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La scomparsa di Filiberto Rossi, assessore nella Giunta Novelli

  • Vice
  • 21 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

di Vice

@Archivio Polo '900
@Archivio Polo '900

"Il primo contatto con l’antifascismo lo ebbi all’inizio del settembre 1943. Avevo 15 anni. Il primo settembre fui assunto alla SPA di corso Ferrucci e ammesso alla Scuola Allievi.

Venni a contatto con un gruppo di giovani antifascisti che mi proposero di iniziare con loro una serie di attività di propaganda.

Fu così che cominciai a partecipare alle riunioni clandestine nelle quali il compagno Ugo Odasso, un operaio più vecchio di noi ragazzi, ci parlava del comunismo, della dittatura fascista e delle ragioni per le quali bisognava combattere i tedeschi ed i repubblichini di Salò.

Al termine di questi incontri ci veniva consegnato il materiale di propaganda da diffondere clandestinamente tra i lavoratori." [1]


Il racconto di Filiberto Rossi in una delle sue ultime, se non l'ultima intervista, non poteva che prendere avvio dalla Resistenza, da quella Torino in armi nelle fabbriche contro l'invasore nazista e i fascisti, . Filiberto Rossi, classe 1928, se ne è andato questa notte all'ospedale Mauriziano, dov'era ricoverato da alcuni giorni.

All'epoca della guerra partigiana, resistente nelle Sap, Squadre di azione patriottica, non era che un adolescente diventato rapidamente adulto, come molti della sua generazione, nella temperie della guerra civile. Un'adultità che, complice anche il fisico e il portamento che gli conferivano autorevolezza, ma mai la volontà di mettere in soggezione i suoi interlocutori, l'avrebbe portato ancora giovane a ricoprire ruoli di rilievo. Iniziò nella Uisp, l'ente di promozione sportiva del Partito comunista italiano in cui fui chiamato ai vertici locali da metà degli anni Cinquanta per un ventennio, fino all'ingresso nelle stanze dell'amministrazione comunale di Torino con la nascita della giunta guidata da Diego Novelli, dopo avere maturato una collaudata esperienza all'opposizione da consigliere comunale nelle tornate precedenti.

Dunque, fu assessore comunale con delega all'Economato nella stagione decennale delle Giunte rosse, dell'alleanza Pci e Partito socialista italiano che segnò una svolta storica d'impeto negli enti locali e in numerose regioni italiane, di superamento del centro sinistra, cioè dell'accordo tra Dc e socialisti.

Quel passaggio per il Pci torinese significò la trasmigrazione nell'impegno amministrativo pubblico (se non un autentico svuotamento, con una serie di conseguenze e implicazioni non sempre positive e che vennero al pettine nel decennio successivo) dei quadri migliori della federazione di via Chiesa della Salute 47, in Borgo Vittoria, con l'intero bagaglio di relazioni umane, culturali, sindacali e politiche che conferivano alla prassi politica una visione alta della società, ma spalmata sulla risoluzione pragmatica dei problemi quotidiani.

In quel contesto, Filiberto Rossi emerse come uno dei protagonisti di quella giunta Novelli, anche se la distanza da quegli avvenimenti oggi ne ha oscurato i ricordi. Di sicuro, non fu da meno la sua capacità di attingere da quel lontano passato di operaio alla SPA la sensibilità necessaria per riconoscere e dare risposta ai bisogni collettivi, soprattutto delle classi meno abbienti. Ne diede una superba prova, quando insieme all'assessore all'Istruzione Gianni Dolino, comandante partigiano, e al sindaco Novelli, impostò la parte normativa ed economica delle mense scolastiche comunali, fronteggiando e superando con estrema decisione, richiedendo una consulenza scientifica, le perplessità sollevate sia dalle opposizioni in Sala Rossa, sia da alcuni comitati di genitori per il metodi di conservazione del cibo.

Determinazione e coraggio che seppe riproporre nel dare vita alle Circoscrizioni torinesi e, in prima persona, da Presidente della Circoscrizione 5, Torino nord. Come nel gennaio del 1986, quando fece da scudo a una demagogica e populistica raccolta firma contro i campi rom. In quella circostanza, ripropose all'opinione pubblica il lavoro compiuto dalle precedenti amministrazioni di sinistra dal 1975 al 1985, che hanno rappresentato un patrimonio di ispirazione e di tutela per le minoranze etniche nei decenni successivi dinanzi a situazioni critiche. E nel contempo, ricordò che le iniziative comunali per la costituzione di campi rom erano nate per evitare il disordine e i rischi di diversa natura connessi agli accampamenti che sorgevano in modo caotico e incontrollato nelle aree verdi o al margini delle piazze.

Un metodo che il Comune di Torino fece adottando norme chiare per la permanenza dei rom nei campi: dal permesso rilasciato dalla Questura alla presentazione dei documenti all'ufficio nomadi creato dal Comune all'obbligo di mandare i bambini alle scuole pubbliche e quindi l'iscrizione anagrafica. In proposito, non si può dimenticare che proprio Filiberto Rossi, cui Torino ha conferito il Sigillo Civico nel 2015, fu l'artefice della istituzione delle sedi decentrate dell'anagrafe.


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