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SETTIMANA FINANZIARIA. L'ombra sempre più pesante della Cina sull'auto

Aggiornamento: 1 giorno fa

a cura di Stefano E. Rossi



È buona la performance delle vendite sul mercato italiano dell’auto. A giugno le immatricolazioni salgono del +10,6%, sostenute dal +20,8% dei veicoli elettrificati. Anfia (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica) stima che a fine 2026 registreremo una ripresa delle immatricolazioni di quasi il +10% rispetto al 2025.

Stellantis aumenta i volumi delle vendite in Italia del 12,8%, ma riduce la quota di mercato al 25,1%. Se comprendiamo anche la strategica partnership con la cinese Leapmotor, la quota sale oltre il 30%. L’accordo di Fiat con il diavolo, o meglio con il dragone, era stata una scelta molto discussa, ma nei fatti si sta rivelando vincente. Del resto, nel nostro mercato domestico i produttori cinesi risultano sempre più competitivi e sono ormai prossimi al 15% del venduto.

Si avvicina il tavolo di lavoro sull’Automotive previsto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), che affronterà l’impiego di risorse aggiuntive al settore e l’eventuale ripristino degli incentivi all’elettrico.


Alcune indicazioni sui piani produttivi e sulle visioni globali del mercato europeo sono emerse dall’incontro organizzato dal PD torinese il 29 giugno scorso, tenutosi al Collegio degli Artigianelli, al quale hanno partecipato i principali esponenti dell’industria dell’auto e le più alte rappresentanze politiche e sindacali del settore. Le prime rassicurazioni arrivano da Giuseppe Manca, direttore delle risorse umane di Stellantis. In Italia non abbiamo chiuso nessuno stabilimento e non abbiamo intenzione di farlo. Snocciola molti dati a sostegno di questa dichiarazione. E si lancia anche in qualche velata promessa, di una maggiore attenzione per il nostro Paese e per Torino, quando afferma che la produzione della 500 ibrida non era inizialmente prevista a Mirafiori. Le pressioni sindacali e politiche locali per contrastare i processi di dismissioni, evidentemente, possono contare ancora qualcosa.


Il monito di Alfredo Altavilla

Ex top manager Fiat ai tempi di Marchionne, ex presidente ITA Airways, Altavilla è ora special advisor (una specie di ambasciatore plenipotenziario per l’Europa) di BYD, una delle maggiori case automobilistiche orientali. Questa è l’azienda con il maggior tasso di sviluppo del settore. In Cina dà lavoro a 1,02 milioni di dipendenti, dei quali 125 mila sono ingegneri. Volendo soddisfare così tante assunzioni, si arriverebbe a saturare tre annualità di esami di laurea di tutti i Politecnici e le Università d’ingegneria italiani. Lo scorso anno BYD ha speso 9,5 miliardi in ricerca e sviluppo (R&S). È un valore che da solo rappresenta la metà di quanto vi destinano tutte le imprese italiane messe insieme. Nel 2025 in Italia gli investimenti in R&S sono cresciuti del +4,0%. Ma è un impegno insufficiente, alla luce di questi fatti, volendo contrastare il divario tecnologico tra noi e i Paesi che, come la Cina, ormai da tempo si dimostrano ben più sviluppati del nostro. Secondo Altavilla, in breve tempo le automobili tradizionali faranno la stessa fine dei vecchi telefonini con l’avvento degli smartphone. Al salone di Pechino 2026 BYD ha presentato le prime smart-car. Ma il manager non è ancora soddisfatto di questo primo assaggio di relazione. Si capisce da come afferra il microfono che non è qui solo per stupirci con poche luminose cineserie. Entra prepotentemente a piedi uniti nell’assemblea, con la sfrontatezza di chi vuole impartirti una lezione.

L’IAA è un’idiozia. L’Industrial Accelator Act (IAA) è il piano europeo per proteggere l’industria dell’auto europea dall’invasione delle produzioni asiatiche. Lui, però, lo attacca dimostrando coi fatti come sarà vana ogni resistenza e rincara la dose. Lo definisce una seconda puntata del Green Deal, la legge del 2019 dalle spiccate finalità ambientali, sulla quale l’UE ha dovuto fare ripetuti rinvii e marce indietro per non soccombere di fronte alla perdita di competitività dell’industria manifatturiera. Ma non ha intenzione di finirla qui. Lancia un ultimo avvertimento: per aggirare il problema IAA, gli aeroporti europei sono già pieni di costruttori cinesi, indiani e vietnamiti venuti con la valigetta per comprarsi le Pmi decotte dell’indotto dell’auto. Silenzio. È un vero e proprio pugno nello stomaco.


Dazi sugli acquisti on line extracomunitari

Ogni giorno, più di 16 milioni di pacchi vengono sdoganati ai consumatori nell'UE. Nel corso del 2025, gli articoli di basso valore provenienti da Paesi terzi sono stati 5,9 miliardi di unità. E allora s’è deciso che, dal 1 luglio, ogni acquisto online pagherà dazio. Da inizio mese è stata tolta l’esenzione per le vendite di basso valore. I pacchi fino all’importo di 150 euro hanno una tassa di 3 euro su ogni singolo articolo. L’extracomunitario che fa paura al commercio UE, stavolta, è il pacchetto transitato dalle piattaforme americane o cinesi e consegnato affannosamente al nostro domicilio da autotrasportatori sgomitanti, come se partecipassero a una spericolata gara di Giochi senza frontiere d’antica memoria. Adesso che le frontiere si sono prese una rivincita planetaria, le merci provenienti da Paesi terzi, acquistate online e spedite direttamente ai consumatori pagano un dazio doganale, per il momento a forfait ma, con l’avvio del centro doganale digitale della Comunità Europea dal luglio 2028, con sovraccarico personalizzato. La riscossione della tassa viene fatta a monte dell’acquisto, direttamente dalle piattaforme o dal distributore, risparmiando i consumatori da pagamenti aggiuntivi alla consegna.

In una nota, la l’UE si giustifica così: le strade cittadine stanno diventando sempre più deserte, minando le opportunità di lavoro locali e indebolendo la vita della Comunità. Da un punto di vista ambientale, il modello di e-commerce veloce contribuisce ai rifiuti di imballaggio e alla logistica pesante in termini di emissioni di carbonio, con ritorni frequenti e spedizioni a lunga distanza che raddoppiano l'inquinamento dei trasporti. Parole sacrosante, chi lo nega, Però, siamo ancora distanti dal risolvere i problemi in elenco e questo sembra un provvedimento... lunare. Come d’abitudine, ci accontentiamo: è un piccolo passo per il consumatore. Ora, speriamo in qualche altro grande passo per la Comunità.

 

Rallenta a giugno la corsa dell’inflazione

La media UE passa al +2,8% (da +3,2%). In Italia, il dato ancora provvisorio scende al +3,0% (dal +3,2% di maggio). Sono i prezzi dei prodotti energetici a non mollare. Si riduce invece l’aumento dei prezzi del carrello della spesa, che passa da +1,9% a +1,6%. La previsione per il caro prezzi dell’intero anno 2026 si stabilizza intorno al +2,5 o 2,6%. Ma per ottenerlo probabilmente ci converrà andare a piedi a far la spesa, utilizzare un po’ meno l’elettricità e moderare l’uso del caffè.

Infatti, ritorna la tensione sui prezzi dell’arabica e della robusta. L’intonazione al rialzo del prezzo del caffè è iniziata un mese fa. Durante l’ultima settimana alla borsa merci di Chicago è salito di un rotondo +10,25%. Pure il gas naturale corre. Ad Amsterdam il Dutch TTF cresce del +10,59%. Calma piatta per il resto. Dollaro fermo a 1,144 sull’euro, oro a 4.175 dollari l’oncia e petrolio greggio stabile a 68,78 dollari al barile. Infine, si rileva qualche pressione rialzista sui prodotti agricoli in genere, specialmente sui cereali.

La Borsa di Milano chiude con un semestre a dir poco euforico. I titoli tecnologici hanno rovinato la festa qua e là ma non hanno precluso agli indici di tutto il mondo di stare appiccicati ai nuovi massimi. Questa settimana spiccano Leonardo, Fincantieri e Avio, che ci stanno abituando al balletto di due passi in avanti e uno indietro. Una danza caraibica che non vogliamo immaginare possa tradursi nelle produzioni militari da impiegare sulle coste e sul più o meno dimenticato territorio di Cuba. Quindi meglio distrarsi, brindare ai nuovi massimi di borsa e ballare lontano dalle disgrazie. In ogni emergenza c’è sempre chi trova un’opportunità.

 

Il Borsino della settimana – rassegna dei migliori e dei peggiori titoli del listino FTSE MIB.

I Tori: Leonardo +13,57%, Avio +13,41%,

Gli Orsi: Tenaris -4,01%, Italgas -2,10%.

FTSE MIB: +3,03% (valore indice: 52.818)

 

I presenti commenti di mercato rivestono un esclusivo scopo informativo e non intendono costituire una raccomandazione per alcun investimento o strategia d’investimento specifica. Le opinioni espresse non sono da considerare come consiglio d’acquisto, vendita o detenzione di alcun titolo. Le informazioni sono impersonali e non personalizzate.

 

 


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