Un libro per voi: "L'Isis raccontato da mia madre"
- Bruna Bertòlo
- 13 ore fa
- Tempo di lettura: 3 min
di Bruna Bertòlo

Oggi, 11 febbraio, alle 17.30 presso la Sala Consiliare di via Capra 27, verrà presentato il libro di Younis Tawfik “L’Isis raccontato da mia madre”, Oligo edizioni. [1] L'iniziativa si svolge all'interno della rassegna letteraria "Incontro con l'autore" a cura della Biblioteca Civica “Alda Merini” e dell’UniTre Rivoli.
Un gradito ritorno a Rivoli per lo scrittore iracheno, già ospite due anni fa con “La sponda oltre l’inferno” che apriva una porta significativa su un mondo, spesso distrattamente percepito lontano, ma in realtà vicino, molto vicino con il suo carico di dolore, di grande, immenso dolore: il mondo che si trova al di là di quel mare che tanti secoli fa era considerato il Mare Nostrum e che oggi è il teatro di tragedie indicibili.
Ora questo nuovo libro. Nel volume c’è molto della sua storia familiare che è anche quella della sua terra d’origine e il volume rappresenta una pagina straordinaria per capire che cosa la terribile realtà dell’Isis - un’evoluzione di al- Qaida - ha costituito per l’Iraq.
Il libro si divide idealmente in due parti: nella prima lo scrittore traccia un quadro storico per comprendere le radici culturali e ideologiche dello stato islamico, nato sulle ceneri del sogno panarabo e ci permette di capire il significato profondo di termini come “kamikaze”, il sacrificio estremo di sé, di jihad, di al-Qaida, di Isis e soprattutto ci fa capire come per comprendere al meglio il fanatismo religioso di oggi si debba necessariamente guardare al passato, parlando del crollo di quell’impero islamico a cui tanta dell’ideologia di oggi si è rifatta.
Nella seconda prevalgono i ricordi, le emozioni, le riflessioni. Sono pagine intense, in cui si delineano le figure dei suoi familiari, costretti a vivere in una realtà via via più disumana, in cui la barbarie diventa l’elemento che costruisce il quotidiano.
Una famiglia ostaggio del fanatismo, che paga a caro prezzo, con l’assassinio di Faris, uno dei fratelli dello scrittore. Una pagina intensa in cui il dolore della madre che accoglie tra le sue braccia il corpo del figlio morente colpisce nella sua drammaticità: “Il capolavoro di Michelangelo – scrive Tawfik – ha lo stesso sguardo disperato di mia madre che teneva tra le mani il corpo del figlio ucciso dall’odio”.
Un sottile filo di collegamento tra lo scrittore e la sua famiglia, una connessione internet incerta, ma sufficiente a capire il dramma che la sua famiglia là, in quella terra devastata dal fanatismo dell’Isis, vive quotidianamente.
Note
[1] Scrittore e traduttore iracheno naturalizzato italiano, Tawfik è nato a Mosul nel 1957. In gioventù ha pubblicato poesie su diverse riviste irachene e nel 1978 ha vinto il Premio di Poesia nazionale. Nel 1979 ha lasciato il suo Paese, un mese dopo il colpo di stato che ha portato Saddam Hussein al potere e si è trasferito in Italia per motivi di studio, conseguendo nel 1986 la laurea in Lettere presso l’Università di Torino, affascinato dalla Divina Commedia di Dante. Da quel momento ha scritto solo in lingua italiana, pur dedicandosi alla divulgazione della letteratura araba (traducendo e curando testi di celebri autori mediorientali come K. Gibran) , collaborando in veste di conoscitore del mondo islamico con La Stampa, la Repubblica, Il Mattino e Il Messaggero.
Tawfik dirige il Centro culturale italo-arabo“Dar al-Hikma” a Torino, ed è membro della Consulta islamica in Italia.













































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