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La "riforma" della Giustizia criminalizza anche Garlasco...

Dal discorso ad Atreju della presidente del consiglio Giorgia Meloni


di Rocco Artifoni


"La separazione delle carriere rafforzerà l'imparzialità del giudice. Sono misure di buon senso. Sono misure che servono all'Italia". Sono parole di Giorgia Meloni, nel discorso conclusivo alla festa di Fratelli d’Italia ad Atreju, ieri l'altro, domenica 14 dicembre.

La frase - compresa un po’ di retorica - non stupisce, anche se i dati dimostrano che la separazione delle carriere esiste già di fatto e di conseguenza non è chiaro perché Governo e Parlamento abbiano approvato una legge di revisione costituzionale.

"I governi passano, ma le leggi rimangono e incidono sulla vostra vita più di quanto possiate immaginare. Votate per voi stessi, per i vostri figli, per il futuro di questa nazione”, ha aggiunto la Presidente del Consiglio dei ministri.

In questo caso la retorica è notevole, ma nella sostanza si può concordare. A maggior ragione che non si tratta di una legge ordinaria, ma di un referendum sulla modifica della Costituzione.

"Votate perché non ci debba più essere una vergogna come quella che stiamo vedendo a Garlasco, ultimo caso, solo da un punto di vista temporale, di una giustizia che va profondamente riformata", ha concluso la leader del partito di maggioranza relativa. Peccato che nel testo della riforma Costituzionale non c’è una virgola che abbia a che fare con la vicenda di Garlasco.

È incredibile come si possa motivare un voto, citando eventi che in realtà non hanno alcun nesso con l’oggetto della chiamata alle urne. In questo caso non si tratta nemmeno di propaganda o di strumentalizzazione, ma di addossare intenzionalmente colpe a chi non ne può avere.

Per giustificare le proprie scelte si cercano capri espiatori o esempi da demonizzare, promettendo soluzioni magiche o taumaturgiche. "Il capro espiatorio non è solo quello che, all’occorrenza paga per gli altri. È soprattutto, e anzitutto, un principio esplicativo", ha scritto Daniel Pennac, l'autore del ciclo Malaussène.

L’impressione è che si sia deciso che la magistratura debba essere punita. Pertanto, qualsiasi fatto che possa in qualche modo sembrare valido come giustificazione viene utilizzato.

George Packer, un giornalista americano, ha acutamente sintetizzato la questione: "L’ideologia conosce la risposta prima che la domanda sia stata posta".

 

 

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