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Europa Confederata o Federata: non è importante il nome, ma il "come" e il "quando"

Da Giulio Tremonti (centro destra) una riflessione sul nodo centrale della politica europea. Per la Segretaria nazionale del Pd Elly Schlein la strada da percorrere è l'Europa federale

di Mercedes Bresso*

 

Nell'intervista di oggi, 11 febbraio, rilasciata al Corriere della Sera, Giulio Tremonti, una delle teste pensanti del centro destra, rilancia l’idea della Federazione Europea come concepita nel Manifesto di Ventotene. È una interessante apertura da parte di un esponente della parte politica che ha sempre osteggiato il processo di unificazione europea. Tremonti dice che si potrebbe parlare di Confederazione Europea, pensando forse con questo nome di attenuare l’impatto politico della decisione, che ormai tutti vedono come una necessità, di procedere con l’integrazione politica e di costruire quella che Macron chiama un’Europa Potenza, capace di riprendersi il suo posto fra le grandi potenze mondiali.

Concordo con lui che se per i capi di Stato il termine Confederazione fosse più facile da accettare, si potrebbe fare. In fondo la Svizzera che è una federazione di fatto da 500 anni, continua a chiamarsi Confederazione. Il punto resta quello dell’abolizione del voto all’unanimità: in Svizzera ad esempio è richiesta la maggioranza degli Stati e la maggioranza della popolazione. Potrebbe essere una buona formula per tutelare grandi e piccoli Stati, come aveva scritto il Parlamento Europeo nella sua proposta di modifica dei Trattati.

L’altro punto punto essenziale è quello delle competenze, all’UE mancano quelle politiche, le sole che possono farne una Potenza a livello mondiale, titolo su cui si è espressa oggi anche il Pd con la Segretaria Elly Schlein che ha parlato esplicitamente di un'Europa che deve viaggiare verso il federalismo.

Quindi, si ritorna alle competenze. Queste potrebbero essere, come ho già avuto modo di scrivere: politica estera e difesa comuni, bilancio più consistente, risorse proprie fiscali e una, sia pur limitata, capacità di indebitamento, semplificazione e unificazione normativa, adozione della procedura legislativa ordinaria, con il Parlamento co-legislatore, su tutti o quasi i temi, uso maggiore di regolamenti direttamente applicabili, al posto delle direttive, uniformando così la legislazione degli Stati Membri, normativa semplificata e adozione del 28 esimo regime per le imprese europee.

Quasi tutte queste modifiche potrebbero essere fatte adottando, ad esempio, la cooperazione strutturata che permette di decidere a maggioranza e di partire con i paesi che ci stanno, purché agli altri sia consentito di entrare quando lo volessero.

Così le modifiche ai trattati potrebbero essere ridotte al minimo e, in caso qualcuno non volesse starci, si potrebbe usare un trattato ad hoc, come quello di Schengen.

Sulla difesa comune ricordo che non sarebbe necessario unificare gli eserciti, ma solo creare una forza europea di intervento e coordinare gli eserciti nazionali: spetterebbe agli Stati (come è  già ad esempio per gli Stati Uniti) fornire le forze armate in caso di guerra contro di noi.

Forse questo è il momento per quello che Draghi chiama il Federalismo pragmatico. Chiamiamolo come vogliamo, ciò che conta è che l’Europa parli con una voce sola e possa difendersi anche da sola. Se questo dovesse comportare anche più flessibilità in materie meno rilevanti, ma a cui gli Stati Membri hanno difficoltà a rinunciare, pazienza. Ciò che conta è far sì che l’Europa torni a collocarsi in condizioni di parità con gli altri giganti mondiali: Stati Uniti, Cina, Russia. Non dovrebbe essere difficile per il più grande mercato mondiale.

Potrebbe aiutare i nostri governi a decidere,  ricordare loro che non si tratta di cedere la propria potenza ma di crearne una, mai esistita, che riguardi larga parte del continente e che rinnovi con la nostra grande storia. Un’Europa unita e forte è stata il sogno di tutte le grandi menti della maggior parte dei paesi europei: creare una sorta di Pantheon dei fondatori potrebbe essere un’idea faro per cominciare a costruire non solo la potenza ma anche l’identità europea.


*Presidente del Movimento Europeo Piemonte


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