TACCUINO MEDIORIENTALE. Riprende il conflitto tra Usa e Iran, ma Trump si mostra "fiducioso" sulla strada per la pace
- La Porta di Vetro
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Aggiornamento: 2 ore fa

L'Iran rivendica attacchi contro le forze statunitensi in Bahrein e in Kuwait in risposta ai raid delle forze armate di Washington per la seconda notte consecutiva sulle città iraniane orientali di Iranshahr, Bandar Abbas, Konarak, Chabahar e Bushehr, così come contro Aq Qala nel nord-est del paese. A Iranshar, scrive al Jazeera, i bombardamenti hanno prodotto una vittima. [1]
Le notizie sono tratte dall'emittente al Jazeera e descrivono il ritorno ad un teatro di guerra, dopo la firma a metà giugno del famoso memorandum in 14 punti tra presidente americano Donald Trump e i vertici del regime di Teheran.[1] Lo stesso presidente ha minacciato una ripresa delle ostilità in grande stile degli attacchi se "Teheran non smette" con le sue azioni contro le navi commerciali che transitano per lo Stretto di Hormuz. "La tregua è finita", ha detto Trump in maniera molto esplicita. Affermazione riportata dal New York Times[2], sostenuta dal comunicato del CENTCOM, il comando centrale militare Usa diretto dall'ammiraglio Brad Cooper. Nella nota, il CENTCOM rivendica di avere colpito "circa 90 obiettivi militari iraniani, inclusi sistemi di difesa aerea, risorse di sorveglianza costiera, siti di stoccaggio missilistici e droni, capacità navali e infrastrutture logistiche militari lungo la costa iraniana. Gli ultimi attacchi seguono l'esecuzione con successo degli attacchi offensivi in Iran la notte precedente". Infatti, si legge ancora, il giorno precedente, il 7 luglio, le forze statunitensi hanno colpito circa 80 obiettivi militari iraniani, oltre a più di 60 piccole imbarcazioni del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica". [3] Naturalmente, secondo costume del doppio binario, o del bastone e della carota, Trump ha confermato la propria fiducia sull'esito delle trattative di pace con l'Iran.
Secondo l'agenzia di stampa nazionale iraniana IRNA, le azioni militari degli Usa hanno provocato otto vittime tra le forze armate di Teheran. E per il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, "gli Stati Uniti hanno violato il quadro dell'accordo di Islamabad", aggiungendo con un post su X una nota di rilievo: "Fin dal primo passo, il memorandum d'intesa tra Iran e Stati Uniti non è stato strutturato sulla base della fiducia, ma piuttosto su un chiaro meccanismo di 'impegno per impegno'; ciò perché non c'era alcun segno di buona volontà nel comportamento dell'altra parte". Baqaei contesta inoltre la violazione da parte degli Stati Uniti della Clausola 5 del memorandum d'intesa (MoU), che sottolinea la responsabilità della Repubblica Islamica di garantire il passaggio sicuro delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz.[4]
L'escalation americana coincide con il giorno della cerimonia funebre del leader supremo dell'Iran, Ali Khamenei, che sarà sepolto oggi, 9 luglio, nella sua città natale di Mashhad, a conclusione dei cortei funebri nelle città irachene di Najaf e Karbala. In proposito, il comandante della Forza Quds del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, il generale di brigata Esmaeil Qaani, nei giorni scorsi aveva dichiarato, quasi ad anticipare gli eventi bellici imminenti, che "la strada della resistenza è illuminata dai sacrifici di coloro che hanno dato tutto affinché le generazioni future potessero camminare con dignità." [5] Frasi propagandistiche in grado però di intercettare un sentimento dominante di avversione verso gli Stati Uniti e più in generale verso l'Occidente che mira a rinsaldare le file del regime.
Note
[5]Tehran Times








































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