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"Perché la Guardia nazionale proposta dal ministro Crosetto è utile alla Nazione"

di Antonio Nicolosi*


Il dibattito sulla “Guardia Nazionale” [1] proposta dal Ministro Guido Crosetto rischia di restare bloccato su paure ideologiche. Guardiamola invece per quello che è: uno strumento in più, non un’alternativa a chi già fa sicurezza. Una riserva per le emergenze vere, non per l’ordine pubblico di tutti i giorni. Il modello è quello della riserva volontaria regionale, richiamabile per calamità, crisi gravi, difesa dei confini. È lo stesso schema che funziona da decenni negli USA, in Francia con la Reserve Opérationnelle, in Germania con la Reserve der Bundeswehr. Nessuno pensa a riservisti davanti agli stadi.

Il punto è avere cittadini formati e richiamabili quando succede l’imprevedibile: alluvioni, terremoti, blackout, minacce ibride. Oggi li chiamiamo volontari, militari in congedo, associazioni. Con la Guardia Nazionale li mettiamo sotto un’unica cornice, con addestramento e copertura. Non solo, ma la Guardia Nazionale alleggerirebbe, senza sostituirle, le forze di polizia.

La formula “a supporto delle forze di polizia in alcuni scenari” va letta bene: supporto logistico, presidio di obiettivi sensibili, sorveglianza statica. Cose che oggi tolgono uomini al Pronto intervento, alle pattuglie, alle indagini, al contrasto al crimine ecc. Se un riservista presidia un’infrastruttura strategica, un poliziotto torna in strada. È matematica, non ideologia. La smilitarizzazione del 1981 non è in discussione.

La legge 121 ha tolto la militarizzazione alla Polizia di Stato, che noi Carabinieri rivendichiamo con orgoglio. Giusto. Ma questo non significa che lo Stato non possa avere anche una componente di riserva militare organizzata per la Protezione civile e la Difesa interna. Le due cose convivono in tutte le grandi democrazie europee. Autorità civile in capo al Prefetto e al Questore, comando tecnico alla Difesa per la formazione. Nessuna sovrapposizione, se le regole sono chiare. È una risposta al deficit di personale senza aspettare 10 anni. Siamo tutti d’accordo: servono assunzioni, contratti dignitosi, mezzi, formazione. Ma coprire 20.000 vuoti d’organico richiede tempi lunghi di concorsi, scuole, corsi. La Guardia Nazionale è un ponte: personale già formato, volontario, che in pochi mesi può essere operativo per le emergenze. Non è “invece di”, è “in aggiunta a”.

Significa più sicurezza percepita, più coesione nazionale. Avere una riserva diffusa sul territorio significa anche più cittadini consapevoli, formati, legati al concetto di difesa e protezione della comunità. È un investimento civico. E nelle crisi, la differenza la fa il numero di persone pronte ad aiutare. In sintesi la sicurezza civile resta in mano al Viminale. La Guardia Nazionale è la cintura di sicurezza che oggi manca. Non è “estetica geopolitica”. È pragmatismo. Chi fa sicurezza ha bisogno di uomini, mezzi e regole chiare. Questo progetto ne mette a terra uno: più uomini, quando servono davvero.


*Segretario Generale Unarma Associazione sindacale Carabinieri


Note

Nel rispetto dell'obbligo di informativa per enti senza scopo di lucro e imprese, relativo ai contributi pubblici di valore complessivo pari o superiore a 10.000,00, l'Associazione la Porta di Vetro APS dichiara di avere ricevuto nell’anno 2024 dal Consiglio Regionale del Piemonte un'erogazione-contributo pari a 13mila euro per la realizzazione della Mostra Fotografica "Ivo Saglietti - Lo sguardo nomade", ospitata presso il Museo del Risorgimento.

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