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Sovranisti "sudditi" e sovranità vera: soggezione attuale e il coraggio dell'11 ottobre '85

Aggiornamento: 10 ore fa

Una pagina di storia a confronto con le scelte di oggi

di Marcello Croce


È sorprendente, che una formazione politica nazionale che fino all’ottobre 2022 – in senso apologetico o polemico – era dichiarata “sovranista”, sia oggi al seguito della politica internazionale della presidenza americana: dazi antieuropei, Gaza, Caracas, e adesso anche Iran. Forse che il sovranismo valeva solo come etichetta anti-immigrazione?

Quando ancora a Washington c’era Biden, nel dicembre di quell’anno, anche l’Italia divenne tributaria del gas americano, molto più costoso.[1] Solo la vecchia area di memoria asburgica (Austria, Serbia, Slovacchia, Ungheria) non avendo sbocchi al mare rimase legata alla Russia.

E di recente il governo con la proposta di Tajani ha promosso l’iniziativa politica di classificare i Pasdaran come terroristi a livello UE, mentre sono decise altre sanzioni verso l’Iran. Si è così distinto con un contributo alla destabilizzazione dello Stato iraniano, già pesantemente aggredito dai bombardamenti americani e israeliani dell’estate scorsa, e da decenni ricattato dal peso di sanzioni economiche che mirano ad affamare la sua popolazione, allo scopo di abbatterne il regime e assumere così il controllo delle sue risorse petrolifere.

Non si può non citare, a proposito di questo, le parole pronunciate recentemente, a margine del Forum di Davos, da Scott Bessent, Segretario al Tesoro dell’attuale governo americano, che annuncia essere in corso, nei confronti dell’Iran “una campagna di sanzioni globale, colpendo ogni fase della catena di approvvigionamento petrolifero dell’Iran, dall’estrazione alla vendita fino al regolamento finanziario. L’obiettivo finale, come indicato dal Presidente nel memorandum di febbraio, è portare le esportazioni di petrolio dell’Iran a zero”.[2] Quello di far crollare un’economia allo scopo di impadronirsi delle risorse economiche di un Paese è purtroppo un sistema già sperimentato.

Dove è finito, a questo punto, allora il “sovranismo” che sbandierava l’opposizione parlamentare “di destra” in Italia fino al 2022? E sarebbe forse interesse italiano una catastrofe bellica in una regione geografica cruciale per la nostra importazione petrolifera?


Il sequestro della motonave 'Achille Lauro'

Mi viene in mente, con qualche nostalgia, una data lontana nel tempo ma indimenticabile, l’ottobre 1985. Eppure è poco più che un simbolo: ma di quale levatura! Accosto alla cittadina di Niscemi e alla sua più che ventennale tragedia c’è la base militare del Comando US Navy, il MUOS (Mobile User Objective System), che occupa 1.660.000 metri quadri di terreni boschivi della sughereta di Niscemi, a integrazione della base aerea di Sigonella, da cui si distanzia di una cinquantina di chilometri.

Cosa accadde da quelle parti il giorno del 7 ottobre del 1985, un lunedì? L’epoca era sospesa tra le sconnessioni del decennio precedente e il diluvio che avrebbe investito l’Italia nel decennio successivo. Era passata la bufera culminata nell’omicidio di Moro e dalla bomba di Bologna, eventi in cui è difficile oggi non vedere l’incombenza di oscuri intrecci internazionali. L’Italia ora traversava una fase di assestamento: Presidente della Repubblica era Cossiga. A capo del governo era Craxi, dall’agosto del 1983; agli esteri Andreotti e alla difesa Spadolini.

Il “craxismo” aveva inaugurato uno stile politico inedito, leggero e arrogante perché libero dal senso storicamente tragico della politica. Sostenuto dalla spavalderia del mondo mercantile e finanziario, ormai trionfante e irradiato dalla civiltà del benessere, il consumismo poggiava sugli effetti della vasta mobilità sociale verificatasi nel precedente ventennio, con la scala mobile, la corsa alla seconda casa, l’automobile utilitaria, la televisione al centro delle serate e già trainata da un imprenditore milanese fondatore di Canale 5. C’era anche stata la rivoluzione femminile. E il mondo comunista qualche anno dopo avrebbe vissuto una svolta epocale.

In quel clima sospeso, una nave da crociera è certo anche un simbolo. La nave è italiana e ha nome Achille Lauro. Il grosso dei passeggeri quel giorno è sceso a visitare le Piramidi del Cairo prima che la nave riprenda la rotta verso il porto di Ashod, in Israele, che si trova proprio ai margini della striscia di Gaza. Benché tutti quei passeggeri siano in vacanza, quella terra è infuocata e prossima all’esplosione della prima Intifada (1987).

Sulla nave rimasta quasi vuota di passeggeri, e che attende al largo della costa egiziana, è avvenuto un colpo di mano. Quattro uomini armati tengono in ostaggio quanto resta dei crocieristi e il numeroso equipaggio: ha lo scopo di ottenere la liberazione di cinquanta compagni, deportati nel campo israeliano di Nahariya. Sono palestinesi.

C’è stato un primo contatto tra i membri del gruppo e il governo egiziano. Quel governo si è subito messo in contatto con Roma (la nave è italiana). Appresa la notizia, il ministro Andreotti cerca subito l’amico Arafat, leader storico di Fatah. Arafat dichiara l’estraneità di Al Fatah. E per tutti la Olp, che diffonde un suo comunicato ufficiale per respingere ogni responsabilità. Il gruppo di dirottatori è formato da dissidenti dell’Olp, che ha nome di Fronte per la liberazione della Palestina.


Il braccio di ferro tra Craxi (appoggiato da Andreotti) e Reagan

A Roma si progetta dapprima un intervento militare. Nel corso della notte Craxi, Andreotti, Spadolini si confrontano con l’ambasciatore americano Rabb, subito avvertito. Nel frattempo la nave dirottata si è diretta in acque siriane. Andreotti cerca il presidente Assad, che non è a Damasco.

Nel frattempo si è appreso che i dirottatori vogliono stabilire una trattativa (diversamente minacciano di far saltare la nave), e a questo punto comincia un duro braccio di ferro tra Craxi e Andreotti da un lato, e l’ambasciatore americano spalleggiato da Spadolini dall’altro. L’opposizione intransigente di Reagan a qualsiasi trattativa, cui fa eco l’ambasciatore Rabb, ne impedisce l’avvio.

L’effetto immediato del rifiuto di Rabb è stato però sulla nave l’assassinio a freddo di un anziano passeggero americano (in sedia a rotelle), a nome Leon Klinghoffer. C’è minaccia di un prosieguo delle esecuzioni, fortunatamente impedita dallo stesso capo di quel Fronte, Abu Abbas, che dal Cairo dove è comparso manda ai quattro l’ordine di far subito rotta per l’Egitto, interrompere il progetto e far le scuse all’equipaggio e ai passeggeri. Abbas chiede solo un salvacondotto per i dirottatori, che viene concesso da Craxi.  

Qui però ha inizio un secondo capitolo del dramma. La partita adesso è fra il governo italiano, vale a dire Craxi e Andreotti, e l’esecutivo statunitense, da Reagan a Crabb. Sembra che il comandante della nave abbia omesso fino ad allora di informare il governo italiano del fatto di sangue avvenuto. Come convenuto con l’Italia, il presidente egiziano Mubarak, dopo la liberazione della nave, ha fatto partire un Boeing per Tunisi con i dirottatori a bordo, assieme allo stesso Abbas e a un altro rappresentante dell’Olp. Per farlo, deve ingannare gli americani, facendo loro credere che i dirottatori abbiano già lasciato l’Egitto per conto loro. Consci dell’inganno, gli americani mandano da una portaerei i loro caccia a tallonare l’aereo egiziano.


Negato l’atterraggio da Tunisi (dove c’è la base dell’Olp), il Boeing egiziano volge il muso in direzione dell’aeroporto di Atene. Da Washington, il presidente Reagan, che segue la vicenda minuto per minuto, lancia una minaccia che fa tremare: “You can run, but you can’t hide!” (Puoi scappare, ma non puoi nasconderti). Anche Atene perciò nega il permesso di atterrare.

E nel frattempo che cosa fa il governo italiano? Le cronache raccontano che Craxi è assediato, via telefono, da Michael Leeden, consigliere di Reagan e consulente CIA, che si presenta in veste quasi plenipotenziaria comunicandogli che l’aereo egiziano atterrerà a Sigonella. Alla domanda stupita del capo di governo italiano, che finge di non comprenderne la ragione, l’americano dà questa risposta ironica: “Per il vostro clima perfetto, il vostro cibo delizioso e la vostra cultura millenaria”!

La faccenda dunque ora riguarda solo più il governo italiano. Ora l’aereo egiziano ha esaurito il carburante e i caccia americani che lo affiancano non gli danno scampo. Ai due caccia americani, che gli sono sempre rimasti incollati, si sono aggiunti ancora due grossi aerei militari da trasporto (sempre americani), carichi di incursori armati.

Base di Sigonella: i carabinieri "accerchiano" la Delta Force

Però Craxi, che nel frattempo ha avviato una richiesta di estradizione dei quattro palestinesi a seguito dell’omicidio commesso a bordo della nave, prende la decisione di impedire agli americani di impadronirsi degli occupanti del Boeing egiziano. È un gesto storico, questo, che costerà caro a lui e ad Andreotti che lo affianca.

L’ammiraglio Martini, capo del Sismi, ha ricevuto un messaggio: e ha ordinato a due blindati italiani, a Sigonella, di “guidare” l’aereo egiziano nella parte italiana della base appena tocca il suolo. E così succede. I nostri Vam (Vigilanza aeronautica militare), militari di leva, circondano l’aereo.

Nel frattempo però gli americani sono atterrati e gli incursori della Delta Force non esitano a occupare il suolo “italiano” di Sigonella e, con le armi puntate, accerchiano i Vam, a fianco dei quali ci sono anche dei carabinieri, ordinando loro di farsi da parte.

E qui avviene un fatto senza precedenti negli annali del dopoguerra. Il generale Ercolano Annicchiarico – comandante di quella parte della base – ordina a sua volta di circondare gli americani a due battaglioni di carabinieri, che sono pronti a far fuoco sugli incursori.

È appena passata la mezzanotte. Un’immagine fotografica immortala la scena, perfetta come una coreografia in cerchi concentrici. La tensione è massima. Agli americani, per la prima volta, non resta che la ritirata.

Una drammatica conversazione telefonica avviene nella notte dell’11 ottobre tra il presidente Craxi e il presidente Reagan. Il presidente americano è infuriato, perché esige che Abbas venga consegnato (i quattro terroristi nel frattempo da Sigonella sono stati trasferiti nel carcere di Siracusa). Ma Craxi dà ordine al Boeing con sopra Abbas di decollare e atterrare a Roma (Ciampino).

In risposta, nuovamente due caccia americani si proiettano dalla portaerei Saratoga allo scopo di dirottare l’aereo, che però è scortato da ben quattro caccia dell’aviazione italiana. E nei cieli adesso avviene un duello aereo, ma fortunatamente solo a base di aspre offese verbali. Alle 23,10 di quel venerdì 11 il Boeing egiziano atterra a Ciampino, ancora tallonato da un aereo militare americano, che tocca il suolo dell’aeroporto nonostante gli venga negato il permesso. Non c’è niente da fare però per gli americani. Trasferito a Fiumicino, Abbas ripartirà con un altro aereo alla volta di Belgrado.

In seguito gli alleati di governo (Spadolini, De Mita) provocheranno per ritorsione una (effimera) crisi di governo, obbligando Craxi a dare le dimissioni. L’opposizione del Pci al contrario ne approvò l’operato, quando il 6 novembre di quell’anno il capo di governo socialista difese in Parlamento la legittimità della lotta armata dell’Olp. E il Comitato centrale del Msi, pure all’opposizione, per iniziativa di Beppe Niccolai emanò un ordine del giorno di sostegno al coraggio mostrato da Craxi in difesa della sovranità italiana.

Non si possono avere molti dubbi, invece, che i processi che, otto anni dopo, infamarono i due uomini politici italiani, spazzandoli via dalla scena politica, rappresentarono la resa dei conti con i vertici delle potenze atlantiche per mezzo dei loro sostenitori italiani.

 

Note                                                                                       

[1] In Italia, nel 2025, l’importazione di gas liquido dagli Usa, a sostituire quello russo, è salita al 125,7 %, con un aumento dei costi dal 50% fino a quattro volte di più.

[2] Comunicato ufficiale del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti (U.S. Department of the Treasury), emesso a metà gennaio 2026, e ripreso poi da Scott Bessent durante i suoi interventi pubblici (da www.pangeanotizie.it).

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