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La Stanza del pensiero critico. Indifferenza politica, fenomeno dei giorni nostri

di Savino Pezzotta


Negli ultimi anni l’indifferenza politica è diventata un fenomeno sempre più diffuso nella società italiana. Sempre più cittadini scelgono di allontanarsi dalla partecipazione democratica, rinunciando al voto e a ogni forma di impegno civico. Questo atteggiamento non è frutto di un disinteresse superficiale o di ignoranza, ma deriva da una profonda sfiducia verso le istituzioni e la classe politica. La politica viene percepita come distante, autoreferenziale e incapace di risolvere i problemi concreti della vita quotidiana. Di fronte a questa percezione, l’indifferenza diventa una forma di protezione: rinunciare alla partecipazione è un modo per evitare frustrazione e delusione.


Troppe promesse non mantenute

In Italia, la sfiducia è alimentata da anni di promesse non mantenute e instabilità politica. La frequente alternanza di governi, insieme a scandali e conflitti interni ai partiti, ha contribuito a creare un senso di impotenza tra i cittadini. Molti italiani sentono che il loro voto o il loro impegno non possa realmente influire sulle decisioni politiche, riducendo la partecipazione a un gesto formale e privo di significato. La sensazione di non essere ascoltati porta a un distacco graduale, che si traduce in astensionismo, disinteresse per le campagne elettorali e scarsa attenzione al dibattito pubblico.

Un ruolo determinante nell’alimentare l’indifferenza politica è giocato anche dalla comunicazione mediatica. La politica italiana viene sempre più spesso rappresentata come uno spettacolo, fatto di polemiche, accuse reciproche e slogan semplificati. I media e i social network contribuiscono a polarizzare il dibattito pubblico, riducendo questioni complesse a scontri tra fazioni contrapposte. In questo contesto, il cittadino non partecipa più come soggetto informato e consapevole, ma si sente spettatore passivo di un teatro distante, incapace di incidere sulla realtà.


Indebolimento dei corpi intermedi

Un altro elemento da considerare riguarda il progressivo indebolimento dei corpi intermedi, in particolare dei sindacati. Storicamente, le organizzazioni sindacali hanno svolto un ruolo fondamentale nella vita politica italiana, collegando i lavoratori alla partecipazione democratica e contribuendo a proteggere i diritti sociali. Tuttavia, oggi molti cittadini, soprattutto i giovani e i lavoratori precari, non si riconoscono più nelle forme tradizionali di rappresentanza. La difficoltà dei sindacati nel rispondere alle nuove esigenze del mondo del lavoro e nell’incidere sulle decisioni politiche alimenta ulteriormente il senso di inefficacia della partecipazione collettiva. Quando anche gli strumenti di tutela sociale risultano deboli, l’indifferenza politica si diffonde più facilmente.

Un fenomeno parallelo all’indifferenza è il consolidamento del voto a destra. In Italia, molti cittadini insoddisfatti dall’offerta politica tradizionale si rivolgono a partiti di destra, attratti da messaggi di ordine, sicurezza, identità nazionale e soluzioni rapide ai problemi economici. Questo orientamento non è sempre legato a convinzioni ideologiche profonde, ma spesso nasce da una risposta emotiva alla percezione di crisi e instabilità. In alcuni casi, la scelta di votare a destra può rappresentare una forma di partecipazione percepita come più efficace rispetto al distacco totale, anche se non sempre contribuisce a un dialogo politico inclusivo. Così, mentre l’indifferenza continua a crescere tra alcune fasce della popolazione, altre si mobilitano verso forze politiche percepite come più decisive, creando una polarizzazione della partecipazione.


Non è un fenomeno neutro

È importante sottolineare che l’indifferenza non è un fenomeno neutro. Essa rischia di indebolire la democrazia, perché riduce il coinvolgimento dei cittadini e lascia spazio a minoranze organizzate, spesso più influenti, di prendere decisioni che riguardano l’intera società. In Italia, questo può tradursi in una partecipazione formalmente attiva ma sostanzialmente limitata, dove le istituzioni non rappresentano pienamente le esigenze della popolazione. La democrazia rischia di diventare più fragile, privata della sua forza principale: la voce dei cittadini.

Contrastare l’indifferenza politica non significa semplicemente invitare le persone a votare. È necessario intervenire sulle cause profonde, ricostruendo la fiducia tra cittadini e istituzioni. La politica deve tornare a essere percepita come uno strumento di cambiamento reale, capace di affrontare problemi concreti come il lavoro, la giustizia sociale e l’efficienza dei servizi pubblici. Allo stesso tempo, è fondamentale rafforzare i corpi intermedi e le forme di rappresentanza collettiva, offrendo ai cittadini spazi concreti per partecipare e far sentire la propria voce.

In conclusione, l’indifferenza politica e la polarizzazione verso il voto a destra rappresentano due facce della crisi della partecipazione in Italia. Non si tratta di un semplice disinteresse, ma di un distacco motivato da sfiducia, delusioni ripetute e scarsa efficacia percepita della politica. Solo restituendo centralità alla partecipazione, valorizzando il ruolo dei cittadini e ripresa propositiva delle organizzazioni intermedie come i sindacati, sarà possibile rafforzare la democrazia e restituirle la capacità di rappresentare davvero la società. La partecipazione non deve essere vissuta come un gesto inutile, ma come un diritto e una responsabilità che permette di incidere sul futuro collettivo.

 

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