini che portano nei pressi dell’ingresso delle magnifiche grotte del Cavallone che nel punto più alto toccano i 1475 metri di quota

La visita dura tre ore e vengono consigliate scarpe robuste dotate di suola antiscivolo e indumenti idonei, oltre a una maglia supplementare e un cappellino. Da escludere quindi calzature aperte o con il fondo in suola, inoltre occorre mettere nello zaino una buona dose di acqua da bere. Si tratta infatti a tutti gli effetti di un percorso di montagna ed è quindi sconsigliato a persone che non sono in perfette condizioni fisiche.

C’è da dire che la fatica della visita delle grotte e ampiamente ripagata da ciò che si vede. Il percorso interno si snoda per oltre due chilometri, con possibilità di attraversare diverse sale, in particolare per ciò che concerne i primi 1360 metri visitabili, dove vi sono numerose stalattiti e stalagmiti e diverse specie di pipistrelli.

La grotta è caratterizzata da una temperatura interna costante di 10 °C e da un tasso di umidità del 96%. Tra i siti presenti, ve ne sono alcuni con nomi fantasiosi o di somiglianza, come la "sala degli elefanti", dei prosciutti, delle statue, dei merletti, la “Torre di Pisa”, l’Acquasantiera, “Il laghetto di Ornella”, la ”bolgia dantesca”, mentre altri riportano nomi dannunziani, come la “sala di Aligi”. Infatti, nel 1904, Francesco Paolo Michetti per il secondo atto della tragedia pastorale “La figlia di Iorio”, di Gabriele D’Annunzio, scritta l’anno prima, realizzò la scenografia ispirandosi all’atrio d’ingresso della Grotta del Cavallone. Sull'onda del successo dell'opera dannunziana, la caverna fu soprannominata "grotta della figlia di Iorio". Per la cronaca il poeta abruzzese non ebbe mai modo di visitarla.


Del sistema speleologico della grotta del Cavallone fanno parte anche la grotta dell'Asino e la grotta del Bue (o del Bove), site nelle vicinanze e ricadenti nel territorio dell’ex riserva naturale Maiella Orientale.

Da segnalare anche che durante la Seconda guerra mondiale, le Grotte del Cavallone e quella del Bove, furono utilizzate come rifugio dagli abitanti di Taranta Peligna.

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