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Nato: cambio ai vertici, ma il potere rimane sempre Usa

di Michele Corrado


@NATO
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Su richiesta americana - e la cosa ha avuto una vasta eco sui media - la Nato ha stabilito che i prossimi Comandanti dei sub Teatri di Operazione Atlantico e Mediterraneo non saranno, come da sempre è stato, americani. Nella pratica, sarà possibile che nei Comandi Nato di Norfolk (per l’Atlantico) e  Napoli (per il Mediterraneo), verranno destinati un alto ufficiale inglese ed un italiano. Questa decisione nell’ambito della politica americana di allargamento delle responsabilità in carico personale Nato non statunitense.

Gli effetti sono molteplici da un punto di vista gerarchico-funzionale, ma non intaccano, nelle procedure, il sistema di Comando e Controllo dell’Alleanza. Uno di questi effetti, per fare un esempio, è che nel Comando Nato di Napoli (con sede a Lago Patria), l’incarico di Capo di Stato Maggiore è appannaggio dell’Italia, ma se il Comandante diventa un italiano, non sarà possibile mantenere anche la posizione di Capo dello Staff.

Quando si entra, inoltre, in ambito Nato - per la cronaca si è svolta nella sede a Bruxelles ieri, 10 febbraio, la celebrazione del 59º anniversario dello Stato Maggiore Militare Internazionale (nella foto) - tutto il personale, indipendentemente dalla nazionalità di provenienza, agisce e si rapporta secondo la Dottrina dell’Alleanza in uso, pertanto, sempre da un punto di vista teorico, dovrebbe essere fondamentale la capacità e non la provenienza.

Un altro aspetto non di poco conto è che quel Comandante, da sempre americano, può avere assetti americani alle dirette dipendenze, come la Sesta Flotta e nel caso di un Ammiraglio italiano, riceverebbe ordini d’impiego da un Ufficiale Nato di altra nazionalità. E una regola non scritta nell’impiego delle Forze Nato è quella secondo la quale tutti possono stare sotto comando di un americano, ma non il contrario. Non una cosa di poco conto nella gestione del Potere politico-militare, evidentemente, di cui il presidente Trump è perfettamente a conoscenza quando sollecita gli alleati ad allargare i cordoni della borsa... senza una particolare diminutio per chi comanda.

Ora, considerando che gli avvicendamenti di questi Comandanti non saranno immediati, ma a termine mandato, è possibile che nella pratica avverranno fra qualche anno.

Va poi considerato che le strutture di Comando e Controllo dell'Alleanza Atlantica sono alquanto complesse sia nella loro articolazione che nel loro funzionamento e vengono periodicamente aggiornate. Quindi dipenderà molto dalle competenze che questi Comandanti avranno e da come potranno/dovranno esprimerle.

Per fare un esempio concreto di questo sistema di funzionamento, durante le operazioni nei confronti dell’Isis il sistema di Comando e Controllo era articolato in un posto comando principale situato in Kuwait, un posto comando avanzato dislocato a Baghdad e un posto comando responsabile delle operazioni aeree sito in Qatar, con una consistenza organica superiore alle mille posizioni.

È inoltre costume da parte degli americani in operazioni Nato di cedere il Comando della missione con un sistema a rotazione che consenta l’impiego di ufficiali provenienti da differenti Paesi dell’Alleanza, salvo poi riprendere il controllo completo con propri Comandanti quando la situazione lo richiede, come accaduto in Afghanistan con la missione Isaf.

Questo per dire che questi processi sono alquanto lunghi e complessi e possono essere governati dagli Stati Uniti in qualsiasi direzione e con tempistiche differenziate. In ambito Nato, tutto può avvenire ed in qualsiasi momento. In particolare, se dovesse cambiare l'inquilino della Casa Bianca.

 

 


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