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Lo scisma di Lefebvre, quarant’anni in un'altalena di tensioni e distensioni

di Luca Rolandi


Il tema dello scisma lefebvriano scompare dalle prime pagine, ma resta dentro una dinamica che va ricostruita perché affonda in un tempo lungo e continuare ad essere presente nella chiesa del futuro. Va ricordato che Marcel François Lefebvre aveva celebrato la messa del 1965, contenente le prime riforme liturgiche ancora sperimentali. Dopo aver fondato nel 1970 la Fraternità Sacerdotale San Pio X, con un proprio seminario a Ecône, nella diocesi svizzera di Friburgo e con il riconoscimento del vescovo diocesano, François Charrière, Lefebvre si rifiuta di celebrare secondo il nuovo messale romano, e nel 1974 definisce «novità distruttrici della Chiesa» quelle introdotte dall’ultimo Concilio.


Contro il Concilio Vaticano II

«Noi rifiutiamo» - dichiarava per iscritto il 21 novembre 1974 - «e abbiamo sempre rifiutato di seguire la Roma di tendenza neo-modernista e neo-protestante, che si è manifestata chiaramente nel Concilio Vaticano II e dopo il Concilio, in tutte le riforme che sono scaturite. Tutte queste riforme, in effetti, hanno contribuito e contribuiscono ancora alla demolizione della Chiesa...». La diocesi ritira il riconoscimento alla Fraternità Sacerdotale ma la Santa Sede cerca il dialogo con l’arcivescovo: Paolo VI istituisce una commissione per ascoltare le sue istanze e nel 1975 chiede a Lefebvre di chiudere il seminario di Ecône e di non procedere con nuove ordinazioni sacerdotali. Nei giorni scorsi sull’Osservatore Romano un osservatore acuto e profondo come Andrea Tornielli ha cercato di ricostruire un mosaico o un puzzle a dir poco intricato.

Per tre volte Papa Montini scrive all’arcivescovo e invia prelati di sua fiducia a visitare la sede dei tradizionalisti. Dopo l’ennesimo rifiuto, Marcel Lefebvre viene sospeso a divinis. Non può più celebrare. Ciononostante, nell’agosto di quell’anno, presiede lo stesso la messa che gli era stata ormai proibita davanti a diecimila fedeli e quattrocento giornalisti, ottenendone un’enorme risonanza mediatica. Nel settembre 1976 Lefebvre è ricevuto in udienza dal Papa a Castelgandolfo. Il colloquio non porta a nulla. Dialogando con il filosofo francese Jean Guitton nel settembre 1976, che gli aveva chiesto di fare «il possibile e l’impossibile per evitare» uno scisma, Paolo VI risponde: "Sento ciò esattamente come lei". 

Passano gli anni, quasi dieci e dopo l’elezione di Papa Wojtyla, il tema resta sottotraccia. Nel primo decennio di pontificato Giovanni Paolo II cerca un dialogo che riporti il sereno. Due sono i grandi mediatori, il cardinale e arcivescovo di Genova Giuseppe Siri e il cardinale Joseph Ratzinger.


Monsignor Lefebvre @Antonisse, Marcel/Anefo in Wikipedia
Monsignor Lefebvre @Antonisse, Marcel/Anefo in Wikipedia

L'ultimatum a Giovanni Paolo II: "Roma torni a essere cattolica"

La mattina del 6 maggio 1988, il vescovo francese manda all’aria il tavolo della trattativa, ci ripensa e avverte privatamente Ratzinger che il 30 giugno è intenzionato a consacrare dei nuovi vescovi. Sembra che a determinare il comportamento di Lefebvre siano stati la convinzione che la Santa Sede non avesse trovato profili adatti all’episcopato tra il clero della Fraternità Sacerdotale e il timore che il nuovo vescovo provenisse dall’esterno. Un ulteriore incontro, il 24 maggio, si risolve in un nulla di fatto e il 2 giugno Lefebvre scrive a Giovanni Paolo II comunicandogli la clamorosa decisione: lui e i suoi seguaci avrebbero aspettato «un momento più propizio al ritorno di Roma alla tradizione», pregando che «la Roma di oggi, contagiata dal modernismo, torni a essere la Roma cattolica».

Il tentativo di riconciliazione con la Fraternità Sacerdotale San Pio X riprende nell’agosto 2000. I lefebvriani compiono un pellegrinaggio giubilare a Roma e sfilano ordinatamente in piazza San Pietro. Monsignor Fellay, accompagnato dal cardinale Darío Castrillón Hoyos, che presiede la Commissione Ecclesia Dei, viene ricevuto per alcuni minuti da Giovanni Paolo II. I contatti continuano e si intensificano dopo l’elezione di Benedetto XVI, che con due decisioni prese a distanza di due anni una dall’altra viene incontro alle richieste dei tradizionalisti.


Papa Ratzinger revoca la scomunica

Il 7 luglio 2007 pubblica il Motu proprio Summorum Pontificum liberalizzando l’uso del Messale romano del 1962, anteriore al Concilio, che viene considerato come forma straordinaria della liturgia della Chiesa cattolica di rito latino.

E il 24 gennaio 2009 Papa Ratzinger revoca la scomunica del 1988 ai quattro vescovi consacrati illecitamente da Lefebvre. Il decreto di revoca è un atto unilaterale di riconciliazione, che sana l’esistenza di un mini-scisma e apre la porta al dialogo con la Fraternità Sacerdotale San Pio X. I Papi hanno tentato di tutto per evitare lo scisma nel 1988, quando Lefebvre aveva controfirmato un accordo dottrinale con Ratzinger e decise in 24 ore di mandare tutto all'aria non perché ci aveva ripensato ma perché non si fidava che gli sarebbe stato dato un successore scelto dal clero della Fraternità. La scomunica latae sententiae del 1988 (come quella odierna, scattata automaticamente) venne revocata unilateralmente da Benedetto XVI nel 2009 senza chiedere niente in cambio, nella speranza che con i lefebvriani si arrivasse ad un accordo Don Davide Pagliarani, il Superiore generale della Fraternità, capofila orgoglioso dell’ala pura e dura e poco propensa al dialogo con gli apostati romani, l’ha confermato nella lunghissima omelia pronunciata in francese: “Siamo pronti a pagare qualunque prezzo per difendere la Chiesa e la Tradizione”.

Ma qual è la Tradizione? Quella visibile dei paramenti antichi? Tutto qui? E chi stabilisce cos’è la Tradizione, quando inizia? Converranno anche i padri di Ecône che la “messa di sempre” da loro celebrata non è la messa di Ambrogio e Agostino, per fare due nomi. Una banalità, ma che ogni tanto è giusto ribadire. La celebrazione, in ogni caso, è stata perfetta nella sua regia: una struttura mediatica ha diffuso la telecronaca plurilingue, ogni momento è stato sottolineato con perizia. Tutto è in evoluzione anche chi pensa che il richiamo alla tradizione sia l’unica soluzione per una riconciliazione ad oggi molto molto lontana.



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