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"Soltanto fango e odio contro monsignor Guido Gallese"

Reazioni a ciò che viene definito pura maldicenza sul Vescovo di Alessandria

di Alberto Ballerino

 

Suscita stupore l’incredibile spazio a livello mediatico concesso di recente al cosiddetto caso di Monsignor Guido Gallese, vescovo di Alessandria.[1] Senza nessuna prova concreta il pastore della Diocesi alessandrina è stato improvvisamente messo alla graticola e accusato di gestione economiche discutibile, "suscitando" addirittura in un giornale nazionale la spettacolarizzazione di un titolo a tutta pagina, tale da oscurare le tragedie internazionali. Ma chi è davvero Monsignor Gallese? Una domanda a cui cerchiamo di dare risposta insieme a chi lo conosce da oltre vent'anni. Si chiama Matteo Massa, insegnante, e ha potuto apprezzarlo a partire dal periodo in cui Gallese è stato parroco a Bargagli, in provincia di Genova.

“Lo conosco – dice - da quando nel 2003 è stato nominato parroco delle parrocchie del comprensorio di Bargagli. Avevo 15 anni all’epoca, sono stato un ragazzo dei suoi gruppi parrocchiali. Noi giovani siamo sempre stati impressionati, e anche affascinati, dalla sua capacità di trasmettere l’idea di un Dio che ci ama e non di un giudice. Aveva la capacità di farci sentire l’amore del Signore. Ed è una persona che ama la vita e lo ha costantemente testimoniato con la limpidezza e l’onestà di un uomo di Dio. L’ho seguito nella Pastorale Giovanile Diocesana all'interno del Centro San Matteo della Diocesi di Genova. I ricordi sono tantissimi: dai campi sul Monviso a pellegrinaggi, bivacchi, romitaggi che sono stati momenti di preghiera indimenticabili. Andavamo in zone abbastanza sperdute nei boschi a leggere la Parola di Dio. Momenti bellissimi che ci hanno formato e per cui ancora oggi frequentiamo la Chiesa; siamo cristiani nonostante le situazioni che viviamo spesso in una società sempre meno cristiana. Don Gallese ha sempre avuto una grande attenzione al disagio sociale: cito nel Centro San Matteo il banchetto per i poveri, aperto anche alle persone con problemi di solitudine. Ed è stato sempre molto attento a questi aspetti nel creare un clima di comunità. Il mio percorso è continuato con lui fino al 2012, alla nomina a vescovo di Alessandria”.

In televisione hanno parlato di un arrivo speciale. “Nulla di mistico: non è andato in bicicletta e sandali, come è stato detto. Sono stato io ad accompagnarlo il primo giorno con la mia Cinquecento ad un pranzo in cui ha conosciuto il cardinale Giuseppe Versaldi, suo predecessore. Ricordo un sacerdote, una persona fantastica, che gli ha fatto scoprire il Duomo. Era emozionatissimo per questa nomina”.

Si è molto parlato del suo amore per lo sport. “C’è sempre stato in lui. Non è assolutamente nato con l’Episcopato. Ha sempre praticato tantissimi sport, dallo sci al surf. Non è una novità e non vedo come possa essere un peccato”.

Molte critiche per la Tesla… “Un’automobile che ha acquistato con i suoi soldi e non mi pare un peccato. Non è certo una Ferrari. Lui è un pragmatico e un matematico con tanto di laurea: io non avrei mai fatto i conti su quanto si può risparmiare con un’auto elettrica rispetto a quelle a benzina, ma lui sì e in modo rapido, conoscendo la sua mentalità.  Certamente non pensava di creare un clamore di questo genere”.

Che cosa ha rappresentato per lei e per chi lo ha frequentato fin dai tempi di Bargagli questo attacco? “Per noi giovani che lo abbiamo seguito per tanto tempo, è stato un colpo al cuore, come se avessero attaccato un padre, sia pure in senso spirituale. Contro di lui in realtà non c’è assolutamente nulla. Ritengo che in Italia ci sia un attacco alla libertà di espressione, soprattutto in temi religiosi. Questo è sicuramente di carattere personale, ma spesso in maniera più sibillina ne subiamo altri diretti a colpire quel ruolo che il cristiano è chiamato ad avere nella società. Non va poi dimenticato anche il comportamento dei social: tantissime persone esprimono un odio incredibile con commenti infamanti senza sapere nulla di chi insultano”.


Note

Nel rispetto dell'obbligo di informativa per enti senza scopo di lucro e imprese, relativo ai contributi pubblici di valore complessivo pari o superiore a 10.000,00, l'Associazione la Porta di Vetro APS dichiara di avere ricevuto nell’anno 2024 dal Consiglio Regionale del Piemonte un'erogazione-contributo pari a 13mila euro per la realizzazione della Mostra Fotografica "Ivo Saglietti - Lo sguardo nomade", ospitata presso il Museo del Risorgimento.

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