Gaza vista mare, con macerie: effetto Board of Peace...
- Savino Pezzotta
- 9 ore fa
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di Savino Pezzotta

A Davos, mentre il mondo finge ancora di interrogarsi su pace, diritti e futuro, Donald Trump ha risolto tutto con la semplicità brutale del palazzinaro: Gaza non è un popolo, non è una ferita aperta della storia, non è nemmeno un luogo di lutto. È “un grande pezzo di terra” sul Mediterraneo. Vista mare, ovviamente.
Dopo decenni di assedio, dopo un territorio raso al suolo, dopo migliaia di morti, la soluzione arriva scintillante: grattacieli di lusso, hotel, una “destinazione di viaggio”. La pace, finalmente, assume la forma che le è più congeniale: quella di un investimento immobiliare. Altro che negoziati, diritto internazionale o autodeterminazione. Bastano rendering patinati e capitali privati.
Il nuovo “Consiglio di pace” – nome che meriterebbe un premio per il cinismo – dovrebbe addirittura esercitare il potere governativo sui territori palestinesi. Palestinesi che, dettaglio curioso, non vengono mai nominati. Né loro, né la Palestina, né il diritto a uno Stato. Spariti. Evidentemente incompatibili con il progetto architettonico.
Jared Kushner, genero del presidente Trump, con l’aria di chi presenta un resort ai Caraibi, parla di 25 miliardi di dollari e di “fantastiche opportunità di investimento”, a patto di una semplice premessa: disarmare Hamas. Come se la tragedia di Gaza fosse un problema di sicurezza da bonificare prima dell’apertura del cantiere, e non una questione storica, politica e umana.
Il tutto mentre sullo sfondo resta l’indicibile: una popolazione annientata, un territorio distrutto, un genocidio che diventa nota a piè di pagina di un business plan. Davos applaude, o quantomeno ascolta in silenzio. Perché in certi salotti globali la guerra è una seccatura, ma la ricostruzione può essere un affare.
Così la pace, da parola fragile e scomoda, viene definitivamente riconvertita: non più giustizia, ma valorizzazione immobiliare. Non più diritti, ma rendita. Non più popoli, ma metri quadri. Gaza, finalmente, “avrà successo”. Purché nessuno chieda per chi.













































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