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Un libro per voi: "Se non ci lascerem la pelle"

Aggiornamento: 2 ore fa

Stasera, venerdì 23 gennaio, alle 21, presso la sede ANA (Associazione nazionale alpini) di Rivoli, Leonardo Mastrippolito presenta il suo libro "Se non ci lascerem la pelle", viaggio a ritroso nel tempo che ci riporta alla I guerra di Indipendenza combattuta dal Regno di Sardegna e dal suo re Carlo Alberto contro l'Impero Austro Ungarico nel 1848, che si conclude con la disfatta di Novara, l'abdicazione del sovrano a favore del figlio Vittorio Emanuele e l'esilio ad Oporto, in Portogallo.  La trama del libro.


Francesco è un giovane contadino ventenne che vive in un paese di Langa nella prima metà dell’Ottocento.

Il duro lavoro nei campi e la malora lo tengono stretto in pugno e lo distraggono dagli avvenimenti politici del tempo, riacutizzati da quel fatidico 1848.

È analfabeta, una condizione non dissimile da tanti giovani del paese e ignora le istanze liberali e le idee rivoluzionarie che spingono, da tempo, le classi sociali più illuminate a ribellarsi agli assolutismi dinastici.

Avulso dai problemi socio-economici e politici del piccolo Regno Sardo, Francesco lavora un fazzoletto di terra che a stento gli procura da vivere. Vive in un ambiente dove gli strati sociali più bassi sono isolati dal mondo.

Del resto lui e gran parte della popolazione sono esclusi dalla vita politica. Queste discriminatorie condizioni lo spingono ancora più in basso nella società civile, tuttavia la sua vita è utile allo Stato per la guerra che sta per iniziare. In questo contesto locale ed europeo, la vita di Francesco ha un sobbalzo quando due impettiti reali carabinieri consegnano a lui e al fratello minore il foglio di richiamo al servizio militare, il Regno Sardo è in armi e in guerra. Inizia per lui la vita sotto le armi, il duro addestramento. 

Francesco arriva al suo reparto quando la prima fase della I guerra d’Indipendenza è da poco terminata, ma nel marzo del 1849, l’esercito Sardo, riorganizzato alla meglio, riprende indomito le ostilità.

È il momento del battesimo del fuoco per Francesco, che combatte in una terra per lui ignota, guerreggiando per ideali che non comprende, rischiando la pelle in mezzo a gente che arriva da lontano e che si esprime in dialetti a lui sconosciuti.


Al secondo giorno la prima sconfitta a Mortara, seguita il giorno successivo dal definitivo crollo dell'esercito a Novara; in soli tre giorni la guerra è conclusa. È il 23 marzo 1849 che segna la resa e l’abdicazione di Carlo Alberto. Durante lo scontro di Mortara Francesco è catturato dagli austriaci. La prigionia è dura, ma durante la forzata inattività riflette sulla sua condizione. La breve conoscenza di una giovane contadina del luogo, adibita a vivandiera dei prigionieri, lo consola e rallegra. Lentamente in lui, giovane ventenne, cresce oltre alla simpatia per la ragazza, un nuovo sentimento, un nuovo ideale.

In battaglia ha visto l’audacia di molti suoi compagni gettarsi in avanti verso il nemico a sprezzo della vita, il coraggio dei tanti volontari - perlopiù giovani come lui - che si sono spontaneamente presentati per combattere, sostenuti da ideali di speranza e libertà che incomincia ad apprezzare, a comprendere. Seppur sconfitti hanno combattuto duramente, con fierezza sotto una nuova bandiera tricolore che ha sostituito, dopo secoli, lo storico vessillo azzurro sabaudo. La prigionia dura poco, la tregua firmata ha condizioni benevole per i piemontesi.

Ritornerà presto a casa maturato e, nonostante la bruciante sconfitta, cambiato, orgoglioso della partecipazione alle prime fasi del Risorgimento, ringraziando la buona sorte e il buon Dio per non averci lasciato la pelle. 

 

 

 

 

 

 

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