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Vita (politica) di uno statista obliato, Urbano Rattazzi iunior

Aggiornamento: 11 dic 2025

di Alberto Ballerino


Nel tardo pomeriggio di oggi, 11 dicembre, alle 17,30, viene presentato nella sala Bobbio della Biblioteca Civica ‘Francesca Calvo’  in piazza Vittorio Veneto 1 ad Alessandria il nuovo numero della ‘Rivista di storia, arte e archeologia per le province di Alessandria e Asti’. Come anticipato nei giorni scorsi[1] tra i suoi saggi spicca quello di Francesco Cacciabue dedicato a Urbano Rattazzi Iunior (1845-1911), nipote dell'omonimo statista, primo ministro del Regno d'Italia (1862) nato ad Alessandria nel 1808, che sul finire dell'Ottocento ebbe un ruolo di primo piano alla corte della dinastia sabauda con re Umberto I.


Urbano Rattazzi è un nome che evoca subito il Risorgimento: il connubio, l’accordo tra lo statista alessandrino e Cavour aprì la fase decisiva del processo verso la costruzione dell’Unità d’Italia. Ma importante nella storia nazionale è anche l’omonimo nipote, Urbano Rattazzi Iunior, come stanno dimostrando i saggi con cui Francesco Cacciabue ricostruisce la sua biografia. Il tema affrontato in questo caso è il primo governo Giolitti (maggio 1892 - dicembre 1893),  momento cruciale per lo Stato Unitario. Non solo costituisce la prima e breve esperienza come presidente del consiglio dello statista di Mondovì, destinato però negli anni post crispini, quelli seguiti alla disastrosa politica coloniale nel Corno d'Africa, a dirigere l'ingresso nel Novecento del nostro Paese, ma guarda alle vicende dello scandalo della Banca Romana e alla rivolta dei Fasci Siciliani.

Urbano Rattazzi Iunior, grazie al rapporto strettissimo con Umberto I, ha un ruolo decisivo nella nascita del primo governo Giolitti. È  Ministro della Real Casa, istituto tipico di un regime semi-parlamentare quale lo Statuto Albertino, che assiste il Re nei suoi compiti costituzionali. Proprio con Rattazzi Iunior questo incarico raggiunge il massimo del potere, andando ben oltre la linea di confine dei compiti, paradossalmente grazie allo loro indeterminatezza. In realtà, con Umberto I che vuole assicurare stabilità istituzionale e rafforzare la governabilità ancora fragile dopo il compimento del processo unitario, il suo fidato consigliere ha buon gioco nell'indirizzarlo sul solido e concreto Giolitti, di cui è amico, per raggiungere l'obiettivo, servendosi anche dell’appoggio delle rete dei parlamentari piemontesi, tra cui è da sottolineare l’importanza dell’acquese Giuseppe Saracco.

Il suo intervento a sostegno di Giolitti è evidente anche nelle fasi pre-elettorali del novembre 1892. Significativo il caso di Sulmona, dove appoggia Mansueto De Amicis: in questo caso riesce persino a rinviare una battuta di caccia del candidato insieme al principe ereditario per stornare i sospetti di una sponsorizzazione della famiglia reale. Nel collegio di Oviglio, il candidato governativo dovrebbe essere Devecchi; invece, suggerisce a Giolitti di servirsi di Paolo Robecchi che “può molto” nel vicino centro di Castellazzo, segnalando che per ottenerne l’impegno basta concedergli il trasferimento da tempo richiesto a Milano. Un impegno forte e capillare che dunque non si limita ad indirizzare le scelte del monarca. Inizialmente l’intesa tra Rattazzi e Giolitti è buona e promette di migliorare nel tempo, ma le due gravi crisi dei Fasci Siciliani e della Banca Romana interrompono questa fase della storia nazionale. Solo più avanti, all’inizio del Novecento, Giolitti potrà tornare al governo, dando il via a un importante e fondamentale periodo di crescita economica e politica della penisola.

Già in questa prima breve esperienza emergono però alcuni degli indirizzi che caratterizzeranno sempre la sua politica. Per esempio, davanti al moto dei Fasci Siciliani, Rattazzi, venendo incontro ai desideri del Re, suggerisce all’amico di intervenire autoritariamente per fermarli, ma riceve un netto rifiuto. Giolitti è già fedele alla linea secondo cui lo Stato deve rimanere neutrale di fronte agli scontri sociali in base a una visione liberale che continuerà a seguire anche successivamente. 

Alla caduta del governo Giolitti, non si farà attendere la reazione vendicativa di Francesco Crispi, che impone al recalcitrante Umberto I di allontanare Rattazzi dai vertici del Ministero della Real Casa. È l'inizio di un periodo difficile per il giovane Stato unitario, che sul finire del secolo entra in un vortice di pericolose tentazioni autoritarie. Sembra la fine della carriera politica per Giolitti e Rattazzi, esponenti dell’area più aperta del liberalismo italiano. Ma non è così. Successivamente la collaborazione tra i due riprenderà in un contesto diverso, a dimostrazione di quanto fosse stata importante questa prima cooperazione.


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