Piero Gobetti e l'incontro con la Pinerolo liberale nei "tempi bui"
- Paola Schellenbaum
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di Paola Schellenbaum

In una Biblioteca civica Alliaudi gremita, si è tenuto a Pinerolo un importante convegno dedicato alla figura di Piero Gobetti, nel centenario della morte, intitolato: “Piero Gobetti a cent’anni dalla sua sua scomparsa” di cui si può ascoltare una presentazione su Radio Beckwith Evangelica (https://rbe.it/2026/02/05/piero-gobetti-a-pinerolo-a-cent-anni-dalla-sua-scomparsa/), dove viene riportato che Gobetti, nato a Torino il 19 giugno 2001 e morto a Parigi il 15 febbraio 1926 è stato giornalista, filosofo, editore antifascista. Molte sue pubblicazioni furono stampate a Pinerolo in collaborazione con Arnaldo Pittavino (1894-1965) che fu suo socio nella casa editrice. Al convegno sono intervenuti Lorenzo Tibaldo (La figura di Piero Gobetti), Maurizio Trombotto (Gobetti e Pinerolo), Francesco Tesio (Gobetti e l’economia), Bruna Peyrot (Gobetti ed il protestantesimo), Davide Rosso (Gobetti letto negli anni ’90 dai protestanti italiani), Piera Egidi Bouchard (L’eredità di Bouchard in dialogo con l’eredità di Gobetti), inframmezzati dalle letture di brani scelti dalle opere a cura dell’attore Riccardo Santipolo. La biblioteca ospita inoltre una piccola mostra sull’opera di Piero Gobetti visitabile fino al 15 febbraio 2026.
Grazie all’adesione di numerosi enti pinerolesi, dall’Associazione culturale valdese Ettore Serafino, al Circolo dei lettori, alla Fondazione centro culturale valdese di Torre Pellice, alla Società storica pinerolese con il patrocinio del Comune di Pinerolo, la collaborazione ha rappresentato un momento alto nella vita cittadina che ha attirato un foltissimo pubblico. Si è cioè voluto ospitare in biblioteca, un luogo per il confronto democratico e aperto, la figura di Gobetti, come ha sottolineato l’Assessora alla cultura Lia Bianco, una voce coerente e coraggiosa, che ha saputo avere occhi e orecchi per ciò che di nefasto stava per arrivare con il fascismo, originariamente definito “autobiografia della nazione” che avrebbe portato a una regressione anche in campo economico e sociale, e che – rendendogli la vita impossibile su richiesta di Mussolini - causò tristemente la sua morte. I due amici, il giornalista e scrittore Giuseppe Prezzolini (1882-1982) e Francesco Saverio Nitti (1868-1953, più volte ministro e Presidente del Consiglio nel 1920) lo vegliarono nella notte in cui morì, il 16 febbraio 1926. È sepolto nel cimitero parigino Père Lachaise. E che questa tragedia non sia stata vana, lo si è compreso ampiamente nel corso del pomeriggio.

Costruttore di idee e riviste
La formazione della classe dirigente e il suscitare movimenti di nuove idee sono due costanti dell’attività intellettuale e editoriale di Gobetti, nelle tre riviste (“Energie Nove” dal novembre 1918 al febbraio 1920; “Rivoluzione liberale” dal febbraio 1922 al novembre 1925; “Il Baretti” dal dicembre 1924 al dicembre 1928) e nei libri pubblicati dalla casa editrice. Il conflitto sociale è concepito come motore del cambiamento, che parte delle masse popolari per arrivare in Parlamento e promuovere il benessere di tutti. Questo è un messaggio importante per noi oggi quando il conflitto viene invece criminalizzato e imprigionato in una polarizzazione che non è per nulla costruttiva.
Invece, è stato sottolineato in diversi interventi, è attraverso l’educazione civica che ci si può liberare del triste passato e, soprattutto, costruire una democrazia su solide basi culturali, cioè animando il confronto delle idee, il dibattito critico, la coerenza del discernimento, l’intransigenza morale e la costanza nell’alimentare la curiosità che fa di Gobetti, formatosi in studi classici e giuridici, un “organizzatore della cultura di straordinario valore”, come ebbe a definirlo Antonio Gramsci nel saggio La questione meridionale. Colpisce infatti l’attenzione di Gobetti alla questione meridionale, proprio in seguito alle frequentazioni gramsciane, e al divario del Mezzogiorno, che lo spinse a pubblicare libri di autori quali Gaetano Salvemini, Guido Dorso, Tommaso Fiore, Giuseppe Astolfi, con indagini sulle regioni, tra cui la Sardegna, e ricerche in campo economico con il corrispettivo ambito morale. L’impegno si esplicita inoltre attraverso L’Appello ai meridionali firmato da giovani meridionalisti.
L’incontro con Luigi Einaudi, considerato “il maestro” da cui si discostò anche criticamente, lo portò nel campo della storia economica e dell’economia, come risulta dal libro di Francesco Tesio, Piero Gobetti e l’economia. Il valore della rivoluzione liberale, (Edizioni Storia e letteratura, 2024). La formazione delle “aristocrazie operaie” lo porta a considerare che la classe operaia sia in grado di perseguire la rivoluzione liberale che la borghesia, a differenza del resto d’Europa, non è stata capace di compiere. Per contro, durante l’occupazione delle fabbriche, gli operai avevano mostrato una notevole capacità organizzativa.
L'amicizia con Arnaldo Pittavino

Intorno al rapporto tra democrazia e cultura è incentrata l’esperienza pinerolese di Gobetti, grazie all’incontro con Arnaldo Pittavino, avvenuto negli anni 1920. Tale amicizia è stata riscoperta successivamente, a partire dal 1979, quando a Pinerolo fu presentata una mostra del Centro Studi Gobetti (https://www.centrogobetti.it/piero-gobetti.html), con un convegno il cui opuscolo riportava in copertina un ritratto disegnato da Mario Marchiando Pacchiola, esposto nella suddetta mostra. Arnaldo Pittavino, figlio di Alberto, fu sindaco dal 1946 al 1951 e fu anche fondatore della ‘Pro Pinerolo’, embrione dell’attuale Pro loco. Faceva parte del gruppo che sosteneva la rivista “Rivoluzione liberale” in quanto l’amicizia era un valore irrinunciabile nei tempi bui della dittatura e della repressione e rimane un valore importante che è più che un lascito morale, un vero e proprio progetto politico. Il padre Alberto Pittavino aveva fondato la Tipografia sociale, sita in via Buniva, nel condominio eredi Martin, di cui non si conosce ancora il numero civico. Dal 1922 la rivista “Rivoluzione liberale” viene stampata a Pinerolo.
Successivamente nasce la casa editrice in cui operano in società Piero Gobetti, Felice Casorati e Arnaldo Pittavino. Le riviste “Rivoluzione liberale” e “Il Baretti” vengono stampate a Pinerolo, oltre alle pubblicazioni di libri di autori diversi, tra cui alcuni protestanti come ad esempio Francesco Saverio Nitti. L’amore giovanile con Ada Prospero, compagna di vita, cresce insieme all’attività editoriale imprenditoriale e i due giovani si sposano l’11 gennaio 1923. Quando Piero Gobetti viene arrestato, il 6 febbraio 1923, con lui sono condotti alle Nuove e incarcerati il padre Giovan Battista Gobetti, Arnaldo Pittavino e Felice Casorati ma in seguito alle pressioni del mondo intellettuale italiano, vengono rilasciati cinque giorni dopo. La “Rivoluzione liberale” riprese le pubblicazioni l’8 marzo dello stesso anno con una nuova tipografia e la società Arnaldo Pittavino & Co. venne sciolta a causa degli attriti sopraggiunti. Pittavino ebbe infatti paura e acconsentì di pubblicare solo i libri e la rivista “Il Baretti” che era più letteraria, temendo per la Tipografia sociale, fondata da suo padre, che aveva subito già un tentativo di incendio, poi sventato.

In ricordo dell'editore ideale
Un altro collegamento tra Gobetti e Pinerolo è un articolo pubblicato su “La Lanterna” il 27 giugno 1925 dedicato al deputato parlamentare di Bricherasio Edoardo Giretti, un nemico della plutocrazia, nato a Torre Pellice e morto a San Maurizio Canavese. Era pacifista, a Torre Pellice aveva fondato il movimento per la pace, e si era scagliato contro i dazi, tema anch’esso di grande attualità.
Anni dopo, Arnaldo Pittavino ricordò il suo socio e amico Piero Gobetti come colui che aveva saputo prevedere la durata del ventennio fascista, anche se purtroppo non ne vide la fine. Nel 1967 la città di Pinerolo intitolò una via a Gobetti mentre nel 2001, l’allora sindaco Alberto Barbero decise di collocare una targa il 25 aprile di quell'anno, in ricordo dell’editore ideale, organizzatore di cultura che, anche in esilio a Parigi, aveva concepito un progetto editoriale europeo con una rivista che avrebbe dovuto intitolarsi “La Paix” ma che non vide mai la luce a causa della sua morte.
Il lascito intellettuale che ancora oggi colpisce è la poliedricità del pensiero, gli interessi molteplici – dal teatro alla letteratura, dalla politica alla storia, dalla critica letteraria alla traduzione – oltre alla capacità di circondarsi di persone che fanno fiorire una nuova umanità. Gobetti interagì con tanti intellettuali, tra i quali Benedetto Croce, Li già ricordati Luigi Einaudi ed Edoardo Giretti, Epicarmo Corbino, Riccardo Bauer.
Quando Gobetti fonda la prima rivista “Energie Nove”, nel novembre 1918, ha solo 17 anni e frequenta ancora il liceo Gioberti. Ne fanno parte Ada Prospero, Giuseppe Manfredini, Edmondo Rho, Edoardo Ravera. Il sodalizio con Ada, la futura moglie, inizia molto presto con l’apprendimento della lingua russa e le prime traduzioni a quattro mani. Due elementi importanti sono emersi: le traduzioni che devono essere oneste, serie, buone, da cui emerge una nozione di persona coscienziosa e attenta alle sfumature di significato e al ponte tra le culture. In secondo luogo, il ruolo del passato e dell’analisi storica, inclusi i classici, consente di raggirare la censura senza venir meno al ruolo di intellettuale impegnato nell’azione politica e nella cultura, secondo un intento pedagogico per raggiungere lettori, considerati letterati. Nel 1925, pubblica Ossi di seppia di Eugenio Montale, dimostrandosi un talent scout.
La lotta contro la tirannide
Ci sono personaggi che continuano a porre domande anche nel futuro, nonostante la loro breve vita e Piero Gobetti è senz’altro uno di questi. La libertà – che è lotta contro la tirannide - non suscita solo emozioni ma conoscenza, mentre l’interiorità e l’esteriorità devono combinarsi in un concetto di persona che è progettuale e aperto a relazioni interpersonali che fondano l’agire politico nelle società democratiche, in assenza di una borghesia liberale e di altri mali della società italiana, tra cui la Controriforma e la mancata rivoluzione liberale ai tempi del Risorgimento.
Ciò vale anche nei momenti di crisi, o forse soprattutto allora, quando l’impegno civile della persona è messo alla prova ed esige un’azione duratura e tenace, non come clienti servili ma come cittadini responsabili. Persone cioè autonome e attive in politica attraverso l’educazione civica, in questo sta anche la rivoluzione protestante della modernità e della soggettività di uomini e donne, animati da passione civile e amor di patria.
Le biblioteche di Norberto Bobbio e di Giorgio Bouchard sono conservate al Centro Studi Gobetti, e per concludere, si annotino alcune parole dello stesso Bobbio: “Non posso trattenere ogni volta un moto di sorpresa, quasi di incredulità, di fronte alla sua (di Gobetti) prodigiosa giovinezza. Mi sono domandato spesso se vi siano altri esempi nella nostra storia di tanta ricchezza e varietà e densità di opere in così breve spazio di anni” (cit, in Tesio, Piero Giobetti e l’economia).













































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