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Viaggio nell'Italia insolita e curiosa

Aggiornamento: 28 apr 2023

Cocullo, Salvitelle, Guardia Sanframondi: riti e rievocazioni del Medioevo


di Ivano Barbiero


Statua di San Domenico

Quarta tappa del viaggio nell'Italia "insolita e misteriosa" di Ivano Barbiero, per anni cronista de La Stampa di Torino. Nei precedenti appuntamenti quindicinali del venerdì, Barbiero ha portato i lettori alla Chiesa degli Impiccati di Torino, [1] per poi muoversi verso l'Appennino Parmense, luogo di osservazione di Berceto, comune di origine romana sviluppatosi in nell'Alto medioevo, [2] e della Chiesa di San Biagio, frazione di Talignano, comune di Sala Baganza in provincia di Parma, un altro luogo di estrema curiosità di un'Italia insolita e misteriosa, dove poter scoprire la Psicostasi, ovvero la pesatura delle anime. [3]

Oggi, venerdì 14 aprile, il viaggio s'avventura nelle terre meridionali per cogliere quanto sopravvive con dedizione e passione delle antiche usanze e tradizioni medioevali nel nostro Paese. La strada ci porta in Abruzzo, in provincia dell'Aquila, a Cocullo, un minuscolo centro che conta appena poco più di duecento anime, e a Salvitelle e a Guardia Sanframondi, rispettivamente nelle province campane di Salerno e Benevento.


La Festa dei Serpari

Tra il sacro e il profano, la Festa dei Serpari si svolge ogni anno al primo di maggio nel paese aquilano di Cocullo, in onore di san Domenico abate. In realtà si tratta di una celebrazione di origini antiche, riconducibile al rito pagano di venerazione della dea Angizia, adorata dai Marsi, dai Peligni e da altri popoli tosco-umbri ed associata al culto dei serpenti.

I serpari sarebbero i discendenti degli antichi ciaralli, ossia gli incantatori di serpenti di tradizione medievale, figure più che rispettate, quasi dei santoni che viaggiavano di paese in paese praticando le loro presunte arti magiche, liberando le terre dalla presenza di bestie infestanti, tra cui soprattutto i serpenti in cambio di cibo. La loro forza stava nella credenza popolare che avevano i poteri di ‘incantare’ le persone con gli occhi del serpente oppure succhiare via il veleno dalle ferite dei morsi, perché loro ne erano immuni.

La preparazione di questa ricorrenza inizia già a fine marzo, quando i serpari vanno in montagna a cercare questi rettili, rigorosamente non velenosi (il cervone, il saettone, la biscia dal collare, il biacco), che vengono poi custoditi in scatole di legno per una ventina di giorni, nutrendoli con topi vivi e uova sode, usanza che risalirebbe ai riti pagani dei Marsi. In epoca contemporanea la festa viene invece celebrata in onore di San Domenico, monaco benedettino che fondò monasteri ed eremitaggi tra il Lazio e l’Abruzzo, ritenuto protettore dal mal di denti, dai morsi di rettili e dalla rabbia. Per la cronaca, questo personaggio si fermò a Cocullo per sette anni, lasciando un suo dente e un ferro di cavallo della sua mula, divenute reliquie. Per questo motivo la mattina della ricorrenza, nella chiesa a lui dedicata, i fedeli tirano con i denti una catenella per mantenere i denti stessi in buona salute e poi si mettono in fila per raccogliere la terra benedetta che si trova nella grotta dietro la nicchia del santo. La terra sarà poi tenuta in casa come protezione dagli influssi malefici, sparsa nei campi per allontanare gli animali nocivi oppure sciolta nell'acqua e bevuta per combattere la febbre.

La festa vera e propria inizia con i fedeli che incominciano a tirare con i denti la campanella della cappella di San Domenico, all'interno della chiesa omonima. A mezzogiorno, terminata la Santa Messa, inizia la processione della statua del santo invasa dalle serpi catturate nei giorni prima. Si parte dalla chiesa e si prosegue per le stradine del centro storico con i fedeli che toccano la statua del santo e anche i serpenti che lo circondano; alcuni contadini tengono i rettili sulle mani, li fanno strisciare sul proprio corpo e invitano gli altri partecipanti al rito a toccarli senza timore. Ai fianchi della statua del Santo, due ragazze vestite con abiti tradizionali, portano sulla testa un cesto contenente cinque pani sacri chiamati ciambellani, in memoria di un miracolo che fece San Domenico. Al termine della festa, la statua è riportata in chiesa, quindi vengono sparati dei mortaretti, si mangiano i pani sacri, infine i rettili vengono riportati al loro habitat naturale dai serpari.

I "kamikaze" del Salernitano

Altrettanto singolare è la corsa che si svolge ogni anno, ormai da due secoli, l’ultima domenica del mese di agosto a Salvitelle, paese del Salernitano. Qui i concorrenti - adulti e bambini purché residenti nel piccolo comune campano che conta poco più di 500 abitanti - si sfidano a piedi nudi, tra rovi, spine e pietre taglienti, lungo i sentieri del monte Serra San Giacomo a 902 metri di altezza. C’è chi li ha definiti ‘kamikaze’, ma il loro unico obiettivo non è infliggersi del dolore bensì arrivare per primi in chiesa e baciare il piede del simulacro della statua di San Sebastiano Martire. Terminata la gara, tutti i partecipanti si disinfettano le ferite dei piedi immergendoli in tinozze di vino rosso paesano. Poi, in serata, gli stessi concorrenti si sfidano in gare di lotta greco-romana. L’inconsueta gara ricorda quanto accadde tra la fine del 1700 e gli inizi del 1800 sulla Serra San Giacomo, teatro di una esercitazione di fucilieri francesi. I pastori di Salvitelle sfidarono a piedi nudi, in salita e in discesa, sui sentieri della montagna, i soldati francesi che, invece, indossavano pesanti scarponi. Ovviamente i pastori, scalzi, superarono di gran lunga i francesi meglio equipaggiati.


I riti settennali in onore dell'Assunta

Un’autentica settimana del sangue si svolgerà dal 19 al 25 agosto 2024 a Guardia Sanframondi, in provincia di Benevento, in occasione dei riti settennali di penitenza in onore dell’Assunta. Infatti ogni sette anni, a partire dal primo lunedì successivo al 15 agosto e sino alla domenica seguente, nei diversi rioni del Comune (Croce, Fontanella, Piazza, Portella) si alterneranno nei cortei dei misteri vere e proprie scene raffiguranti episodi dell’antico e del nuovo Testamento o inerenti la vita di Santi o principi morali. Ogni rione ne rappresenterà alcuni ed avrà un proprio coro che durante il corteo canterà degli inni alla Vergine Maria. La domenica: il Giorno del Sangue, ci sarà la processione generale, guidata dal Vescovo e dal Parroco, con la partecipazione del clero e dei misteri dei quattro rioni e della popolazione, durante la quale verrà portata fra le strade del paese la statua della Madonna, arricchita dall'oro e dagli ex voto offerti dai fedeli nel corso dei secoli. La scultura verrà portata dai sacerdoti sino alla porta del Santuario, per essere successivamente portata per le vie del paese dai cittadini che si saranno proposti. I battenti, uomini incappucciati che devono restare anonimi e che si percuotono ripetutamente il petto con delle spugne appuntite, saranno l'ultimo ‘mistero’ del Rione Croce.

Costoro sfileranno nel giorno della processione generale, uscendo dal luogo sacro in ginocchio e a ritroso, al grido di: «Fratelli, in nome di Maria, con forza e coraggio, battetevi!»: Così con lo sguardo verso la statua dell’Assunta, usciranno dall’edificio sacro per sistemarsi dietro il Mistero di san Girolamo Penitente. Si allontaneranno, singolarmente, per i vicoli del centro storico dopo l'incontro con la Madonna in Piazza e si ritroveranno, singolarmente, in Via Fontanella per immettersi nel corteo processionale. Saranno quattro chilometri di autentico martirio per loro. Con una spugna di sughero, o meglio un tappo di damigiana irto di spilli, i battenti si percuoteranno il petto, disinfettandolo con del vino bianco per sentire più dolore. Prima di loro, durante i cortei infrasettimanali i flagellanti o disciplinanti si percuoteranno la schiena con una specie di flagello, una disciplina di ferro a tre corde. Nessuno dei battenti o dei flagellanti è riconoscibile, ma chiunque può prendervi parte, uomini adulti, bambini e, dal 2010, anche le donne. Nell’ultima edizione del 2017 il sindaco aveva firmato due ordinanze con le quali si vietava l’uso dei cellulari, soprattutto per le fotografie, i selfie e l'esposizione di cartelloni pubblicitari troppo vistosi per bar e ristoranti. In Italia, l'autoflagellazione in pubblico è praticata anche durante le processioni dei Vattienti a Nocera Terinese (CZ), dei Battenti a Verbicaro (CS) e dei Battenti a San Lorenzo Maggiore (BN). La flagellazione era una pratica religiosa piuttosto diffusa anche in molte religioni del mondo antico, come per esempio il culto egiziano di Iside o i misteri dionisiaci. Anche durante le feste romane dei Lupercali si usava fustigare le donne per favorire la fertilità.


Note

[3] https://www.laportadivetro.com/post/viaggio-nell-italia-insolita-e-misteriosa-7


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