Iran: storia, lotta e resistenza organizzata di un popolo/2
- Tullio Monti
- 19 ore fa
- Tempo di lettura: 5 min
a cura di Tullio Monti*

Un capitolo a parte merita invece la vicenda collocazione del MEK, per alcuni anni, nella lista delle organizzazioni terroristiche da parte del governo USA ed anche dell’Unione Europea.[1]
Dal 1989 al 1993 il regime iraniano ha compiuto numerosi omicidi all’estero di militanti del MEK: in Turchia, a Ginevra in Svizzera, a Baghdad in Iraq, in Italia, a Colonia in Germania, a Manila nelle Filippine, in Olanda, a Karachi in Pakistan, nuovamente in Italia, nuovamente in Iraq, nuovamente in Turchia, nuovamente in Pakistan e ancora in Iraq, in 13 diversi attentati vennero assassinati 23 esponenti della Resistenza iraniana e molti altri attentati non andarono a buon fine. Nel 1994 in Argentina si svolse il più grave attentato terroristico della storia di quel paese, a causa di una bomba contro il centro culturale ebraico di Buenos Aires che provocò 85 morti e 300 feriti: a seguito delle ostacolate indagini e dopo innumerevoli depistaggi e tentativi di insabbiamento, vennero condannati come esecutori materiali dell’attentato i membri di Hezbollah (milizia terrorista sciita libanese, finanziata e diretta dal regime iraniano) e come mandante il presidente iraniano dell’epoca, Hashemi Rafsanjani.
A seguito di questo gravissimo attentato terroristico, organizzato dallo stato iraniano, il successivo presidente iraniano, il “riformista” Mohammad Khatami ricattò il governo americano dell’epoca (con presidente Bill Clinton), affinché, per evitare che anche sul suolo americano venissero compiuti attentati terroristici, venisse compiaciuto il regime inserendo nella lista delle organizzazioni terroristiche degli USA il MEK, il più acerrimo nemico del regime stesso. Gli USA nel 1997, su ordine di Clinton e per mezzo del segretario di stato Madeleine Albright, acconsentirono al paradosso per cui uno stato terrorista ottenne di inserire tra i terroristi la Resistenza che legittimamente combatteva contro una dittatura spietata (come consentito dalle convenzioni internazionali).
Soltanto nel 2012 il governo USA rimosse il MEK da tale lista, con la confessione di Clinton che l’inserimento era avvenuto per compiacere il regime. Ci volle una sentenza della Corte suprema USA che definì del tutto pretestuosa la presenza del MEK fra le organizzazioni terroristiche; ma dal momento che il governo americano (presidente Barak Obama e segretario di stato Hillary Clinton) non provvedette a rimuovere il MEK, ci fu una seconda sentenza della Corte suprema che intimò al governo la rimozione entro tre mesi, oltre i quali avrebbe provveduto essa stessa con poteri sostitutivi: a quel punto, su indicazione di Obama, Hillary Clinton fu costretta, obtorto collo, ad obbedire, disfacendo quel che suo marito aveva fatto 15 anni prima. Quindi per giungere a tale risultato, frutto di un lungo iter politico e giuridico, furono necessari 15 anni di interminabili battaglie giuridiche che assorbirono ogni energia del CNRI e che si resero possibili soltanto grazie all’assistenza giuridica gratuita di un formidabile pool internazionale di illustri giuristi, coordinati dal grande avvocato ebreo americano e teorico dei diritti umani Alan Dershowitz.
Analoga situazione si ripropose nel 2002 con l’Unione Europea, che su pressione americana, inserì il Mek nella sua lista delle organizzazioni terroristiche, fino al 2009, quando venne finalmente rimossa a causa della non sussistenza, così come tre anni dopo negli USA, di alcun elemento che giustificasse tale inserimento e la qualifica del MEK quale organizzazione terroristica. Tale qualifica di “terroristi”, che per alcuni anni accompagnò la vita del MEK e indirettamente del CNRI, tuttavia non fu solo un favore fatto, sotto suo ricatto, al regime iraniano, ma costituì anche un potente incentivo al regime a perseguitare con maggiore ferocia la Resistenza iraniana, certo della sua totale impunità, anche a livello internazionale, oltre ad essere un ulteriore elemento di diffamazione della Resistenza all’interno dell’Iran. Un tipico esempio di quella politica di “accondiscendenza” dell’Occidente nei confronti del regime iraniano che ripetutamente negli anni Maryam Rajavi, ha denunciato come uno degli elementi che hanno consentito al regime iraniano di sopravvivere così a lungo.
Nel 1991 venne costituito a Parigi il CNRI, alla guida del quale, nel 1993, venne eletta presidente Maryam Rajavi, che poi nel 1995, con un matrimonio “politico” sposò Massoud Rajavi, prendendo nelle proprie mani la direzione politica del CNRI. Maryam Rajavi, nata nel 1953 ed ingegnere mineraria, ebbe un fratello incarcerato e la sorella maggiore assassinata dal regime dello Shah e la sorella minore uccisa dal regime clericale: si rifugiò in Francia nel 1982.
Il CNRI è una coalizione di forze politiche (5 principali partiti, di cui i Mojahedin del popolo sono di gran lunga il più importante e costituiscono la struttura portante del CNRI: il Partito Democratico del Kurdistan Iraniano – KDPI, il Fronte Nazionale Democratico – NDF, l’Unione dei Comunisti Iraniani e l’Hoviyat Group che si batte per i diritti delle minoranze), di gruppi religiosi (islamici sciiti, islamici sunniti, cristiani, ebrei, zoroastriani, bahai) e di gruppi etnici iraniani (persiani, arabi, curdi, azeri, baluci), composto da 550 membri, fra i quali molti intellettuali, artisti, scienziati, militari, dei quali la maggioranza assoluta è costituita da donne, così come in prevalenza donne sono i quadri dirigenti del CNRI, una precisa scelta politica per contestare alla radice il fondamentalismo islamico che vede nel patriarcato maschilista e misogino il fondamento culturale del proprio potere. Il CNRI è al tempo stesso parlamento in esilio, strutturato in commissioni tematiche (i cui presidenti costituiscono i potenziali ministri del futuro governo di transizione) ed anche “governo ombra”.
Il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, con i suoi oltre 120.000 martiri trucidati dal regime in 47 anni e con la piattaforma programmatica in 10 punti della sua leader, ufficialmente approvata nel 1994, intende instaurare un Iran libero, democratico, repubblicano, con un sistema pluripartitico originato da libere elezioni, basato sullo stato di diritto, costituzionale e liberaldemocratico, per la laicità delle istituzioni (alla francese), fondato sulla separazione giuridica fra stato e tutte le confessioni religiose, per l’abolizione della religione di stato e per la massima libertà religiosa, per la parità giuridica fra uomini e donne, per la libertà di abbigliamento femminile (con l’abolizione dell’odioso obbligo del velo islamico), per l’abolizione della Sharia (la legge coranica), della pena di morte, della lapidazione, della tortura, dell’incarcerazione illegale e degli arresti arbitrari, per la piena tutela di tutti i diritti umani, civili, politici e sociali, per un Iran senza armi nucleari e che viva in pace con tutti i paesi del Medio Oriente (compreso Israele), per una libera economia sociale di mercato, di impronta socialdemocratica.
La resistenza iraniana è da sempre contraria sia alla politica di appeasement (accondiscendenza) da parte dei governi occidentali nei confronti del regime clericale, sia all’abbattimento del regime stesso da parte straniera con una guerra esterna (ancor più sulla scorta di quanto avvenuto in Iraq, in cui l’abbattimento del regime dittatoriale di Saddam Hussein ha determinato la nascita dell’Isis); essa da sempre sostiene invece il diritto/dovere del popolo iraniano di cacciare il proprio tiranno con le proprie forze, in modo possibilmente pacifico, chiedendo soltanto ai governi occidentali di smettere di sostenere indirettamente il regime, soprattutto con gli scambi commerciali e di consentire che la protesta popolare iraniana possa determinare la riconquista della propria libertà.
*Presidente dell’Associazione Iran Libero e Democratico
Note
[1] La prima parte in https://www.laportadivetro.com/post/iran-storia-lotta-e-resistenza-organizzata-di-un-popolo-1













































Commenti