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Non è burocrazia, è una precisa strategia di respingimento

Aggiornamento: 5 ore fa

A Torino, le code nella canicola degli immigrati per il diritto a vivere


di Nicola Rossiello


Oggi ho sostato, insieme con il segretario provinciale torinese del sindacato di polizia Silp, dinnanzi all'ufficio Immigrazione di via Botticelli a Torino. Lo abbiamo fatto insieme con la Cgil a sostegno di una manifestazione per i cittadini, per gli utenti, per lavoratrici e lavoratori, perché le code sotto il sole davanti agli uffici immigrazione delle questure sono disumane. E, soprattutto, non sono il frutto del caso. Non siamo davanti a nessun caso di disorganizzazione, non siamo di fronte a semplici disfunzioni burocratiche o a croniche carenze di organico. Si tratta di una precisa volontà politica; si tratta di una strategia deliberata, pensata per rendere l'accesso ai diritti un percorso a ostacoli insostenibile; un chiaro intento dissuasivo, dove l'obiettivo reale è fiaccare la resistenza degli stranieri, spingerli alla rinuncia e dissuaderli dal presentare le istanze di regolarizzazione.

Questa macchina dell'esclusione, tuttavia, produce danni collaterali devastanti che colpiscono anche chi sta dall'altra parte dello sportello: lavoratrici e lavoratori di polizia vittime dello stesso sistema, i lavoratori della polizia di stato sono costretti a gestire questa finta emergenza in condizioni di lavoro totalmente indegne; turnazioni massacranti e carichi di lavoro inaccettabili, gli agenti percepiscono retribuzioni vergognose, non commisurate al tempo che viviamo e al sacrificio richiesto; burnout e impatto sulle famiglie, la pressione psicologica e la frustrazione quotidiana si traducono in un burnout devastante, le cui conseguenze vengono pagate in termini di salute personale e di serenità familiare.

Le code interminabili davanti alle questure sono l'immagine di una guerra tra poveri pianificata dall'alto, per la quale l'efficienza viene sacrificata per motivi politici. Lasciare le persone sul marciapiede al sole cocente e gli agenti al collasso significa usare le istituzioni contro i cittadini e contro i propri stessi lavoratori. All'ultimo posto i derelitti, gli stranieri, al penultimo le guardie, servitori dello Stato.



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