Walter Audisio, la memoria del partigiano che uccise Mussolini
- Alberto Ballerino
- 2 giorni fa
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Aggiornamento: 23 ore fa
Presentazione ad Alessandria dell'autobiografia del "Colonnello Valerio"
di Alberto Ballerino

Evento cruciale della storia italiana e simbolica fine della Seconda guerra mondiale nella penisola, la morte di Benito Mussolini è da sempre materia di discussione. Su questo tema ritorna ora la Fondazione Longo, incentrando l’attenzione sull’uomo che eseguì materialmente l’esecuzione su ordine del Cln, l’alessandrino Walter Audisio, nome di battaglia "Colonnello Valerio", classe 1909, scomparso a Roma l'11 ottobre del 1973. L’appuntamento è per martedì 30 giugno alle 21 nella sede a Castellazzo Bormida in via Budolino Giraudi 421, con la presentazione del libro ‘Come ho ucciso Mussolini’ di Audisio, ripubblicato da Sandro Teti Editore. Introdurrà il professore Giorgio Barberis, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza e scienze politiche, economiche e sociali dell’Università del Piemonte Orientale. Interverranno Roberto Rossi, presidente dell’Anpi provinciale, Stefano Orsi, analista militare, e Alexander Höbel dell’Università di Sassari. Coordinerà Silvana Dameri della Fondazione Longo.
“La Fondazione Longo – spiega il professore Barberis – molto opportunamente ha deciso di discutere un libro molto importante di Walter Audisio, ripubblicato in una nuova edizione con l’introduzione di uno storico molto bravo, Davide Conti. Il tema è di grande interesse e continua ad animare il dibattito storiografico. In un momento storico come l’attuale è molto importante tornare a riflettere sulla fine della dittatura e la fondazione della Repubblica. Abbiamo festeggiato recentemente l’Ottantesimo proprio della Repubblica ma non dobbiamo dimenticarci che nasce dalla Resistenza. Fare luce dunque su questa pagina di storia è estremamente attuale”. Sulla stessa lunghezza d’onda Silvana Dameri: “Come Fondazione Longo abbiamo colto positivamente la proposta dell’editore Teti di ripubblicare l’autobiografia di Audisio che opportunamente all’inizio del volume riporta l’elenco delle vittime civili e militari della Seconda guerra mondiale: 27 milioni di morti nell’Unione Sovietica, 19.600 milioni in Cina, 7.300 milioni in Germania, 4.300 milioni in Polonia, 1.700 milioni in Jugoslavia, 700 mila in Francia, 410 mila in Italia, 388 mila nel Regno Unito. Un massacro immane dell’umanità, è pertanto estremamente opportuno conoscere queste vicende e i suoi protagonisti. Mussolini fu tra i principali responsabili, portò l’Italia a prendere parte di questo disastro. Noi, però, ci differenziamo dagli altri due paesi sconfitti, Germania e Giappone, perché abbiamo potuto scriverci la nostra Costituzione grazie all’insurrezione del 25 Aprile e per il carattere unitario che caratterizzò le forze dell’antifascismo in quel difficile momento di passaggio dalla Liberazione fino alla nascita della Repubblica”.
Un aspetto del convegno è anche la biografia di Audisio. “Era - dice Barberis - un alessandrino, una figura che andrebbe riscoperta e studiata nella nostra città al di là di questo momento tragico di cui si trovò protagonista”. Anche Silvana Dameri sottolinea questo aspetto: “Il libro è un’autobiografia scritta in modo romanzato, si legge facilmente. E permette di riflettere anche sulla storia dell’antifascismo alessandrino dagli anni della dittatura fino a passaggi cruciali come il 25 luglio 1943 e l’8 settembre. Nel convegno, Roberto Rossi, presidente dell’Anpi provinciale, si soffermerà in particolare su questi aspetti”.
Infine, il convegno permette di aprire una porta su questioni più generali di lungo periodo, come sottolinea Barberis: “Riflettere sulla fase concitata in cui termina la guerra in Italia pone il problema su cosa si deve fare quando finisce una dittatura. Teniamo conto che il fascismo in Italia non è mai morto del tutto. Il nostro illustre concittadino Umberto Eco parlava di fascismo eterno. Se è così, allora deve essere eterno anche l’antifascismo. Il che ci riporta al senso di riprendere in mano sempre la storia della nostra Resistenza”.













































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