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OSSERVANDO I NOSTRI TEMPI

Ripensiamo sempre all'origine dell'umanità per rimanere umani


di Domenico Cravero


Pensiero, emozioni e sentimenti sono radicati nel corpo, che è il luogo dinamico della soggettività, "la crocevia" tra natura e cultura, tra la tecnica e il senso. Le risorse del corpo umano sono immense e tante ancora da scoprire. Baruch Spinoza lo aveva espresso così: "Nessuno sa che cosa possa il corpo” (Etica III). Il grande filosofo intendeva dire che non comprendiamo appieno come la materia possa agire e che la mente umana non conosce i limiti delle capacità fisiche del corpo. Ispirandosi a Spinoza, Gilles Deleuze introdusse il concetto di affezione (affect) per indicare la capacità di influenzare e di essere influenzati nella comunicazione umana. I flussi di energia e intensità che attraversano i corpi precedono la presa di coscienza e la verbalizzazione. Gli affetti gioiosi aumentano la forza vitale di un corpo, quelli tristi la riducono.


L'irresistibile e suadente potenza dell'IA

Un corpo è definito dall'insieme degli affetti di cui è capace, cioè dalle relazioni attive e passive. Sono quindi gli incontri interpersonali che aumentano la nostra identità, sono le relazioni che rendono potente la nostra libertà. L’IA non ha corpo ma si presenta al mondo come la nuova, irresistibile potenza. Nell’era digitale i principali motori dello sviluppo sono diventati attori privati, spesso transnazionali, dotati di risorse e capacità di intervento superiori a quelle degli stessi governi. Il potere tecnologico assume così un volto inedito, ancor più difficile da discernere, governare e orientare al bene comune, al vero e al giusto. Per lo sviluppo umano delle tecnologie non sono le terre rare la materia più preziosa. La vera risorsa che scarseggia è la fiducia che, se pur non riconosciuta, è la dote senza la quale non sono non funzionano le relazioni e la governabilità sociale ma la stessa economia non può svilupparsi.

Oggi ci fidiamo sempre meno della politica, dei media, delle istituzioni, degli esperti, degli altri esseri umani, alimentando così il più drammatico paradosso del nostro tempo: mentre smettiamo di credere gli uni negli altri, diventiamo sottomessi all’ipersuasione tecnologica (Luciano Floridi).


La potenzialità tutta da scoprire del corpo umano

Cosa possa questo corpo, cosa sia l’intercorporeità, dove nasca l’affetto umano e quando diventi esplicito e vitale appare in modo evidente nella generazione umana. La grandiosa avventura umana del venire al mondo può essere descritta secondo un modello di cerchi concentrici che partono dalla nascita biologica e si aprono alla dimensione dell’umano e del trascendente. Alla vita si nasce quindi più volte: c’è il parto biologico, la nascita all’umano del linguaggio e nell’educazione e il “venire alla fede” per il credente. Ogni successiva nascita svela i limiti di quella precedente e, nello stesso tempo, la invera e la porta a compimento.

La prima relazione mamma/bambino, che si svolge attorno all’alimentazione, avviene attraverso la voce e al ritmo scandito dal suo suono (l’alternarsi sonno/veglia, la prosodia, le poppate). Attraverso la vocalizzazione ritmica, un suono può diventare incontro, relazione, gioco, invenzione. Il bambino si sente esistere dal modo in cui è chiamato. C’è una fascinazione, un rapimento, una cattura che avviene attraverso la voce, della mamma innanzitutto. Questa è la prima cosa che i proprietari dell’IA hanno sfruttato. L’IA parla con voce amica, ascolta senza giudicare; è sempre paziente e disponibile. Puoi intrattenere anche lunghe conversazioni. Il suono verbale è “realistico”, suadente, accomodante e gentile. Non finirebbe mai d’intrattenere. Sembra che la diffusione dell’IA stia dilagando proprio a partire dalla sua voce (che paradossalmente dovrebbe essere il segno distintivo dell’umano rispetto alla macchina).


Il rischio di confondere l'algoritmo con il legame autentico

L'IA è programmata per essere compiacente ed eliminare l'attrito relazionale, offrendo un comfort immediato ma artificiale, facile da gestire. Gli utenti tendono a umanizzare la macchina, proiettando su di essa intenzionalità e sentimenti autentici. L'illusione di una perfetta sintonizzazione emotiva con un chatbot può portare alla dipendenza digitale, indebolendo la capacità di gestire i conflitti e l'empatia nei rapporti umani reali.

I rischi psicologici per gli adolescenti che usano i chatbot come confidenti sono profondi e strutturali, poiché colpiscono una fase della vita in cui l'identità, la mente e le competenze relazionali sono ancora in piena fase di sviluppo. La macchina non si arrabbia, non interrompe e si adatta costantemente ai desideri dell'utente. I ragazzi diventano così meno capaci di reggere il compromesso, il rifiuto o il conflitto, elementi fondamentali per crescere. Rischiano di non saper più interpretare i segnali non verbali o l'imprevedibilità tipica delle persone reali. La ricerca empirica dimostra che l'uso continuo dei chatbot riduce la flessibilità cognitiva e indebolisce il pensiero critico. I ragazzi confondono l'ascolto algoritmico con un legame autentico (un concetto noto in psicologia come relazione simulata o pseudo-relazionale). Questo rallenta i processi di maturazione sociale.

Stiamo dimenticando “cosa possa il corpo” e l’incomparabile bellezza dell’incontro intercorporeo. Per rimanere umani, non dobbiamo smettere di ritornare all’origine dell’umano, là dove corpo e anima nascono insieme per diventare voce e parola.

 

Nel rispetto dell'obbligo di informativa per enti senza scopo di lucro e imprese, relativo ai contributi pubblici di valore complessivo pari o superiore a 10.000,00, l'Associazione la Porta di Vetro APS dichiara di avere ricevuto nell’anno 2024 dal Consiglio Regionale del Piemonte un'erogazione-contributo pari a 13mila euro per la realizzazione della Mostra Fotografica "Ivo Saglietti - Lo sguardo nomade", ospitata presso il Museo del Risorgimento.

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