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Trump attende Netanyahu, mentre dal 10 ottobre a Gaza sono morti 451 palestinesi

Aggiornamento: 2 ore fa

Mercoledì prossimo, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu incontrerà Donald Trump in America. Al centro della discussione cìè e ci sarà l'Iran come annunciato da secondo fonti governative di Tel Aviv. Nello specifico, i due alleati discuteranno della limitazione dei missili balistici e l'auspicio di una nuova stretta nei rapporti tra Usa e il regime di Khamenei. Di Palestina e Gaza si discuterà, invece, il 19 febbraio, alla prima riunione del Board of Peace che dovrebbe prevedere l'ingresso degli esperti palestinesi e il primo confronto con Israele dal 7 ottobre 2023. .

Fino a quella data l'agenda per Gaza rimarra desolatamente vuota e non si veda all'orizzonte nulla che possa schiodare Netanyahu dal proseguire il suo piano di capillare distruzione di Gaza e di intimidazione dei palestinesi all'ombra di quella che è agli occhi del mondo una finta tregua. Il lavoro sporco, infatti, continua ad essere appaltato all'esercito che uccide uomini, donne, vecchi e bambini, mentre gli Stati Uniti, come scrive Al Jazeera, si preparano alla seconda fase, quella della "demilitarizzazione, governance tecnocratica e ricostruzione". È il mondo di Trump che si muove in una realtà virtuale, ad uso e consumo di affari e speculazioni. Al punto che Al Jazeera è costretta a domandarsi, per non scivolare nella subalternità al Trump-pensiero, che cosa ne sia davvero dei 20 punti del piano stilato dalla Casa Bianca tre mesi fa, "mai diventati una realtà sul campo", afferma il network del Qatar che ricorda come sia stato disatteso il cessate il fuoco, mentre continua a essere un miraggio la linea di confine del ritiro israeliano da parti di Gaza per consentire l'ingresso completo degli aiuti umanitari e aprire il valico di Rafah alla frontiera egiziana.


Guterres amaro: "Più che una tregua, è fuoco ridotto"

Certo, si sono diradati gli attacchi israeliani di prima dell'accordo, ma il bilancio giornaliero delle operazioni militari con la stella di David è diventata una tragica e sanguinaria farsa per il popolo palestinese che dallo scorso 10 ottobre piange 451 morti e 1.251 feriti. Una media, fa notare Al Jazeera, di quasi cinque vittime ogni giorno, all'interno di uno scenario che il segretario delle Nazioni Unite Guterres ha definito con amarezza "più che una tregua, un fuoco ridotto". E che spiega, almeno in parte, la riluttanza di Hamas - nella capitale egiziana insieme con altre fazioni palestinesi per discutere il futuro di Gaza - a cedere le armi a un Israele che ha disatteso l'impegno di liberare tutte le donne e i minori come previsto dall'intesa. E non solo, perché gli ostacoli che frappone Tel Aviv alla libera circolazione degli aiuti umanitari continua a penalizzare la Striscia di Gaza che soffre sulla sua pelle una perenne emergenza sanitaria, con una carenza di farmaci del 43 percento e una carenza di attrezzature mediche del 66 percento.


Hareetz: "Il premier ha mentito e distorto sul 7 ottobre"

Diffidenza e ostilità dunque verso Netanyahu anche convalidate dal clima politico che si respira in Israele, dove ieri, sabato 7 febbraio, migliaia di persone hanno manifestato contro il premier, chiedendo una commissione d'inchiesta che indaghi sull'attacco del 7 ottobre 2023 e sulla morte degli ostaggi. Come riporta Haaretz, che nelle pagine on line scarica un'altra copiosa bordate di accuse all'esecutivo, è del tutto evidente che Netanyahu "ha mentito, distorto e omesso fatti nella sua versione degli eventi del 7 ottobre e nelle decisioni che hanno portato al fallimento dell'intelligence". Un giudizio che deriva, spiega Haaretz, dalle lettura dei verbali di un documento declassificato di 55 pagine.


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