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L'APPUNTAMENTO DI OGGI Separazione carriere sì o no? Referendum alla sbarra

Aggiornamento: 14 ore fa

Alle 17,45 se ne discute al Circolo Rosselli, via Pietro Micca 15 a Torino

 

Andrea Giorgis, docente universitario, costituzionalista e senatore del Pd, ed Emilia Rossi, avvocata penalista ed esponente di Europa Radicale si confronteranno oggi, 9 febbraio, sul Referendum costituzionale cui sono chiamati gli italiani il 22 e 23 marzo. Il dibattito, moderato dal giornalista Federico Calcagno, sarà introdotto da Tullio Monti, presidente del Circolo 'Carlo Rosselli' che promuove il dibattito e autore delle riflessioni che seguono.

 

Non ne posso davvero più del clima avvelenato, simil tifosi da curva calcistica che si detestano e si insultano, che si è determinato nel dibattito referendario sulla separazione delle carriere dei magistrati.

Soprattutto sui referendum, sui quali da sempre è corretto e giusto votare nel merito dei problemi e non per schieramenti precostituiti. I perché sono molteplici, ma valga su tutti uno: è necessario assumere le proprie decisioni di voto analizzando a fondo, con pacatezza e competenza, le questioni e cercare di capire quali sono davvero i contenuti del quesito o quesiti posti, in questo caso la riforma, senza dividerci aprioristicamente tra “tribù” politiche, professionali, di casta o di altro genere.

In proposito, pensiamo a che cosa sarebbe accaduto nei referendum degli anni ’70 sul divorzio e sull’aborto, se i cattolici, allora maggioranza assoluta dei cittadini italiani, si fossero comportati come la “tribù” di tutti i cattolici (come volevano la Democrazia Cristiana e la Chiesa cattolica): oggi non avremmo la libertà di divorziare (che non rimane una passeggiata in qualunque caso nella maggioranza dei casi), né di ricorrere all'aborto (decisione sempre dolorosa psichicamente per una donna) in strutture pubbliche, anziché affidarsi come nel passato alle cosiddette "mammane". All'opposto, i cattolici italiani non seguirono le indicazioni del partito di maggioranza relativa e votarono secondo la loro coscienza individuale.

Nei referendum è normale che anche le appartenenze politiche si attenuino, fino ad evaporare, come dimostra ciò che accade, anche in questa circostanza, soprattutto nei partiti che non ragionano in termini pavloviani, confidando in un dibattito corretto, concreto ed estraneo alla propaganda, per lo più faziosa, capziosa ed insopportabile, cui siamo costretti ad assistere, dove più che con la testa si ragiona coi polmoni per entrare a far parte del partito dei "neo urlatori"... Del resto, Sanremo è prossimo.

Tullio Monti

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