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"Lo sguardo nomade": ultimo fine settimana al Museo Nazionale del Risorgimento

Domani, 28 gennaio, chiude la mostra dedicata a Ivo Saglietti



di Vice


La retrospettiva sulla figura di Ivo Saglietti, fotografo di caratura internazionale, scomparso il 2 dicembre scorso, quasi alla vigilia dell'inaugurazione (una corsa contro il tempo tentata dagli organizzatori)[1], che accoglie i visitatori del Museo Nazionale del Risorgimento nella manica che corre lungo il salone principale, chiuderà domani. Ultimi due giorni quindi per ammirare le 53 foto esposte di un artista che ha sempre messo al primo posto il dovere di informare, di porre il suo "sguardo nomade" su grandi avvenimenti mondiali, sulle guerre, sulle catastrofi naturali con il massimo del rigore, ma con pari sensibilità verso il dolore degli altri. "Sguardo nomade", quello di Ivo Saglietti, mai indiscreto.

Uno sguardo, quello dell'obiettivo della macchina fotografica, che si è nutrito di "laicismo e di spiritualità", come è stato detto nel dibattito di mercoledì scorso, 24 gennaio, che idealmente ha voluto sintetizzare il percorso intellettuale dell'artista in mostra, evento realizzato con il determinante patrocinio del Consiglio Regionale del Piemonte e del suo Comitato Diritti umani e civili, e il sostegno di Banca Intesa Sanpaolo.









Laicismo e spiritualità visti e letti attraverso non una sola foto specifica, ha ricordato Federico Montaldo, amico del fotoreporter e presidente dell'Archivio Ivo Saglietti, ma che tuttavia si prestano alla più variegata gamma di emozioni. "Impossibile sceglierne una", è stato aggiungo dagli altri partecipanti al dibattito, da Tiziana Bonomo, curatrice della mostra a Michele Ruggiero, presidente de La Porta di Vetro e organizzatore dell'iniziativa, e a Sergio Durando, responsabile della Pastorale Migranti della Diocesi torinese. Quest'ultimo ha sottolineato la capacità di Ivo Saglietti nel dare voce ai silenzi di quei volti raffigurati che sono marginalizzati dal contesto della Storia, quando in realtà, come i migranti o i perseguitati dalla fame e dalla guerra, sono l'elemento centrale della nostra umanità sofferente e dolente.

L’incontro con l’altro ci cambia: una frase circolata[2] e ripetuta tra i relatori che non poteva non trovare d'accordo i presenti al dibattito. Così gli scatti di Ivo Saglietti, vissuti in quarant'anni di professione, possono dare anche a noi la forza per proseguire il viaggio dell’incontro verso i nostri simili, catturarne le aspettative e le speranze, e dare anche più forza all'utopia che rimane il viaggio più misterioso che l'umanità abbia intrapreso dalla sua apparizione sulla Terra.


Note

https://www.laportadivetro.com/post/la-poetica-fotografica-di-ivo-saglietti-al-museo-nazionale-del-risorgimento;



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