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Detto in pochissime parole. Come in "Dieci piccoli indiani" la libertà si avvia a morire...

di Indiscreto Controcorrente


La trama di Dieci piccoli indiani, il più famoso giallo di Agatha Christie, non ha bisogno di anticipazioni, non fosse altro per l'enorme popolarità ricevuta da oltre 110 milioni di copie vendute e le numerosissime trasposizioni cinematografiche. Dunque, non vi ritorneremo sopra, se non per ricordare che ad una ad una le persone invitate su un'isola sono eliminate, pur consapevoli del tragico destino cui sono promesse fin da primi piccoli passi della storia.

Non dissimile è il destino che si sta prefigurando per la nostra libertà. Pezzo dopo pezzo, in una cornice di allarmismo che trasfigura la storia del nostro Paese e ne addebita i misfatti a un solo colore ideologico spacciato per parte politica, i nostri diritti civili sono messi in naftalina. Di qui i decreti sicurezza e le piccole amputazioni alla Costituzione, che prendono il nome altisonante di Riforma della Giustizia, che nella prassi quotidiana realizzano sottrazioni congiunte allo Stato di diritto. Ovviamente in nome del popolo sovrano e anche - aspetto perverso che ricorre spesso nella storia - delle fragilità umane.

Si dirà, perché scomodare Agatha Christie?, sarebbe sufficiente ricordare la storiella della rana gettata nella pentola in acqua fredda e cotta a fuoco lento. Ma nel cinquantesimo anniversario dalla scomparsa della scrittrice, un tocco di humour inglese ci è parso il modo migliore per non precipitare di colpo nel pessimismo cosmico. O forse perché in cuor nostro speriamo ancora che a differenza del sottotitolo del libro E poi non rimase nessuno, qualcuno resti vivo e resista per evitare che la libertà vada a morire.

Magari prima, che qualcuna o qualcuno si senta così forte da affermare: Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli: potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto.


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