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Osservando i nostri tempi

Aggiornamento: 14 ore fa

Tre capitoli per un percorso d'educazione sessuale

di Domenico Cravero


Il femminicidio non è un delitto passionale, è un delitto di potere. Serve un’educazione sessuale e affettiva capillare, serve insegnare che l’amore non è possesso. Bisogna finanziare centri antiviolenza e bisogna dare la possibilità di chiedere aiuto a chi ne ha bisogno. Per Giulia non fate un momento di silenzio, per Giulia briciate tutto.

(Elena Cecchettin).



La violenza maschile sulle donne richiede un lavoro immane, diffuso, capillare di educazione sessuale e affettiva. Questa educazione dura tutta le vita. Non si raggiunge la maturità sessuale una volta per tutte. La sessualità accompagna, infatti, tutta la vita, in un cammino sempre incompleto.

Un segnale incoraggiante per questo difficile percorso proviene dalla maggioranza degli attuali adolescenti e giovani. Anche se sono cresciuti in una sorta di vuoto etico, secondo i dati delle ricerche sociologiche, essi, diversamente dalla percezione corrente, non hanno relazioni sessuali più precoci (anzi l’età media del primo rapporto si è alzata, pur essendo diminuita l’età del primo rapporto). Non si registra neppure un aumento delle gravidanze precoci. La maggioranza dei giovani continua a nutrire nostalgia per la relazione duratura e a nutrire il desiderio di una comunicazione autentica e fedele.

È possibile suddividere l’atteggiamento verso la sessualità degli attuali adolescenti, ascoltando le loro testimonianze e osservandone i comportamenti, secondo tre tendenze (Riassumo così osservazioni e riflessioni raccolte in numerosi percorsi di educazione sessuale che ho tenuto qualche anno fa in alcuni istituti scolastici superiori piemontesi).

Una parte minoritaria sostiene che separare il godimento sessuale dall’amore faccia bene al sesso. Un’altra parte (forse maggioritaria) valuta invece inseparabile sesso e amore, e pur nella fragilità dei legami e della gestione delle pulsioni, continua a sognare l’amore unico e fedele. Un terza parte, infine, fortemente motivata ma più marginale, formata soprattutto da ragazze, reputa insufficienti le sole dichiarazioni di affetto ed esige prove di maturità e la disponibilità del partner ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni.

Queste tre tendenze possono costituire tre capitoli fondamentali di un possibile percorso di educazione sessuale.

Il primo gruppo è forse il sintomo di una generazione delusa dall’amore e dalle mancate promesse della rivoluzione sessuale. Gli adolescenti osservano i comportamenti privati e pubblici degli adulti e assistono al fallimento dell’intesa matura e gratificante tra il femminile e il maschile. Considerano l’amicizia come più durevole dell’amore. La liberazione sessuale ha messo in questione la passata educazione “cattolica” e si è opposta ai divieti per affermarsi e svincolarsi da ogni autorità ma è rimasta in un rapporto immaturo. Cerca una sessualità più spontanea e libera ma vive il paradosso del diffondersi dell’ansia della prestazione e delle conseguenti disfunzioni sessuali. 

Sottraendo al corpo il suo valore sacro di cui la morale paternalista si voleva garante, esso ha guadagnato il valore di scambio, cioè di mercato [...] La rivoluzione sessuale non ha rigettato ogni dimensione sacra; l’ha solo spostata (T. Hargot (2017), p. 80)

Non è sano separare il corpo dalla mente, la sessualità dall’affetto. Neppure corrisponde al vero l’affermazione ideologica secondo la quale “il mio corpo appartiene a me”. Gli individui non si sono autogenerati. Sono stati voluti, hanno superato le tappe dello sviluppo perché curati e amati. Appartengono a una famiglia, a un popolo, a una cultura.

La sintesi di amore e desiderio non è mai spontanea. È piuttosto il risultato sempre imperfetto della rielaborazione della pulsione e della sensibilità spirituale. La sessualità non è una risorsa per la socializzazione, come l’attuale costume culturale tende a ridurre; è la forma più impegnativa della personificazione, il vissuto che più rende unica la persona. Pensare che la competenza derivi dalla sperimentazione è una falsa credenza. L’esperienza sessuale sarà ogni volta unica, pena la fine del desiderio e dell’erotismo.  

La terza posizione esprime la percezione dell’orientamento della nuova vita di coppia,

Il caos dell’amore liquido diffonde l’“aut aut” tra libertà, amore e famiglia (matrimonio). Il paradigma della complessità richiede, invece, un cambio culturale all’insegna dell’“et et”. Al nuovo modello della complessità è chiamata anche la nuova famiglia: desiderio sessuale e intesa spirituale, dono e autorealizzazione. L’amore maturo richiede il rispetto dell’individualità ed esclude sia il dominio sia la fusione indistinta. La dipendenza affettiva, invece, fa perdere la libertà ma uccide anche il piacere. L’amore maturo esclude sia il dominio sia la fusione indistinta, richiede la consapevolezza di se stessi e il rispetto dell’individualità. Si è capaci di vivere con un altro, quando si è in grado di stare con se stessi.

C’è una solitudine amica che è terreno fertile per diventare se stessi. Questa solitudine che sostiene la singolarità è il requisito che più si addice alla condizione della prima adolescenza. L’educazione affettiva non avviene quindi innanzitutto nella prospettiva della coppia, attraverso la relazione ragazza/ragazzo. La sessualità felice presuppone che si sappia rispondere alla questione fondamentale: “Io chi sono io? Che cosa voglio?”. I genitori che delegano ai figli la totale responsabilità dei comportamenti sessuali non aiutano i figli adolescenti. Non è sufficiente raccomandare loro di “proteggersi”. Solo la maturità affettiva protegge dall’inganno e dalle frustrazioni. Come potrebbe sapere quello che cerca, chi ha ancora una personalità in evoluzione?

 

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