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L'appuntamento di oggi: ore 18 a Torino in piazza per l'Iran


Promosso da Cgil Torino, Acli Torino, Arci Torino, Anpi Torino, Associazione Italia Iran Torino, si terrà in piazza Castello un presidio di solidarietà con il popolo iraniano. L’iniziativa nasce dalla necessità, dicono i promotori, di dare voce a una mobilitazione popolare ampia, nonviolenta e profondamente radicata nella società civile, che da settimane sfida il regime per rivendicare diritti civili, sociali e politici fondamentali.


Il momento è particolare per gli iraniani in patria e all'estero. Mentre la repressione del Regime clericale prosegue nella sua mattanza quotidiana. Nei giorni scorsi, l'agenzia Bloomberg ha citato il commento di un relatore speciale delle Nazioni Unite, secondo il quale il totale delle vittime potrebbe superare le 20.000. Una cifra di un terzo inferiore a quella divulgata - 30 mila morti - dalla rivista Time che ha ripreso le affermazioni di due alti funzionari del ministero della Salute iraniano. Ancora più alto il dato - 36 mila morti - che viene fornito oggi, lunedì 26 gennaio, dall'emittente Iran International, con sede Londra e finanziata è voce corrente dall'Arabia Saudita che dall'inizio delle manifestazioni foraggia il ritorno della dinastia Pahlavi in Iran. La stessa emittente riporta, raccogliendo voci interne al governo di Teheran, che la Guida Suprema iraniana Ali Khamenei si è trasferita in un rifugio sotterraneo speciale nella capitale dinanzi ad un aumento delle probabilità di un attacco americano.

Numeri diversi sono riportati dall'agenzia di stampa statunitense Human Rights Activist News Agency, che attesta le vittime della violenza delle forze dell'ordine, esercito, polizia, pasdaran, dallo scoppio della rivolta il 28 dicembre, attorno alle 5 mila, cui si potrebbero sommare altri diecimila decessi "sospetti", con un quadro repressivo integrato da oltre 26 mila persone arrestate. Sino ad oggi, il dato ufficiale diffuso dal governo iraniano è di poco più di 3mila morti, che contrasta dramma.

All'esterno, spirano sempre più forti i venti di guerra alimentati dagli Usa che hanno varato, come l'ha definita Trump, "un'armada", in grado di esercitare un assoluto controllo sul Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz, e fa perno sulla portaerei nucleari Lincoln su è imbarcato una forza d'intervento di circa seimila uomini. La potenza di fuoco che viene assicurata via mare è integrata dalle basi americane presenti nei paesi mediorientali e in quelli aderenti alla Nato. L'Iran è circondato. Il dominio del cielo è assicurato dai jet F22 e F35. La strategia del Pentagono, come è stato rilevato, è identica o quasi a quella della guerra dei dodici giorni promossa nel giugno scorso contro i siti per la produzione del nucleare.

Per contrasto, in un Paese in cui internet viaggia a corrente alternata, i quotidiani visibili on line, come Ettelaat descrivono i movimenti militari degli Usa . Un elemento che emerge dal quotidiano conservatore Javan on line che riporta la dichiarazione di Esmail Baghaei, portavoce del Ministero degli Affari Esteri, che sulle manovre americane oppone la fiducia nelle capacità militari iraniane, accresciute proprio dall'esperienza di giugno e in grado di rispondere a qualsiasi attacco, confidando anche nei rapporti con Russia e Cina. In proposito, Baghaei è stato esplicito ed ha affermato che le relazioni con Cina e Russia si basano sul rispetto e su una cooperazione in materia di difesa di lunga data: "Ci sono accordi di difesa sia con la Cina che con la Russia, e questa cooperazione, scambi e contatti continueranno sicuramente con tutta la forza. Russia e Cina sono due membri importanti delle Nazioni Unite e devono preoccuparsi delle loro responsabilità".

Insomma, una situazione sul piano geopolitico sempre più complessa, ma che non sembra fermare né la protesta all'interno, né le intenzioni di Trump di irrompere per l'ennesima volta come un caterpillar in un altro importante scacchiere del mondo.

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