top of page

"Io, baby boomer, alle prese con i pollici che non si sono mai parlati..."

di Luisella Fassino


Ho scoperto una cosa curiosa. Noi baby boomer, quando scriviamo sul cellulare, usiamo quasi sempre un solo pollice. Il destro. Il sinistro per chi è mancino. Uno solo, l'unico autorizzato a parlare. I ragazzi della Generazione Z, invece, scrivono con entrambi i pollici alla velocità della luce. Li guardi e sembrano pianisti. Noi, al confronto, sembriamo più degli amanuensi medievali: un dito, tanta concentrazione e qualche inevitabile correzione. Così ho deciso di fare un esperimento: allenare il pollice sinistro. Vi assicuro che è molto più difficile di quanto sembri. La mano sinistra sembra guardarmi con aria interrogativa, quasi a dirmi: "Scusa... ma perché proprio io? Per oltre sessant'anni hai fatto tutto con quell'altro!"


Tecnologia sì, ma non solo

E, in fondo, ha ragione. Mi sono resa conto che non è soltanto una questione di tecnologia. È una questione di cervello. Ogni generazione costruisce automatismi diversi, noi siamo cresciuti con la penna, con la carta, con il telefono a disco, poi con quello a tastiera. La nostra memoria muscolare ha imparato che una mano era sufficiente. Chi è nato nell'era degli smartphone, invece, ha sviluppato naturalmente una coordinazione diversa. I due pollici lavorano insieme con una naturalezza sorprendente. Ed è curioso pensare che anche il modo in cui scriviamo racconti la nostra storia.

Io, però, non mi arrendo. Ogni giorno provo a scrivere qualche riga con il pollice sinistro. Per ora va piano, sbaglia parecchio e ogni tanto si ribella. Ma ogni piccolo miglioramento è una conquista. Perché il punto non è imparare a scrivere più in fretta. Il punto è ricordare a noi stessi che il cervello continua a cambiare ogni volta che gli proponiamo una sfida nuova. Gli studiosi la chiamano neuroplasticità: la straordinaria capacità del nostro sistema nervoso di creare nuove connessioni, anche quando non siamo più ragazzi.

Forse è proprio questo il segreto dell'invecchiare bene. Non smettere mai di essere curiosi, non pensare mai che "ormai è tardi", continuare a fare spazio a una nuova abitudine, a una nuova competenza, a un nuovo modo di vedere le cose. In fondo, allenare il pollice sinistro è solo una scusa. Quello che sto davvero allenando è la curiosità e la voglia di continuare a imparare. E quella, per fortuna, non ha età.


L'accelerazione digitale

Ma questa piccola sfida mi ha fatto riflettere anche su altro. Negli ultimi anni, soprattutto dopo la pandemia, la trasformazione digitale ha impresso un'accelerazione impressionante alle nostre vite. Prenotare una visita medica, accedere ai servizi della Pubblica Amministrazione, dialogare con la banca, acquistare un biglietto, pagare il bollo dell’auto, perfino mantenere i rapporti con amici e familiari: oggi quasi tutto passa attraverso uno smartphone, un'applicazione, uno SPID, un QR Code. La tecnologia è una straordinaria opportunità. Ha semplificato molti aspetti della nostra quotidianità e ha aperto possibilità impensabili fino a pochi anni fa. Ma ogni rivoluzione porta con sé anche il rischio di creare nuove disuguaglianze.

Per chi non ha dimestichezza con gli strumenti digitali, il problema non riguarda solo l’utilizzo dello smart phone, come se fosse un telefono degli anni ’50, il rischio è quello di rinunciare a un diritto. C'è chi rinvia una visita medica perché non riesce a prenotarla online sul CUP, chi evita di richiedere una prestazione sociale all’Inps perché teme di sbagliare una procedura digitale, chi rinuncia semplicemente perché si sente escluso da un linguaggio che non comprende e non riconosce come proprio. È una forma di fragilità di cui si parla troppo poco.

Non possiamo permettere che la velocità dell'innovazione diventi un criterio di selezione tra chi resta dentro e chi rimane fuori dai diritti del cittadino. Per questo continuerò ad allenare il mio pollice sinistro. Non per diventare più veloce, ma per ricordarmi che imparare è importante, e perché una società davvero evoluta non è quella che corre più in fretta, ma quella che trova il modo di accompagnare tutti lungo il cammino della progresso, senza lasciare indietro nessuno, evitando di utilizzare il pretesto della tecnologia per trasformare un divario di competenze in un divario di cittadinanza.

 

Commenti


L'associazione

Montagne

Approfondisci la 

nostra storia

#laportadivetro

Posts Archive

ISCRIVITI
ALLA
NEWSLETTER

Thanks for submitting!

Nel rispetto dell'obbligo di informativa per enti senza scopo di lucro e imprese, relativo ai contributi pubblici di valore complessivo pari o superiore a 10.000,00, l'Associazione la Porta di Vetro APS dichiara di avere ricevuto nell’anno 2024 dal Consiglio Regionale del Piemonte un'erogazione-contributo pari a 13mila euro per la realizzazione della Mostra Fotografica "Ivo Saglietti - Lo sguardo nomade", ospitata presso il Museo del Risorgimento.

© 2022 by La Porta di Vetro

Proudly created by Steeme Comunication snc

LOGO STEEME COMUNICATION.PNG
bottom of page