I lefebvriani e la Chiesa cattolica, uno scisma che non scuote le comunità
- Luca Rolandi
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di Luca Rolandi

Trentotto anni dopo lo scisma di Lefebvre, che ha segnato una delle pagine più dolorose della storia recente della Chiesa cattolica, la vicenda legata all'arcivescovo Marcel Lefebvre (nella foto lacerimonia delle consacrazioni episcopali del 30 giugno 1988) continua a rappresentare una spina nel fianco della Chiesa Cattolica, perché mette in discussione il delicato equilibrio tra fedeltà alla tradizione, obbedienza al Successore di Pietro e ricerca dell'unità ecclesiale.
Una storia complessa come la matassa complicatissima del tradizionalismo o fondamentalismo evangelico, cristiano e cattolica che oggi viene spesso utilizzato strumentalmente dal populismo e dai movimenti ultra e apocalittici negli Stati Uniti e in altre parti del mondo.
La storia dei lefebvriani attraversa i pontificati di Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, fino agli sviluppi successivi, e che ancora oggi conserva una forte attualità. In Svizzera, la Fraternità Sacerdotale San Pio X, il movimento tradizionalista fondato da Lefebvre nel 1970, ha consacrato nuovi vescovi e a questo punto lo scisma risulterebbe consumato. Ma non è così semplice la parabola di questa componente importante del tradizionalismo cattolico, complessa e articolata è la sua trama storica e realtà attuale. Certo parlare di scisma, paragonandoli a quelli del passato risulta quasi un eccesso anche in considerazione di una dimensione plurale ormai consolidata e presente da secoli all’interno del cristianesimo ed anche nella chiesa cattolica.
Resta innegabile come la componente cattolica tradizionalista che si richiama al fondatore il cardinale Marcel Lefebvre morto nel 1991, sia molto attiva e capace di attrarre fedeli in tutto il mondo, anche attraverso una capillare capacità di utilizzo di quegli strumenti della comunicazione digitale frutto della tanto vituperata modernità. Tuttavia, si rischia di prendere un grande abbaglio pensando che la separazione possa avere effetti davvero molto significativi. Nella storia del cristianesimo e della chiesa cattolica e delle chiese cristiane si riscontrano decine e decine di scismi, superazioni, divisioni non solo quelle più note e clamorose dallo strappo tra Oriente ed Occidente nel 1053 con la nascita dell’ortodossia alla riforma protestante.
Anche in epoca più vicina e negli ultimi secoli vi sono state divisione quella avviata da monsignor Marcel Lefebvre, già missionario in Africa e figura autorevole dell'episcopato francese, all’indomani del Vaticano II è la più recente. Il vescovo francesca contestava alcune delle principali riforme conciliari, in particolare quelle riguardanti la liturgia, l'ecumenismo, il dialogo interreligioso e la concezione della libertà religiosa. Convinto che la Chiesa stesse attraversando una grave crisi dottrinale e che fosse necessario preservare la liturgia tradizionale secondo il Messale del 1962 e la formazione sacerdotale precedente al Concilio.
La prima scintilla si accese nel 1988 quando il vescovo francese, che riuniva ad Ecône, la sua comunità, rifiutando le innovazioni del Concilio Vaticano II (come l'ecumenismo e la riforma della Messa), di fatto si separava da Roma, nonostante gli sforzi di Papa Giovanni Paolo II, non meno costanti e sinceri di quelli di Leone XIV, fossero orientati per evitare la rottura. Ebbe un ruolo importante l’allora cardinale e arcivescovo di Genova Giuseppe Siri, che si spese con molte forze spirituali e diplomatiche per evitare lo strappo. Da allora, nonostante si siano avviati diversi tentativi di dialogo nel corso di quasi quarant’anni di rapporti, in particolare nel corso del pontificato di Benedetto XVI, la situazione non si è mai chiarita e progressivamente deteriorata. Pochi giorni prima, Giovanni Paolo II aveva rivolto un drammatico appello personale a Lefebvre perché rinunciasse al gesto, ma senza successo. Con il motu proprio Ecclesia Dei, il Pontefice denunciò l'atto come una ferita all'unità della Chiesa e invitò i fedeli legati alla liturgia tradizionale a rimanere in piena comunione con Roma.
Per oltre vent'anni quella ferita rimase aperta. Nel frattempo, Joseph Ratzinger, divenuto Papa con il nome di Benedetto XVI, fece della riconciliazione una delle priorità del suo pontificato. Convinto che la divisione non dovesse diventare permanente, nel gennaio 2009 decise di rimettere la scomunica ai quattro vescovi consacrati da Lefebvre, senza tuttavia riconoscere automaticamente alla Fraternità una piena posizione canonica nella Chiesa. La decisione intendeva riaprire il dialogo, non chiudere le questioni dottrinali ancora irrisolte. Il gesto, tuttavia, provocò una delle più aspre polemiche del pontificato. A rendere esplosiva la situazione contribuirono le dichiarazioni negazioniste sulla Shoah rilasciate poco prima dal vescovo Richard Williamson, circostanza che alimentò fortissime critiche nei confronti del Papa.
Molti interpretarono la remissione della scomunica come un'approvazione delle posizioni della Fraternità, mentre Benedetto XVI insistette nel distinguere nettamente il piano disciplinare da quello dottrinale. Per chiarire personalmente il significato della sua scelta, il Papa scrisse una lunga e insolita lettera indirizzata a tutti i vescovi del mondo, uno dei documenti più intensi del suo pontificato. Benedetto XVI riconobbe gli errori di comunicazione che avevano accompagnato il provvedimento, ma spiegò con forza che la finalità era esclusivamente quella di favorire il ritorno all'unità ecclesiale.
In ogni caso, secondo i dati diffusi dalla stessa Fraternità, essa conta oggi circa 700 sacerdoti, oltre 200 seminaristi, centinaia di religiosi e religiose, sei seminari internazionali, una quindicina di distretti territoriali, più di 150 priorati e circa 700-800 chiese, cappelle e centri di culto sparsi nel mondo. Sono cifre fornite dall'organizzazione stessa che delineano, in ogni caso, una realtà ormai consolidata, con una struttura ecclesiale che, di fatto, opera su scala globale. L'Europa continua a rappresentare il principale centro della Fraternità. La Francia resta il cuore storico del movimento lefebvriano, con il maggior numero di sacerdoti, scuole e case religiose. Importanti comunità sono presenti anche in Svizzera, dove si trova la casa generalizia di Menzingen e il celebre seminario di Ecône, oltre che in Germania, Austria, Belgio, Regno Unito, Spagna e Italia.
Chi seguirà questa scelta nel mondo tradizionalista cattolico, variegato e molto composito ci si domanda. E soprattutto come la chiesa cattolica di Leone XIV seguirà gli sviluppi di questa rottura. La pacatezza e la saggezza di Papa Prevost aiuteranno la Chiesa ad avere un canale di dialogo aperto, con la volontà di non cadere nella dicotomia ideologica e sempre meno comprensibile nella Chiesa del Terzo millennio, tra progressisti e conservatori, destra e sinistra di Dio. Certo fa pensare che la fraternità che si allontana da Roma, ha come punto di riferimento Pio X, il papa santo di inizio del Novecento, riconosciuto tale dalla Santa Sede. Insomma, la radicalità evangelica e il messaggio di salvezza di Cristo per l’umanità rischiano di secolarizzarsi nelle misere vicende umane di cui spesso la Chiesa dimentica di esserne parte.













































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