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L'Editoriale della Domenica. Smarriti il buon senso e il senso del sacro, che cosa ci resta?

Aggiornamento: 5 ore fa

Dall'omicidio di Zoe Trinchero al tentativo di linciaggio di un nordafricano ieri a Nizza Monferrato, e all'undicenne in provincia di Belluno, costretto a scendere dall'autobus e a dirigersi a piedi nella neve verso la scuola per sei chilometri


di Stefano Capello


Zoe Trinchero aveva diciassette anni. La sua vita è stata spezzata ieri, sabato 7 febbraio. L'autore dell'omicidio è un suo amico, meno di vent'anni, Alex Manna. L'ha uccisa per poi gettarla in un corso d'acqua, perché aveva resistito alle sue avances. La resistenza di una donna ha provocato il cedimento della "resistenza" a non sprofondare nell'orrore di un uomo dinanzi al rifiuto.

Non è la prima volta che la cronaca si occupa di questo cortocircuito che s'innesca passando dal desiderio all'odio, in una contrapposizione di pulsioni e istinti primordiali. Ma qui ci fermiamo per non scadere in un'interpretazione psicologica, inevitabilmente affrettata e superficiale. Rimane, però, al netto della psicologia, lo sconvolgimento per una comunità tramortita dalla tragedia.

In questo caso è Nizza Monferrato, un centro di poco più di diecimila abitanti in provincia di Asti, che per qualche giorno, settimana, mese, proverà a cercare risposte nelle faglie dei propri vissuti individuali e collettivi, prima di prepararsi alla prevista negazione che il brutale avvenimento di sangue, cioè la violenza, le possa appartenere. Sarà l'ennesima, comprensibile, autoassoluzione destinata come in altri mille casi a ingannare sé stessi, perché è inaccettabile accettare, anche soltanto un accenno d'idea, che il clima di odio sia penetrato in profondità nelle pieghe della nostra società, indipendentemente dalla morale che ognuno di noi manifesta e persegue individualmente.

Giudizio severo, privo di riscontri oggettivi? A mio avviso, è esattamente il contrario. E lo dimostra un altro elemento della cronaca di ieri, messo però ai margini nella ricostruzione dell'episodio: il tentativo di linciaggio di un giovane nordafricano, descritto con limiti psichici, indicato come il presunto omicidio di Zoe.

Nei confronti del giovane nordafricano, evidentemente considerato un "estraneo", un "diverso", il passaggio dall'anticamera del sospetto alla certezza del reato si è prodotto alla velocità della luce, con una eco che richiama storie di segregazione, di razzismo, di schiavitù, dove il colpevole d'ufficio è il "nero".

Allora come la mettiamo? In quale recesso è precipitato il nostro autocontrollo? E perché in determinate circostanze la bussola del buonsenso impazzisce e confonde la nostra mente suggestionata unicamente dalle emozioni e non più guidata dal raziocinio, da ciò che è utile alla convivenza civile?

Sono domande che potrebbero essere riproposte osservando anche un'altra recente vicenda, all'apparenza distante per caratura ed epilogo, ma che ha più di un punto di contatto con le reazioni irrazionali e con il degrado dei comportamenti e la perdita totale del senso della conseguenza.

Il fatto di cronaca è avvenuto in provincia di Belluno una settimana fa o poco più ed ha catturato l'attenzione dell'informazione per l'istante necessario a mettersi a posto con la propria coscienza..., prima di scomparire nel tritacarne della retorica per i Giochi Olimpici: vittima un bambino di 11 anni "invitato" a scendere dall’autobus per non avere il biglietto in regola sul percorso Calalzo-Cortina, così costretto a camminare a rischio ipotermia sotto la neve per raggiungere la scuola. Si noti che il biglietto dell'autobus ha subito un incremento tariffario non proporzionato al chilometraggio per compensare i costi delle Olimpiadi. .

Si tratta di un episodio che si può accostare a una frase di Mircea Eliade: "l’homo religiosus crede sempre che esista una realtà assoluta, il sacro, che trascende questo mondo, in questo mondo si manifesta e per ciò stesso lo rende reale". Eliade come storico della religione ne dà una spiegazione dal punto di vista di una umanità “religiosa”. Anche da un punto di vista laico si può parlare di sacralità, non legata a dogmi religiosi o ad una fede trascendente, che conferisce un valore profondo alla vita, alla dignità umana ai valori condivisi ed alle istituzioni.

Pensando il bambino che deve scendere dall’autobus perché senza biglietto o ascoltando la proposta d’introdurre il metal detector nelle scuole dobbiamo ammettere che abbiamo smarrito insieme al buon senso anche il senso del “sacro”. I bambini sono sacri. La scuola è un luogo sacro. E per estensione, lo dovrebbero essere anche i rapporti tra individui, se accogliamo l'invito biblico e evangelico ad amare il prossimo tuo come te stesso (Levitico 19:18; Matteo 22:39).

Morale: prima di reprimere, occorre capire e riappropriarsi del senso del sacro, certamente dal punto di vista religioso, ma anche da un punto di vista laico. Anche se apparentemente fuori moda, la mia è una digressione personale e professionale, quando entro in classe, chiedo agli alunni di alzarsi in piedi, e loro lo fanno molto volentieri perché è mia consuetudine spiegare il senso del gesto. Gli studenti si alzano in segno di rispetto, non tanto del professore, ma di quello che il professore rappresenta: cioè l’istituzione scuola. Alzandosi per rispetto all’istituzione, si alzano anche per loro stessi in quanto parte della medesima istituzione. Da questo rispetto, da questa sacralità ritrovata, potremmo ripartire nei rapporti interpersonali, tra adolescenti e giovani.

Dobbiamo ritrovare il senso delle Istituzioni, dobbiamo ritrovare chi è in grado di essere credibile, di essere di esempio. Dobbiamo avere figure significative per le quali è necessario alzarsi in piedi , ma non per loro, bensì per ciò che esse rappresentano.

 

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