top of page

L'Editoriale della Domenica. Perché la riforma della giustizia è da rimandare al mittente

di Rocco Artifoni


La cosiddetta riforma della giustizia sarebbe da bocciare anche senza averla letta. Sembra un’affermazione illogica, un controsenso, ma non lo è.

«Ogni società nella quale la garanzia dei diritti non è assicurata, né la separazione dei poteri fissata, non ha una Costituzione». In queste parole dell’articolo 16 della Dichiarazione dei diritti del 1789 è scolpito il senso più profondo del costituzionalismo moderno. Non sono dunque i governi a definire liberamente il grado di tutela dei diritti, né i rapporti tra i poteri possono variare a seconda del volere del governo del momento. Se non v’è il rispetto di queste semplici regole, di fatto non c’è Costituzione.

La Costituzione della Repubblica italiana è stata approvata dall’Assemblea Costituente con l’88% dei consensi. Di conseguenza, idealmente ogni proposta di modifica dovrebbe tendere ad ottenere un consenso non inferiore a quello originario. La Costituzione è la regola del gioco democratico e di conseguenza appartiene a tutti. Cambiare le regole è un esercizio rischioso, che richiederebbe il più ampio consenso delle parti (politiche, sociali, economiche, ecc.) in gioco. Altrimenti è una forzatura o una violazione delle regole. L’art. 54 proclama che «tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi».

«Quando l’Assemblea discuterà pubblicamente la nuova Costituzione, i banchi del Governo dovranno essere vuoti; estraneo deve rimanere il Governo alla formulazione del progetto, se si vuole che questo scaturisca interamente dalla libera determinazione dell’Assemblea sovrana». L’eco delle parole di Piero Calamandrei in Assemblea Costituente ci porta a ritenere che anche oggi il Governo non dovrebbe occuparsi della modifica della Costituzione. Ogni governo, essendo un potere esecutivo, dovrebbe preoccuparsi soltanto dell’attuazione della Costituzione e dell’applicazione delle leggi.

Il testo di revisione della Costituzione in relazione alla magistratura che verrà sottoposto a referendum è stato presentato dal ministro Carlo Nordio e dalla presidente del consiglio dei ministri Giorgia Meloni, cioè dal Governo, che ha chiesto e ottenuto dal Parlamento che non venisse cambiata nemmeno una virgola. Montesquieu, che ha teorizzato la divisione dei poteri, ha scritto: «Se il potere esecutivo fosse affidato a un certo numero di persone tratte dal corpo legislativo, non vi sarebbe più libertà, perché i due poteri sarebbero uniti, le stesse persone avendo talvolta parte, e sempre potendola avere, nell'uno e nell'altro».

Quindi in Italia attualmente due poteri (esecutivo e legislativo) vogliono modificare l’assetto del terzo potere (giudiziario), contro il volere di quest’ultimo, alterando di fatto l’equilibrio dei poteri. Giuseppe Dossetti ha scritto: «questa distribuzione del potere tra soggetti adeguatamente distinti e contrappesati, è forse uno dei pregi più raffinati e delicati della Costituzione italiana, ne costituisce un risultato positivo e davvero meritevole della più gelosa salvaguardia».

Non mi pare ci sia bisogno di altre parole per sostenere che la legge di revisione costituzionale della magistratura sia da respingere al mittente anche soltanto per ragioni di metodo e di rispetto delle regole. Ovviamente ci sono anche molte ragioni di merito per bocciare la proposta confezionata dal Governo, ma questa è un’altra storia.

Commenti


L'associazione

Montagne

Approfondisci la 

nostra storia

#laportadivetro

Posts Archive

ISCRIVITI
ALLA
NEWSLETTER

Thanks for submitting!

Nel rispetto dell'obbligo di informativa per enti senza scopo di lucro e imprese, relativo ai contributi pubblici di valore complessivo pari o superiore a 10.000,00, l'Associazione la Porta di Vetro APS dichiara di avere ricevuto nell’anno 2024 dal Consiglio Regionale del Piemonte un'erogazione-contributo pari a 13mila euro per la realizzazione della Mostra Fotografica "Ivo Saglietti - Lo sguardo nomade", ospitata presso il Museo del Risorgimento.

© 2022 by La Porta di Vetro

Proudly created by Steeme Comunication snc

LOGO STEEME COMUNICATION.PNG
bottom of page