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Detto in pochissime parole... Holiday on "Ice" a Minneapolis, ma non si pattina, si muore

di Indiscreto controcorrente

Gli ex presidenti americani democratici si sono dati finalmente una mossa. Ma ci sono voluti i morti di Minneapolis per far dire a Barak Obama, alla Casa Bianca dal 2008 al 2016, che l'uccisione di Alex Jeffrey Pretti, trentasettenne, bianco, incensurato, di professione infermiere, ex studente della University of Minnesota, in possesso di regolare porto d’armi, dovrebbe suonare come un campanello d'allarme per ogni americano, al di là del partito di appartenenza, poiché molti dei valori fondamentali su cui si fondano gli Stati Uniti d'America "sono sempre più sotto attacco". In un comunicato congiunto Barak e la moglie Michelle invitano gli americani a manifestare pacificamente contro le ingiustizie e chiedere conto dei proprie azioni al governo.

Alla coppia Obama ha fatto eco l'ex presidente dal 1992 al 2000 Bill Clinton non ha usato mezzi termini nel denunciare i rischi che comincia a produrre la politica aggressiva delle espulsione promossa da Donald Trump che si sostiene con autentiche bugie rispetto a ciò che ogni cittadino ha modo di vedere con i propri occhi, un chiaro riferimento ai video che circolano da settimane e giorni sia sull'uccisione di Renée Gold (7 gennaio, nella foto), sia di Alex Pretti. E in un post su X, l'ex presidente ha scritto: “Se rinunciamo alle nostre libertà dopo 250 anni, potremmo non riottenerle mai più”.


Una preoccupazione che non sembra minimamente sfiorare la sicurezza di Trump, che da consumato pokerista alterna possibili concessioni al governatore del Minnesota, che lo ha invitato sabato scorso a ritirare le truppe dell'agenzia federale Ice, alla convinzione che all'origine dei disordini ci siano i comportamenti degli amministratori del partito democratico, colpevoli di opporsi al suo "benefico" giro di vite sull'immigrazione.

Operazioni border line, che hanno in Gregory “Greg” Bovino (nomen, omen), il dominus della Border Patrol, la milizia paramilitare che controlla a Minneapolis lo squadrismo dell’Ice a caccia di migranti. Non a caso, Bovino sta imponendo la sua figura con plateali richiami all'autoritarismo fascista nell'abbigliamento e nella cura dei suoi tratti fisici. Originario del North Carolina, Bovino è di origine italiano: suo nonno Vincenzo era figlio di Michele Bovino, minatore calabrese emigrato negli Stati Uniti nel 1909.

Ultimo, ma non meno importante: il presidente Donald Trump ha affermato sugli eventi di Minneapolis che non gli piace sparare. Implicitamente, ha ammesso che a priori l'uso delle armi da fuoco è una sua priorità. Questo è il concetto che ha della convivenza civile l'uomo alla guida del Paese più potente del mondo a cui sta sfregiando giorno dopo giorno, con l'esaltazione della forza e della violenza, il suo sembiante democratico. non



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