SETTIMANA FINANZIARIA. L'Euro comincia a spaventare...
- a cura di Stefano E. Rossi
- 1 giorno fa
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a cura di Stefano E. Rossi

È l’Europa delle richieste e delle proposte. Purché gli oneri siano a carico degli altri. Sbloccate i talenti!!!
La richiesta proviene dalla governatrice della Banca Centrale Christine Lagarde, la più alta carica finanziaria UE. E suonerebbe bene, se non fosse che non c’entri nulla con le diverse dichiarazioni che, con un filo di speranza, ci sarebbe piaciuto sentire.
Tassi: Bce, poco coraggio
La conferenza stampa che ha concluso la riunione della politica monetaria della BCE non ha invece stupito nessuno, per i contenuti di sostanza. Nulla di fatto sul lato degli interessi. Il Depo rate è rimasto bloccato al 2%. Questo, nonostante che la discesa dell’inflazione sia da tempo arrivata al capolinea, nonostante sia impellente la necessità di un risveglio dell’economia per sostenere i consumi, nonostante i crescenti affanni delle famiglie europee, sulle quali sono stati scaricati, interamente e senza il minimo scrupolo, tutti i costi del caro-prezzi post Covid. E, infatti, la borsa la prende male e brucia quasi tutto il guadagno che nei giorni precedenti l’aveva fatta salire a un nuovo massimo storico.
Forse per evitare le critiche di immobilismo, la numero uno della Banca centrale ha allora impreziosito il suo discorso col nobile proposito sui talenti da sbloccare. Ha candidamente annunciato la sua check-list. Proviamo a farne sintesi. Se da un lato la BCE non dà stimoli all’economia lasciando invariati i tassi, dall’altro uscirà dal suo torpore, o meglio, farà uscire gli altri (il Parlamento europeo) consegnandogli una ricca lista della spesa. A loro esclusivo carico, ovviamente. Così fan tutte e tutti, si potrebbe concludere parafrasando la celebre opera buffa di Mozart. E la prassi, effettivamente, è molto diffusa. Nel balletto dello scaricabarile, tra sorrisi e applausi si fa bella figura e per giunta, non costa nulla. Le è poi risultato facile trovare la giustificazione. La perdita di competitività ieri si imputava ai dazi, oggi si dice che è dovuta alla debolezza del dollaro. Però, il risultato è che, continuando per la strada del prima facciano gli altri, il divario con Usa e Cina continuerà ad allargarsi.
Crollo di Stellantis a Piazza Affari
Dollaro a 1,178 contro la nostra moneta. Euro forte, quindi, ma non fortissimo. Eppure spaventa, perché si aggiunge ai dazi Usa. I vantaggi però non sono pochi. Molti sono i prezzi delle materie prime quotate in dollari, che ci costeranno di meno. Per primo il petrolio, quotato 63,55 dollari al barile. Ma, a essere sinceri, di questi benefici gli automobilisti italiani non sembra che si siano accorti.
Il prezzo dell’oro scende del dieci per cento e si stabilizza. Quota 4.969 dollari l’oncia. È ritornato ai valori di dieci giorni fa. Il prezzo dell’argento invece non trova un supporto e continua a scivolare in basso. Ha perso oltre un terzo del suo valore in una sola settimana. Lo troviamo a 77,95 dollari l’oncia; a fine gennaio era arrivato a 122,88.
Antonio Filosa, amministratore delegato di Stellantis, mette le mani avanti. Ma fa comunque una bruttissima caduta: -25% in borsa in un giorno solo. Complice la retromarcia sull’auto elettrica imposta da Trump, ha pubblicamente rinnegato il piano industriale di chi l’ha preceduto al vertice di Stellantis. Stiamo correggendo gli errori sull’elettrico, afferma e adesso occorre un riassetto. In poche parole: è tutto da rifare. Annuncia perdite per circa 20 miliardi euro, che imporranno cure da cavallo. Si partirà dalla sospensione dei dividendi e dalla richiesta di 5 miliardi di liquidità, con l’emissione di un prestito obbligazionario. Eccesso di trasparenza o dimostrazione d’imprudenza nelle comunicazioni sociali?
Il dubbio che serpeggia è che per lanciare al meglio i suoi futuri progetti, non abbia pensato due volte a calcare la mano sulle perdite da imputare al bilancio 2025. Però, la credibilità della società ora è a rischio. La strada per recuperarla sarà lunga e rialzarsi diventerà molto più complicato. Anche perché Filosa ha anche aggiunto che non rileverà i nuovi dettagli strategici fino all’appuntamento dell’Investor Day del 21 maggio. Tempi troppo lunghi per un chiarimento quanto mai urgente e necessario. Disorientato dall’incertezza, il mercato ha messo a dura prova il titolo: venerdì ha bruciato sei miliardi di euro di capitalizzazione in poche ore.
Mediobanca raccoglie i favori degli investitori per le prospettive di delisting, cioè del ritiro del titolo dalla borsa italiana. Sale sulle convinzioni della possibilità di fusione con Banca Mps. Il concambio azionario farebbe rimpolpare i guadagni agli attuali possessori dei titoli di piazza Cuccia. MPS, dal canto suo, si ritroverebbe con una partecipazione diretta del 13% nelle Assicurazioni Generali.
Il Borsino della settimana – rassegna dei migliori e dei peggiori titoli del listino FTSE MIB
I Tori: Mediobanca +7,52%, Inwit +6,99%,
Gli Orsi: Stellantis -26,25%, Leonardo -5,51%.
FTSE MIB: +0,77% (valore indice: 45.877)
I presenti commenti di mercato rivestono un esclusivo scopo informativo e non intendono costituire una raccomandazione per alcun investimento o strategia d’investimento specifica. Le opinioni espresse non sono da considerare come consiglio d’acquisto, vendita o detenzione di alcun titolo. Le informazioni sono impersonali e non personalizzate.













































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