Nei racconti di Lupo, la Resistenza diventa memoria collettiva
- Alberto Ballerino
- 12 ore fa
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di Alberto Ballerino

Una Resistenza raccontata dai suoi protagonisti attraverso una raccolta di testimonianze durate oltre vent’anni. È questo che ha proposto il partigiano novese Franco Barella ‘Lupo’ (nella foto) con il libro ‘…Ma, fu solo per un attimo’, che, ad alcuni anni dalla sua scomparsa, viene ora riproposto dalle Edizioni Joker. Si tratta di un vero recupero della memoria, quanto mai prezioso per non perdere le radici ideali della Repubblica, nata proprio dalla Lotta di Liberazione e di cui oggi, 25 giugno, si ricorda l'80esimo dell'inizio della Costituente.
Domani, alle 21, il volume viene presentato da Franca Barella, figlia dell’autore, e dalla studiosa Graziella Gaballo nella Biblioteca Civica di Voltaggio. L’iniziativa è il primo appuntamento della rassegna ‘Dalle storie alla storia’, promossa dall’Istituto per la storia della resistenza e della storia contemporanea per la provincia di Alessandria con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria e della Fondazione Crt.
“Papà – ricorda Franca Barella - voleva raccontare ai suoi nipoti mentre quando ero piccola non mi narrava le storie dei partigiani, come le chiamava. Si era reso conto che la tradizione orale può perdersi. È stato attivo fino a quando la salute lo ha permesso, si è sempre adoperato perché venissero conservati un determinato spirito e le storie degli uomini qualunque. I valori secondo lui ai giovani arrivavano più facilmente con degli episodi narrati da persone normali, purché ispirati da sentimenti di fratellanza”.
I protagonisti sono uomini normali, non eroi epici. “Voleva rendere protagonista il portaschioppo, per usare una sua espressione, e non i capi che comunque nella storia ci sarebbero entrati. Gli eroi del suo libro sono uomini come lui, un ragazzo come tanti altri. Tutto è scritto in prima persona, non sono riportati i nomi di chi raccontava di volta in volta. Doveva essere una memoria che appartenesse a tutti”. Un lavoro che richiese molto tempo. “Sono storie che non finiva mai di raccogliere. Si era accorto che man mano che chiedeva, lo venivano a cercare e questo per lui era stato bellissimo. Non si aspettava una reazione simile, ognuno voleva raccontare la propria avventura”.
Emerge un’immagina atipica della Resistenza. “Non è quella epica. Direi che soprattutto è una storia di fraternità, di legami, di una volontà comune di venire fuori con dignità da una realtà non più accettabile e senza strascichi di rancori”. Il combattimento non è mai stato al centro dei ricordi di Barella, non era l’atto violento che voleva raccontare. “Una volta sola gli ho chiesto se avesse mai sparato, mi ha guardato e ha detto ‘Ma vah…’, come a dire ‘Ma di cosa ti vai a interessare, è il resto che conta’. Non ho più fatto questa domanda”.
In questo mare di storie, ognuno rimane impressionato da qualcosa in particolare. Così è anche per Franca Barella: “A me commuove sempre il ricordo di una messa di Natale di papà sulle montagne vicino a Persi. Un ricordo che ho condiviso con lui, c’erano i nonni e comunque un senso della famiglia. Oppure il racconto di quando ha portato degli ebrei a Torino senza saperlo: era stato un po’ il suo ingresso nella Resistenza. O quando racconta la storia di Pinocchio. Ho conosciuto tante di queste persone, erano suoi amici che frequentavano la nostra casa o incontravo per la strada. “Mi ricordo quando lo ha presentato insieme a Carla Nespolo, entrambi erano emozionatissimi. Carla perché suo zio era amico fraterno di papà e lui perché, dopo una lunghissima gestazione, il libro veniva dato alle stampe”.
I bellissimi disegni nel libro sono tutti dell’autore, anche così voleva trasmettere la memoria. “Tutti gli originali sono stati regalati da lui ai nipoti. Oggi uno nella sua casa a Londra ha l’angolo del nonno con tutti i disegni incorniciati e l’altro ha costruito un quaderno tutto speciale che ogni tanto fa vedere ai figli”.













































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