Allarme in Israele: cresce lo stress post-traumatico nelle forze armate
- La Porta di Vetro
- 22 ore fa
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Un articolo di Haaretz denuncia la preoccupante situazione

Che cosa sta accadendo all'interno delle forze armate israeliane? E di riflesso sulla società israeliana. Se lo chiede il quotidiano d'opposizione Haaretz che nelle sue pagine on line pubblica un articolo da titolo inequivocabile: Il dipartimento di riabilitazione del Ministero della Difesa avverte del rischio di collasso a causa dell'aumento delle richieste di aiuto per il disturbo da stress post-traumatico. In proposito, spiega il quotidiano di Tel Aviv: "[...] il Dipartimento di Riabilitazione del Ministero della Difesa ha dichiarato che 26.200 soldati delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno richiesto aiuto dal 7 ottobre 2023, e il 65% di loro soffre di disagio mentale o disturbo da stress post-traumatico. Entro la fine del 2026, il numero di soldati che richiederanno assistenza supererà la soglia dei 90.000, un aumento del 40% negli ultimi tre anni, ha affermato il ministero, avvertendo che senza le riforme necessarie, il dipartimento potrebbe collassare".[1]
Un problema in più, e non contemplato, per la società e le forze armate israeliane che si ritrovano pericolosamente sbilanciate anche sul politico e ideologico con una sterzata a favore della destra radicale e religiosa che non ha precedenti nella storia di Israele. Non è un caso che Haaretz descriva, e denunci per la piega - forse deriva - presa dalla formazione militare per gli allievi ufficiali: si parla di una aperta tendenza ideologica verso il nazionalismo religioso in alcune parti del programma di addestramento, [...] in violazione dei regolamenti militari. Una tendenza ideologica che porta inevitabilmente a considerare, per esempio, che la popolazione di Gaza appoggi direttamente o indirettamente Hamas, per poi concludere che quella stessa popolazione dovrebbe emigrare dalla Striscia. Fin qui Haaretz.
Le riflessioni che seguono per effetto di trascinamento sono automatiche, quanto drammatiche. Infatti, se queste sono le premesse, i nemici di Israele saranno sempre identificati nelle popolazioni civili: Gaza, Libano, Cisgiordania, senza soluzione di continuità. Non c'è scampo. E, soprattutto, s'invererà sempre la giustificazione statuale del diritto di occupazione per la sicurezza di Israele, da cui deriva la colonizzazione dei territori, cacciandone le popolazioni che vi risiedono da secoli.
Ancora da Haaretz la conferma con un recente articolo in cui si commenta un progetto di colonizzazione durato decenni diventato realtà, in fretta, osservando che "I rappresentanti dei coloni nel governo israeliano stanno ottenendo guadagni politici, mentre le IDF favoriscono e supportano l'iniziativa sul campo. La rivoluzione è iniziata dopo che il governo di destra del Primo Ministro Benjamin Netanyahu è stato insediato nel 2022. È stato accelerato dopo l'attacco di Hamas del 7 ottobre".[2]
Il processo è semplice quanto malvagio. Inarrestabile, con o senza Netanyahu. Ed è proprio questo l'aspetto più inquietante, se la società israeliana non mostrerà segni concreti di un'inversione di tendenza con l'esplicita volontà di cercare forme di convivenza autentica con il popolo palestinese.
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