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Nel ricordo dei 32 partigiani uccisi nella strage del Colle del Lys

Cerimonia sentita e partecipata, come nella tradizione, ieri, domenica 5 luglio, al Col del Lys, in provincia di Torino, per commemorare i 2.024 caduti nella guerra di Liberazione del valli Chisone, Sangone, Susa e Lanzo, e particolare i 32 caduti del rastrellamento nazifascista del 2 luglio 1944 al Colle del Lys.[1]

Erano i 32 ragazzi di Claudio, ma per tutti Alessio, Maffiodo, nome di battaglia "comandante Alessi", cui spettava il comando della 17^ brigata Garibaldi "Felice Cima". Nato a Caprie nel 1917, morto ottant'anni dopo, dirigente dell'Anpi, proprio ad Alessio Maffiodo si deve l'impegno nella conservazione della memoria della Resistenza, i sentieri e le mulattiere percorsi dai partigiani, oltre al monumento a forma di torre al Colle del Lys.[2]

Al Colle del Lys si consumò un autentico eccidio da parte dei nazifascisti che torturarono e massacrarono in maniera orribile i partigiani presi prigionieri. Non fu soltanto una rappresaglia, tipicamente intesa, ma la rappresentazione di un regime in agonia, chiuso nel suo presente criminale, che esprimeva con l'odio una reazione alla crescita del consenso tra la popolazione della Val di Susa per la Resistenza. Di qui, la brutalità delle azioni verso i "ribelli" sia come monito a chi era intenzionato a entrare nelle file della Resistenza, sia per sedimentare un clima di terrore tra la popolazione civile. All'azione parteciparono il Waffen-Grenadier-Brigade SS e il 29° battaglione "M“ della GNR.

Ecco come descrive l'episodio il Comitato Resistenza Col del Lys che ne raccoglie la memoria: "Un colpo di fucile seguito da una raffica di mitra fu il segnale d'allarme che una squadra della 17^ Brigata Garibaldi “Felice Cima”, di sentinella nella bassa valle del Messa, lanciò all’alba del 2 luglio 1944. Era in vista il più agguerrito rastrellamento mai operato nella zona, forte di autoblindo e sidecar armati di mitragliatrici a protezione di un migliaio di soldati tedeschi e di militi fascisti. Consapevole dell'inferiorità di uomini e armamenti, il comando della "Felice Cima" diede ordine di rallentare l'avanzata del nemico per consentire la ritirata della maggior parte dei partigiani, molti dei quali appena saliti in montagna e non ancora addestrati né armati. Mentre quasi tutti gli effettivi della brigata riuscivano a eclissarsi nei boschi e negli anfratti dei monti Rognoso e Civrari anche grazie alla protezione della nebbia, 9 uomini caddero poco a valle del Colle del Lys. 23 partigiani furono invece catturati e trucidati dai fascisti mentre cercavano scampo scendendo il versante di Viù del Colle del Lys. I cadaveri seviziati vennero gettati dagli aguzzini nel dirupo di un'ansa della strada tra il Colle del Lys e Niquidetto, nei pressi del bivio per la località Airetta, e soltanto due giorni dopo, a rastrellamento concluso, i compagni poterono recuperarli guidati dai contadini. Le salme furono poi trasportate in un luogo che da allora è noto come la Fossa Comune e qui provvisoriamente ricomposte e benedette dai due parroci della zona, don Evasio Lavagno e don Stefano Mellano".[3]

Alla manifestazione ha partecipato anche Tullio Monti, presidente dell’Associazione Iran Libero e Democratico di Torino, che nel suo intervento ha ricordato quanto mai attuale la lotta della Resistenza iraniana contro la dittatura teocratica e che, ancor prima, dagli anni ’60, si è battuta contro la dittatura monarchica di destra dello Shah Mohamed Reza Pahlavi.

La Resistenza iraniana è la più duratura resistenza al mondo di tutto il Novecento e in questo scorcio di secolo ha pagato un debito di sangue di oltre 120.000 propri martiri, oltre a tutte le altre migliaia di vittime fin qui registrate nel corso delle numerose ribellioni per le strade e nelle piazze delle città iraniane dall'avvento degli ayatollah.

Infine, Monti ha mosso una severa critica all'insensata guerra promossa dal presidente americano Trump all’Iran, "che non solo non ha risolto nulla, ma ha addirittura aggravato la durissima repressione del popolo iraniano, che continua quotidianamente ad essere massacrato nel più totale silenzio di tutto il mondo. Ma oltre alla repressione in Iran, anche in Francia, patria di “Liberté, Égalité, Fraternité” del 1789, nei giorni scorsi, ha denunciato Monti, "la Resistenza iraniana è stata repressa, discriminata e caricata dalla polizia francese a Parigi, che voleva impedire a 100.000 esuli iraniani, sostenitori della Resistenza, di manifestare legittimamente e legalmente in modo pacifico e non violento contro il numero spaventoso di esecuzioni a morte in Iran; : malgrado le violenze illegali ed immotivate, la manifestazione si è tenuta ugualmente, perché non si può impedire, nemmeno con la violenza, ad un popolo di esprimere il proprio insopprimibile grido di libertà.


Note

[1] L'elenco dei caduti nello scontro al Col del Lys sul versante di Viù:

Bianchi Francesco, Boccalini Edoardo, Bondesan Oddone, Conca Giampaolo, Cavallini Piero, Faleschini Benito, Farina Mario, Garello Carlo, Guercio Arturo, Guerotto Arturo, Motrassino Pietro, Papotti Mario, Pezzettigotta Ernesto, Radich Bruno, Revelli Luigi, Scala Franco, Tampellini Enzo, Zaniboni Alfredo, seguono altri cinque ignoti.

L'elenco dei caduti nello scontro al Col del Lys sul versante di Rubiana:

Akobja Bocij, Bakokasvili Pirus, Canissano Natale, Gogolisvili Georgij, Kuprejsvili Aleksandr, Mondiglio Riccardo, Namdzejsvili Sota, Popansvili Georgij, Raiteri Josè. In Strage del 2 Luglio | Comitato Resistenza Colle del Lys

[2] In proposito, merita una sottolineatura la ricostruzione storica della lotta partigiana a cavallo tra il 1944-45 di Aurora Tabone, della sezione Anpi Condove-Caprie, pubblicata sul periodico dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia “Patria Indipendente”.

[3] Strage del 2 Luglio | Comitato Resistenza Colle del Lys

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