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La città metropolitana di Torino intitola alle Madri costituenti la sala panoramica

di Luca Rolandi


Il 2 giugno 1946 il suffragio universale porta per la prima volta le donne in Parlamento. Nell’elezione per l’Assemblea costituente, su un totale di 556 deputati, vengono elette 21 donne: 9 della Democrazia cristiana, 9 del Partito comunista, 2 del Partito socialista e 1 dell’Uomo qualunque. La Città metropolitana di Torino ha dedicato la sala panoramica al 15° piano della sede di corso Inghilterra 7 alle Madri Costituenti: una decisione nata su iniziativa della Consigliera metropolitana delegata alle politiche di parità Rossana Schillaci, che ha voluto celebrare il ricordo di 21 donne così importanti per la nostra Repubblica proprio il 25 giugno, giorno in cui 80 anni fa si insediò l’Assemblea costituente.

Le Madri Costituenti provenivano da tutto il territorio italiano e avevano esperienze professionali e politiche diverse: insegnanti, giornaliste, sindacaliste, casalinghe e laureate. Molte di loro avevano partecipato alla Resistenza, erano state confinate dal regime fascista, e portarono nell’Assemblea la loro esperienza di lotta e impegno civile. Diedero alla Carta Costituente un forte contributo soprattutto per l’articolo 3 sulla uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione di sesso, per gli articoli 29, 30 e 31 sui diritti della famiglia e la tutela della maternità e dell’infanzia; per l’articolo 37 sulla parità salariale e per gli articoli 48 e 51 sul diritto di voto e di accesso alle cariche pubbliche per uomini e donne.

Oltre alla Consigliera Rossana Schillaci, all’incontro organizzato in occasione dell’intitolazione della sala al 15° piano della sede di corso Inghilterra hanno partecipato la Consigliera di parità della Città metropolitana di Torino Elisa Raffone, le Consigliere metropolitane delegate Sonia Cambursano (delegata allo sviluppo economico, alle attività produttive, al turismo e alla pianificazione strategica) e Caterina Greco (Bilancio, all’istruzione, al sistema educativo alla rete scolastica, all’orientamento e alle politiche giovanili), il Consigliere metropolitano Ugo Papurello, amministratrici e amministratori di Comuni del territorio metropolitano. Con l’occasione, è stato presentato il libro “Libere per Costituzione” di Valeria De Cubellis, che ha illustrato il ruolo delle 21 donne e il loro contributo. 

Per la maggior parte di loro, la partecipazione alla Resistenza è stata l’esperienza determinante, pensiamo ad esempio a Teresa Mattei, Nilde Iotti, Angela Gotelli, Laura Bianchini e altre. Alcune di loro hanno vissuto la clandestinità durante il regime fascista, altre non hanno completato gli studi perché non potevano permetterselo. Emblematico è il caso della marchigiana Adele Bei, terza di 11 figli, che a 12 anni lascia la scuola per fare la bracciante e contribuire al bilancio familiare. Ognuna di esse partecipa alla fondazione della nuova Repubblica democratica e, nonostante la differente posizione dei rispettivi partiti, fece spesso causa comune su temi riguardanti l’emancipazione femminile.

Le elette, cinque delle quali furono designate nella Commissione dei 75 che aveva il compito di elaborare la Costituzione, si spendono dunque per fissare il principio di uguaglianza nell’articolo 3 della Carta (“tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione…”), rafforzato e specificato dagli articoli 29 (“il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi”) e 37 (“la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore”). Sono questi risultati fondamentali perché a partire da lì sarà possibile la riforma del diritto di famiglia cui si arriverà nel 1975, promossa da Nilde Iotti (parlamentare dalla I alla XIII legislatura, presidente della Camera nel 1979, prima donna a ricoprire la terza carica dello Stato), e raggiunta grazie al lavoro collettivo con altre parlamentari, tra le quali la collega di partito Giglia Tedesco e la democristiana Maria Eletta Martini.


 

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