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Viaggio nell’Italia insolita e misteriosa

L'ospite inquietante nel castello La Rotta a Moncalieri


di Ivano Barbero

Quinta tappa del viaggio nell'Italia "insolita e misteriosa" di Ivano Barbiero, per anni cronista de La Stampa di Torino. Nei precedenti appuntamenti quindicinali del venerdì, Barbiero ha portato i lettori alla Chiesa degli Impiccati di Torino[1], per poi muoversi verso l'Appennino Parmense, luogo di osservazione di Berceto, comune di origine romana sviluppatosi in nell'Alto medioevo[2], e della Chiesa di San Biagio, frazione di Talignano, comune di Sala Baganza in provincia di Parma, un altro luogo di estrema curiosità di un'Italia insolita e misteriosa, dove poter scoprire la Psicostasi, ovvero la pesatura delle anime[3]. Il 14 aprile, discesa nelle terre meridionali per cogliere quanto sopravvive con dedizione e passione delle antiche usanze e tradizioni medioevali nel nostro Paese. La strada ci porta in Abruzzo, in provincia dell'Aquila, a Cocullo, un minuscolo centro che conta appena poco più di duecento anime, e a Salvitelle e a Guardia Sanframondi, rispettivamente nelle province campane di Salerno e Benevento[4]. Oggi si ritorna al nord, allo scoperta di un ospite inquietante, come lo definisce l'autore, che si aggira nel castello La Rotta a Moncalieri, alla porte di Torino.


“Nel castello medievale i fantasmi dei Templari? Sarà vero o potrebbe trattarsi di suggestioni o di allucinazioni collettive?”. Sono alcuni del numerosi dubbi emersi per un fenomeno vecchio quasi quanto il mondo - e cioè quello degli spiriti o anime dei trapassati che dir si voglia - ma che continua a incuriosire e interessare proprio per la paventata possibilità di mettersi in contatto con le ”entità ultraterrene” e saperne qualcosa di più. Difficile, dunque, resistere alla tentazione di verificare quando l'opportunità pare offrirsi al castello posto in frazione La Rotta di Moncalieri, a pochi chilometri da Torino.

Quella che segue è la cronaca, abbastanza rispondente alla realtà, di una notte passata nel vecchio maniero, seduta spiritica compresa. Alla fine, alcuni “misteri” sono stati sciolti, in compenso se ne sono aggiunti inaspettatamente altri.

Per gli amanti del brivido, questo edificio risalente al XII secolo, secondo numerosi testi e diversi studiosi del settore, sarebbe uno dei luoghi più infestati d’Italia. Il ritrovamento dei resti di una sepoltura di un cavaliere templare potrebbe essere il possibile legame con il presunto fantasma che apparirebbe di tanto in tanto in sella al proprio destriero, completo di armatura e spada, davanti al portale d'ingresso. A fargli compagnia tante altre presenze inquietanti: lo spettro incappucciato di un monaco criminale murato vivo all'interno di una parete dei sotterranei, un corteo rituale di ecclesiastici che apparirebbe ogni anno nella notte tra il 12 e il 13 giugno, il fantasma di una nobildonna che si tolse la vita, un uomo decapitato con la propria testa tra le mani, il fantasma di una bambinaia che si ammazzò dopo aver causato la scomparsa di un bambino travolto da un cavallo e lo spettro dello stesso bambino. Oltre a questi anche il fantasma di un prelato seduto e intento a leggere un libro voluminoso ed una figura vestita di nero, non si sa se maschio o femmina, che ritornerebbe di tanto in tanto sul luogo della propria morte.

Fatto questo doveroso preambolo, domenica notte, alle 22, ora fissata per l'appuntamento con gli spettri, piove e nevica. Il portale d'ingresso del castello sembra ancora più lugubre e rimbomba ai colpi battuti per farsi aprire. Quasi cinque minuti di attesa e accanto al portone una portina di ferro si apre cigolando. Non si vede chi l'ha aperta. Poi, grazie al chiarore della neve, appare una figura informe: sembra l'uomo nero perché è tutto intabarrato. La sua voce è sepolcrale: “Benvenuti”. Come inizio si parte alla grande.

Entriamo nel cortile, per niente illuminato, seguiamo questa enigmatica figura con due colleghi e un fotografo. L’uomo intabarrato si muove sicuro nell’oscurità, noi procediamo quasi a tentoni. Passiamo sotto un porticato a lato del cortile, al centro del quale c'è un pozzo, che dicono sia ancora pieno zeppo di ossa di soldati trucidati nel 1200. Sotto le piastrelle su cui camminiamo ci sarebbero altri 300 scheletri di appestati, mentre dietro i muri che ci fanno ala al passaggio, sarebbero occultate diverse mummie di monaci. Fatto ancor più strano, da far venire realmente i brividi, tanti, tantissimi ragni, veri e tangibili, bianchi come la neve che sta cadendo ancor più fitta.

Finalmente, dopo essere inciampati un paio di volte su delle pietre, entriamo in una stanza del castello e l’atmosfera cambia. Si odono persino scoppi di risa. In un salone c'è un caminetto acceso e su dei divani dieci persone che ci attendono. Quattro di queste si qualificano come medium. Non lo sapevamo, per noi è in programma una seduta spiritica, di quelle “con i controfiocchi”. Prima però è necessario creare l'atmosfera: niente di meglio che il caminetto acceso, due bottiglie, una di dolcetto e una di grignolino, più un paio di panettoni. “Stanotte si evoca”, commenta, eccitata, una bella signora con i capelli bianchi. “Scaldatevi per bene - ammonisce un "veterano" del luogo infestato che ha l’aria molto spiritata. “Più tardi dovremo andare al piano di sopra, al gelo... vedremo se qualcuno di noi riuscirà a sparire in un’altra dimensione”. Nel frattempo, forse anche un po’ per scaramanzia, si mangia e si beve, ci si aggira curiosando per quell'ala del palazzo abitata, tendendo le orecchie per captare la minima presenza. C'è pure il tempo di riascoltare le registrazioni di altre sedute spiritiche, con gemiti, sospiri e pianti a profusione, mentre accanto a noi qualcun altro tenta timidi approcci con frasi tipo: “Non ci siamo già visti? Forse... in un'altra vita...”.

Questa festicciola di ‘riscaldamento’ dura un'ora e mezzo. Anche per dare modo di predisporre le macchine fotografiche, “nel caso qualche guerriero templare in vena di apparizioni si decida a farsi avanti”. Un altro fotografo, ospite della serata, sembra pure lui un esperto nel ritrarre spiriti e spiritelli. Ha portato persino alcune lastre. “Non è neppure necessario scartarle - dice convinto -. Basta sventolarle nell'aria e il più delle volte il gioco è fatto, lo spettro rimane suo malgrado impressionato”.

A incrementare ulteriormente la tensione ci si mette persino un raggelante riassunto di precedenti sedute spiritiche con più di una persona nell'atto di varcare “la porta dei morti” e sparire per minuti o addirittura ore. “Sì - conferma sicuro il custode del castello - qualcuno dei partecipanti alle sedute a volte è entrato in un'altra dimensione, a contatto con i nostri ed altri cari”.

Finalmente arriva l'ora dell'evocazione. In fila indiana si sale al primo piano, nel salone dove dicono si trovi la porta che dà l’accesso sul regno dei trapassati. Il fotografo che è con me, Sergio Solavaggione, cerca anche lui, più di altri, questa inafferrabile porta che conduce da un’altra parte con il chiaro intento di fotografarla. Ma proprio non riesce a trovarla. A questo punto occorre fare un ulteriore piccolo passo indietro e rivelare che alcuni anni prima, in una delle numerose cavità segrete ricavate nel muri, del castello La Rotta, sarebbe stato trovato un libro di formule magiche.

Fra i diversi rituali contenuti, c'era anche quello per accedere alla dimensione ultraterrena- Lo rivela il proprietario del castello che, sempre a suo dire, dopo una. serie impressionante di disgrazie si sarebbe deciso a distruggere il formulario, peggio che si fosse trattato del Necronomicon.

Comunque sia, per i più curiosi, per viaggiare oltre la fantomatica porta, sarebbero sufficienti due persone, una di fronte all'altra. Occorre anche la massima concentrazione e lasciarsi andare lentamente, in serenità. Certo, serve innanzi tutto un medium che diriga la seduta e il resto delle operazioni. Stasera di medium ce ne sono addirittura quattro… A turno potranno "aprire" mentalmente la porta, dopo di che uno dei due candidati al viaggio, quelli che si trovano faccia a faccia, potranno andare. Insomma, sparire temporaneamente., come dimostrerebbero diverse foto scattate da testimoni in esperienze precedenti. Possibile? Non abbiamo fatto ulteriori domande, anche perché la seduta spiritica stava per cominciare.

Per far sollevare e sbattere il tavolone stasera ci sono nove persone, sedute in circolo a formare la catena spiritica. “Fuori” da questo cerchio i due fotografi pronti ad immortalare gli ectoplasmi, nel caso si presentassero d'improvviso, più altre tre persone a controllare il regolare andamento dell’evocazione. Per ulteriore sicurezza, al centro del “cerchio evocativo”, due registratori sensibilissimi, destinati a captare qualunque suono anomalo o meglio ancora le presenze ultraterrene.

Il suggerimento iniziale è quello di osservare il fondo del salone dove si potrebbe materializzare la famosa porta. In realtà quasi tutti, eccetto il proprietario, osservano il lato opposto, dove c’è un camino, ancor più raggelante perché purtroppo è spento.

Proprio il gelo è stato accusato di avere bloccato le “forze di catalizzazione” e impedito la buona riuscita della chiamata dei fantasmi. La seduta è durata infatti un'ora e mezzo, ma gli effetti sono stati abbastanza scarsi: mugolii, qualche frase biascicata da una del team dei medium che continuava ad accarezzare l'aria e le mani di un collega “per captare ulteriori vibrazioni”. In compenso tanto, tanto freddo. Dunque, niente spiriti conclamati, niente fenomeni strabilianti. Almeno, fino a quel momento.

Perché, secondo alcuni ospiti, fra cui due persone portate da noi e della cui buona fede non potevamo dubitare, c’è stata l'attesa quanto auspicata visione. Un fantasma si sarebbe manifestato. Non dove eravamo noi, ma al piano terra, nella cappelletta del cortile.

“Pioveva, nevicava, una figura bianca è uscita fuori”. “Era chiarissima, era la sagoma di un uomo”. ”Il tempo di vederlo, tre secondi, quattro, non di più, e si è ritratto”.

“Non poteva trattarsi di una lampadina?», ha azzardato qualcuno, uno scettico, subito incenerito dallo sguardo degli altri, estasiati dalla repentina apparizione.

Varrà anche la pena ricordare che, durante l’evocazione, il miagolio di un gatto è stato scambiato dai più per il rantolo di un trapassato in cerca di pace, e che alcuni bagliori multicolori, notati in una stanza fino a quel momento buia, provenivano in realtà dallo schermo di un televisore a colori.

Purtroppo, il ‘nostro’ fotografo, Sergio, non ha visto e non ha potuto nemmeno immortalare quell'irreale visione apparsa a così tanta gente. Di sicuro lui qualche imprecazione sommessa deve averla tirata.

In quanto a noi eravamo in un angolo a parlare con il proprietario del castello e quando c’è stata l’apparizione non abbiamo fatto in tempo a correre dall'altro lato del cortile, dove nel buio quasi completo si era manifestata quella luce, “la ‘luce da un’altra dimensione”.

Per rimediare, forse a una nostra mancanza, ci siamo messi di fronte alla cappelletta e abbiamo aspettato, pazienti, sotto la neve che l'evento si ripetesse. Inutilmente. Bene inzuppati, abbiamo infine rinunciato.

Le conclusioni? Potrebbero essere così riassunte: i fantasmi esistono per chi ci crede, non esistono per chi non ci crede. “Chi li vede è beato e chi non 'li vede è un disgraziato”.


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