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Politica e ambiente: strada lunga da percorrere, parafrasando Altiero Spinelli

 di Mercedes Bresso


Domani 17 maggio a Torino, dalle ore 18 presso la Sala Rinascimenti sociale del SocialFare, in via Maria Vittoria 38, la Porta di Vetro presenterà il libro di Andrea Ferrazzi "In politica per l'ambiente. Un cammino necessario".[1] Con l'autore, discuteranno le tesi del libro l'avvocato Maria Grazia Napoli, torinese, legale di parte civile in numerosi processi sulla drammatica vicenda Eternit e di attentato alla salute di lavoratori e cittadini, e Michele Ruggiero, presidente dell'associazione. Al dibattito, moderato dallo psicologo Marco Gonella, sarà presente l'europarlamentare uscente Mercedes Bresso che sul tema ha proposto la riflessione che segue.



L’Unione Europea è spesso accusata di non fare abbastanza per l’ambiente, eppure è certamente la parte del mondo dove si è fatto di più. A partire dagli anni '70 la legislazione europea ha costretto i paesi membri a depurare le acque e l’aria, a selezionare, trattare e riciclare i rifiuti, proteggere i siti naturali e la biodiversità, ridurre gli inquinanti in agricoltura e nei cibi, regolamentare le emissioni industriali ecc. Tutto questo basato sul principio proposto dagli economisti ambientali “chi inquina paga”, secondo il quale spetta a chi produce delle esternalità negative ambientali assumerne tutti i costi.

Nel corso del tempo, anche sulla spinta degli accordi siglati nei grandi meeting mondiali, l’Unione ha contribuito a migliorare grandemente le condizioni ambientali dei paesi membri, portando il principio chi inquina paga a un livello più complessivo. Oggi si parla infatti di “responsabilità estesa del produttore“ per indicare che non si tratta solo di pagare per l’inquinamento ma di rispondere di tutte le conseguenze per l’ambiente e le persone di una data attività di produzione o di servizi.

Risalgono a questo principio norme come quelle sulle valutazioni di impatto ambientale, sul considerare l’intero ciclo di vita dei prodotti, o quelle più recenti come l’obbligo di rendere più facili da riparare i beni durevoli.

Nel corso degli anni sono state integrate alle politiche per l’ambiente anche quelle relative alla sicurezza sul lavoro, alla salute, ai grandi rischi industriali, mettendo in evidenza come il benessere delle persone e la qualità dell’ambiente siano strettamente collegati.

Ciò che è sostanzialmente mancato è la capacità di integrare le politiche nazionali, locali, europee con quelle relative ai grandi beni ambientali globali, i cosiddetti Commons. La composizione dell’atmosfera, gli oceani, il cambiamento climatico, la fauna selvatica, i grandi fiumi transnazionali… Su di essi occorrono accordi internazionali, difficili da raggiungere e ancora di più da mantenere perché ognuno pensa di lasciare che siano gli altri a rispettarli.

I recenti accordi alle diverse Cop, a partire da quella di Parigi in poi, sono stati proprio mirati a evitare che gli enormi sforzi dedicati alle politiche ambientali all’interno dei diversi paesi, siano vanificati dal meccanismo dello “scroccone”, di colui cioè che preferisce aspettare che siano gli altri ad agire. E questa è certamente la parte più difficile delle politiche per l’ambiente, anche perché non si può applicare il principio “chi inquina paga” fra Stati, perché non esistono possibilità coercitive e comunque nessuno è disposto a pagare per generiche responsabilità globali.

Questo problema che Keynes chiamava “fallacia di composizione”, per cui la politica macroeconomica non è la semplice somma delle politiche micro, si applica anche all’ambiente, per il quale la soluzione non consiste nell’applicare le ricette che ci hanno permesso di intervenire nelle questioni ambientali nazionali o locali, alle grandi problematiche globali. Occorre invece trovare nuove forme di intervento: questo è l’obiettivo principale del Green Deal, almeno delle sue parti principali, come la legge per il clima, o quella sul ripristino della natura, o ancora i tentativi di connettere le politiche di aiuto allo sviluppo a quelle per la sostenibilità ambientale.

Per questo è interessante che chi ha fatto esperienza sul campo delle politiche per l’ambiente la racconti e aiuti gli altri a riflettere sul che fare, come nel caso del libro di Andrea Ferrazzi “In politica per l’ambiente, un cammino necessario”. Parafrasando Spinelli, come per la Federazione Europea, anche per le grandi politiche globali per il clima “la strada è lunga da percorrere e lo sarà” ma solo se a farlo saranno in tanti.


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