TACCUINO MEDIORIENTALE. Il peso dell'incognita Hezbollah sull'accordo Libano-Israele-Usa
- La Porta di Vetro
- 2 giorni fa
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Un accordo, dopo una maratona di quattro giorni di intensi colloqui per le controversie sorte sul ritiro degli occupanti israeliani e l'intervento dei militari libanesi, è stato firmato ieri, 26 giugno, a Washington dagli ambasciatori di Israele e Libano con la mediazione delle Stati Uniti. In quattordici punti[1], i due paesi hanno concordato una soluzione per il cessate il fuoco che superi la ripresa delle ostilità dal 2 marzo scorso, culminata nell'invasione delle truppe di Tel Aviv nel Libano meridionale con una serie di operazioni che hanno provocato la morte di oltre 4.100 persone e il ferimento di più di 12mila, secondo le cifre fornite dal Ministero della Salute libanese. Circa quattro mesi dsi attacchi sistematici che l'IDF ha rivolto con missili, bombardamenti, droni su Tiro e su altre importanti località dell'area, e su Beirut, cui si deve aggiungere l'immane catastrofe delle popolazioni sfollate, almeno un milione di persone.
L'accordo visto dai media israeliani
Il quotidiano di opposizione Haaretz, che anche oggi denuncia le manovre del primo ministro Netanyahu in prossimità delle elezioni con un severo articolo che rivela nuove concessioni all'ala ultra-ortodossa che sostiene il suo governo, indirettamente sottolinea la precarietà dell'accordo con la frase del Segretario di Stato americano Marco Rubio: "c'è ancora molto lavoro davanti a noi."
Note altrettanto caute arrivano da The Times of Israel nel citare l'ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, in linea di osservanza con le dichiarazioni di Netanyahu, con la conferma che Israele manterrà la sua zona cuscinetto nel sud del Libano finché le Forze Armate libanesi non dimostreranno di poter smantellare Hezbollah e assumersi la responsabilità della sicurezza. Oltre a giustificare la distruzione di interi villaggi libanesi al confine per eliminare infrastrutture di Hezbollah usati per compiere attacchi contro Israele.
Jerusalem Post, quotidiano conservatore, apre la sua prima pagina con una dichiarazione del presidente libanese Aoun, fiducioso nell'accordo USA, Israele, Libano, letto come "il primo passo per ripristinare la sovranità del Libano", e di conseguenza, come una riduzione dell'influenza politica di Hezbollah, movimento armato che continua a rifiutare la smilitarizzazione delle sue milizie e, secondo la tecnica del doppio livello, partito presente e determinante nel Parlamento libanese, la cui sovranità è storicamente limitata. Non a caso, riporta sempre Jerusalem Post l'ambasciatore Leiter ha sottolineato che "l'accordo non si baserà su un calendario fisso, ma su progressi misurabili dell'esercito libanese nel disarmare Hezbollah".
L'accordo visto da media libanesi
Lo storico quotidiano libanese l'Orient-le Jour va diritto al cuore solleva il vero (e antico) nodo chiave della storia recente del Libano che chiama in causa i contraenti dell'accordo: cioè la sfida principale sul terreno: la capacità dell'esercito libanese di far rispettare i punti del cessate il fuoco se Hezbollah si rifiuta di rispettarli.
Rivela il quotidiano, riportando la notizia di un media israeliano, in proposito: "Non sorprenderebbe apprendere presto dell'istituzione di una linea telefonica diretta tra il quartier generale dello Stato Maggiore alla Kirya – o il Comando Settentrionale – e i posti di comando dell'esercito libanese nella regione meridionale", ha indicato il quotidiano israeliano Maariv. Che aggiunge: "Ufficiali israeliani e libanesi dialogano da diversi mesi a Washington nell'ambito dei negoziati ufficiali tra Beirut e Gerusalemme. Tali discussioni hanno dato vita a un meccanismo di coordinamento tra le due parti e il coordinamento tra eserciti implica una linea diretta".
Apre all'accordo con riserve il quotidiano vicino a Hezbollah al Manar, evidenziando le proteste che si sono registrate ieri nella capitale Beirut e nel sobborgo meridionali di Dahiyeh. Nel contempo, al Manar dà voce al presidente libanese Joseph Aoun che ricorda come l'accordo segni l'avvio di un processo volto a "valorizzare i sacrifici del popolo libanese e a consentirne il ritorno su una terra pienamente liberata".
In un commento, the National News, testata vicina al governo libanese, ammonisce invece dal convincimento che la soluzione della crisi libanese, all'indomani dell'accordo con Israele mediato dagli Usa, possa passare esclusivamente dall'intervento di attori internazionali. Ciò non significa che l'Occidente e altri Stati non debbano svolgere un ruolo. Paesi come la Francia, insieme ad altri attori regionali, spiega il quotidiano, "possono contribuire in modo costruttivo alla ricerca della stabilità da parte del Libano. Ma supporto e sostituzione non sono la stessa cosa. L'impegno esterno deve rafforzare, non sostituire, lo Stato libanese. Il che riporta a Hezbollah, in una sorta di gioco dell'oca. Del resto, conclude il commento,"la sfida per la comunità internazionale non è parlare a nome del Libano, ma assicurarsi che venga ascoltato".
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