PIANETA SICUREZZA. Il futuro dell’ordine pubblico tra controllo umano e automazione
- Nicola Rossiello
- 24 ore fa
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di Nicola Rossiello

Siamo testimoni diretti di una profonda metamorfosi del controllo sociale, che non si limita più all’impiego di ottiche passive, ma si muove sull’onda di un’offensiva tecnologica programmata per agire prima del pensiero umano. Su questi temi va fatta una per discutere se la sicurezza pubblica possa ancora dirsi tale quando rinuncia alla capacità di giudizio.
L’umanità intera si trova sulla soglia di una mutazione genetica della sicurezza, infatti, il già obsoleto occhio della telecamera sta per essere sostituito da un sistema nervoso digitale che non si limita a guardare, ma pretende di predire il futuro per stroncare ogni "anomalia" sul nascere.
L'adozione dell'intelligenza artificiale sta generando dispositivi dotati di un'autonomia d'urto brutale. Si tratta di algoritmi che masticano statistiche per marchiare preventivamente le zone a rischio, proponendo una logica di polizia capace di cancellare l'imprevisto e il dubbio. Sono già disponibili scanner che vivisezionano la camminata o l'espressione di una persona in una piazza affollata, e in meno di un secondo, il sistema è in grado di etichettarlo come "minaccia".
Se la sua andatura non rientra nei parametri standard: scatta l'alert, parte la risposta, ma dove si trova l'uomo che comprende se quella persona sta solo correndo per non perdere il bus? Qui si tocca il punto di rottura etico perché il codice è cieco di fronte alla temperatura emotiva.
Un processore, oggi, non sa distinguere un urlo di terrore da uno slogan politico; ignora la pietà; aggira il buonsenso in nome di una presunta efficienza. E allora si tratta di decidere se svendere la nostra dignità per realizzare l'illusione di controllo totale. Se oggi deleghiamo la forza alla macchina, se scegliamo di accettare sentenze digitali inappellabili e una morsa psicologica che soffoca il diritto al dissenso, ammettiamo un pericolo reale che non arriva da fuori, ma da un apparato artificiale che, incapace di discernere, finisce per colpire alla cieca e nel mucchio, anche persona prive di colpa.
Il monitoraggio radicale, totale, trasforma la piazza pubblica in una sorta di teca di vetro, nel quale l’occhio algoritmico seziona l'identità e cattura dati biometrici, presumibilmente senza consenso, riducendo la vita privata a una stringa di codice all’interno di database estremamente opachi. Va aggiunto anche che questa modalità di sorveglianza ubiqua genera un raggelamento sociale perché il cittadino, sentendosi osservato, si autocensura e neutralizza i propri comportamenti per non attivare gli alert del sistema. E così arriviamo all’atrofia definitiva della libertà. Non serve la repressione fisica se la morsa psicologica del software è, da sola, in grado di silenziare il dissenso sul nascere.
L'ansia securitaria collettiva ha innescato una corsa al riarmo tecnologico, trasformando le piazze in bolle di monitoraggio totale. E allora, dobbiamo decidere, ora, se l'illusione del controllo valga il prezzo del sangue collaterale. L'Italia deve blindare il primato umano sulla forza, prima che il passaggio di consegne alle macchine diventi irreversibile.
Le criticità che imporrebbero un divieto assoluto sono brutali e passano attraverso una fallibilità intrinseca da parte di sistemi che discriminano ed emettono sentenze digitali inappellabili, fino ad una vera e propria erosione democratica perché la la difesa automatizzata agisce come una morsa psicologica che soffoca il diritto al dissenso.
Il vero rischio oggi non è la minaccia esterna, ma la risposta cieca di un sistema nervoso artificiale che colpisce basandosi su un’avventurosa elaborazione dei dati, incapace di discernere. Ecco perché è doveroso affrontare questi temi e sollecitare la politica attraverso la partecipazione e la consapevolezza dei cittadini che si candidano ad essere le vittime principali di questo sistema.













































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