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Lavoro e Intelligenza Artificiale: la prudenza non è mai troppa...

Aggiornamento: 16 dic 2025

Nell'ultimo incontro della Porta di Vetro dedicato alla nuova e rivoluzionaria tecnologia


Ieri sera, 15 dicembre, si è concluso il primo ciclo di incontri sull'Intelligenza artificiale promosso dalla Porta di Vetro presso il SocialFare di Torino, in via Maria Vittoria 38. L'argomento "lavoro", con i suoi risvolti e implicazioni sociali, sull'occupazione e sulla formazione di nuove professionalità, è stato al centro del dibattito che si è sviluppato tra Igor Piotto, segreteria della Camera del Lavoro di Torino, e l'avvocata penalista Maria Grazia Cavallo. In primo luogo, è stato affrontato da Piotto l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’organizzazione dei processi produttivi che oggi si configura come una transizione di fase. Si tratta, ha ricordato il sindacalista, di un mutamento che non ridisegna solo gli assetti organizzativi della prestazione ma agisce sui meccanismi da cui si genera il valore. In altri termini, ci si trova dinanzi a una transizione che agisce su due versanti: da un lato produce un “effetto sostituzione”, dove alcune attività lavorative risultano maggiormente esposte al rischio di “estinzione”, sostituite dalla combinazione di intelligenza artificiale e robotica avanzata. Dall’altro lato, un “effetto incremento” che spinge l’organizzazione del lavoro e dunque la prestazione lavorativa nella direzione di una estensione di competenze e professionalità per fronteggiare il rischio di obsolescenza.

La convergenza di queste due tendenze può determinare un effetto incrociato. Maggiormente esposte al rischio sostituzione sono le attività di natura impiegatizia e amministrativa, con una selezione di genere, considerata la prevalenza dell’occupazione femminile in queste attività. Sul polo opposto risultano esposte in maniera più limitata le attività che maggiormente caratterizzate da una componente relazionale, difficilmente standardizzabili: lavoro di cura, attività creative, lavoro artigiano.[1]

Vi è poi un capitolo tutto incentrato sulle frontiere della robotica, in cui si assiste ad un’ampia sperimentazione assistita dall’intelligenza artificiale sul terreno della produzione industriale. Una sperimentazione che va dalla “Dark factory” (fabbrica completamente robotizzata nello stabilimento cinese di Xiaomi), ai robot umanoidi progettati per operare in ambienti umani, alla produzione assistita dalla rete neurale negli stabilimenti BMW in North Carolina, alla robotizzazione nel settore logistico di Amazon, ai robot della strategia “Optimus Gen.2” di Tesla. Sono alcuni esempi di robotizzazione assistita dalle tecniche di intelligenza artificiale.

Diverso è il caso, hanno ricordato sia Igor Piotto, sia Maria Grazia Cavallo, rispetto all’applicazione dell’IA a supporto di attività produttive e lavorative. È il caso della sanità, dell'applicazione anche in ambito manifatturiero (il lavoro manuale si evolve in  supervisione di sistemi cyber-fisici), delle attività di formazione e apprendimento con implicazione critiche sulla capacità/necessità di preservare il distacco del pensiero critico. L'intelligenza artificiale, per esempio, è sempre più popolare nel fornire risposte esaurienti e personalizzate nei settori commerciali (marchi di moda), finanziari (carte di credito), compagnie aeree con i loro "assistenti virtuali" e si pone verso l'integrazione e connessione con altre tecnologie emergenti nell'esplorazione di nuovi comparti, dalla medicina, come già ricordato, all'agricoltura, alla logistica.

L'altra faccia della medaglia è rappresentata da una IA che genera incrementi di produttività ed allo stesso tempo determina anche nuove forme di sfruttamento e deprivazione: le piattaforme contengono meccanismi algoritmici che impongono ritmi e tempi di esecuzione da cui derivano elevati livelli di sfruttamento, se non addirittura di licenziamento di personale, come ha ricordato Maria Grazia Cavallo, sottolineando anche la tendenza ad aumentare la diseguaglianza economica. In altri termini, come ha evidenziato Andrew Ingram, a proposito di una intelligenza artificiale conversazionale "la tecnologia può migliorare la comunicazione, fornire supporto emotivo e mentale e aumentare l'efficienza operativa, potrebbe anche portare a problemi di sicurezza, privacy e sostituzione del lavoro. Pertanto, è importante che gli sviluppatori e gli utilizzatori della tecnologia considerino attentamente le implicazioni sociali e lavorino per minimizzare gli effetti i negativi e massimizzare i benefici".[2] Ne consegue, per usare le parole di Igor Piotto, che il contrasto alle forme di sfruttamento e di annullamento del valore del lavoro richiama la necessità di appropriarsi delle metodologie dell’IA e della sua applicazione per poter esercitare una azione di tutela e rappresentanza del lavoro, e sottrarsi ai rischi di un "tecnofeudalesimo" evocato da Yanis Varoufakis, ex ministro delle Finanze greco e leader del partito di sinistra MeRa25. Diventa così necessario appropriarsi delle metodologie e delle strutture cognitive dei meccanismi che presiedono l’Ai, a partire dalla scienza delle reti, in una nuova combinazione di ricerca-intervento, dall’analisi delle reti nel lavoro alla sua trasformazione in azione collettiva.[3]

 

Note

[1]  Secondo una indagine di Ranstad Research Italia (su Dati Istat e Banca d’Italia) nel prossimo decennio saranno oltre 10mln le lavoratrici e i lavoratori esposti alle trasformazioni indotte dall’Ai: 47% a bassa qualifica, 43,5% a media qualifica e il 9,9% ad elevata qualifica, con relativi problemi di esclusione per le fasce più deboli. Importante la sensibilità emersa in ambito scientifico, ad esempio Parisi e Hinton entrambi Nobel per la fisica, rispetto alla possibilità di innescare nuove logiche redistributive della ricchezza, con un reddito di base per fronteggiare le conseguenze di questa imponente transizione tecnologica.

[2] Andrew Ingram, ChatGPT, la rivoluzione della comunicazione. Greenbooks Editore

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