top of page

Per passione, non solo musica e parole...


Ricordando Sugar Mountain di Neil Young

a cura del Baccelliere


Di KRLA Beat/Beat Publications, Inc - Wikipedia
Di KRLA Beat/Beat Publications, Inc - Wikipedia

Il 12 novembre scorso Neil Young ha tagliato il traguardo degli ottant’anni. Ne sono trascorsi più di sessanta da quel 12 novembre 1964, quando il neo diciannovenne Young, in un hotel di Fort William in Ontario[1] scriveva uno dei suoi primi grandi pezzi, quella Sugar Mountain[2] che ricordando la sua adolescenza recitava “you can’t be twenty on the sugar mountain”. Il giovane Young, si perdoni il bisticcio di parole, non aveva il mito dell’eterna giovinezza. Agognava la maturità. E ora, che arriva a compiere il giro dei vent’anni per la quarta volta, tutto questo assume un senso quasi profetico.

Gli anni che sono seguiti Young li ha vissuti, in qualche frangente pericolosamente, ma sempre in pieno. Poco più che ventenne, ha dato vita ai Buffalo Springfied [3], una band seminale nella storia del folk rock. Qui iniziò il suo sodalizio - burrascoso e creativo - con Stephen Stills. Poi venne la carriera solista, impreziosita subito da capolavori come After the gold rush[4] e Harvest, disco amato e odiato dal suo autore, capace di portarlo al numero uno delle classifiche di vendita ma anche di fornirne un’immagine un po’ troppo intimista [5].

Nel frattempo Neil aveva riallacciato i rapporti con Stills, entrando nel super gruppo Crosby, Stills, Nash & Young - CSN&Y per i fans. Per alcuni avrebbero dovuto rinverdire la fama dei Beatles appena sciolti, altri Fab four da dare in pasto all’establishment discografico. Fu però proprio Young a non volere cadere nel trabocchetto e ad abbandonare il gruppo, preferendo lasciare qualche rimpianto che venire a patti con la propria integrità.

La carriera di Young avrebbe prodotto altri capolavori, in una tensione permanente fra acustico ed elettrico. Quasi una sorta di schizofrenia artistica. Le sue performance acustiche sono di una leggerezza complicata, a cui i toni acidi della sua voce conferiscono un carattere particolare. In elettrico è grave, potente, a tratti ai limiti della cacofonia. È considerato una delle fonti di ispirazione del grunge. Non a caso, il drammatico biglietto d’addio di Kurt Cobain recava una sua citazione, “it’s better to burn out than to fade away”[6].

L’ultimo quarto di secolo ci consegna un artista inquieto, libero e possente anche nelle contraddizioni. Impegnato politicamente su temi come l’ambiente e il pacifismo[7], musicalmente non teme la sperimentazione, che si tratti dell’impiego di complesse orchestrazioni o dell’introduzione del noise, ultima arma espressiva.

Neil Young ha trascorso un’esistenza multiforme, ha dato alle stampe più di settanta dischi, sta curando la pubblicazione dei propri archivi - opera mastodontica di auto analisi. E continua a produrre musica. Un incubo per i catalogatori di professione. Suona dal vivo, con o senza i Crazy horse, la band che lo accompagna dalla fine dei sixties.

Il suo percorso irregolare, oltre che di una vitalità non comune, è testimonianza di una longevità artistica incredibile. Una delle sue opere si intitola Rust never sleeps [8]. Young ha saputo contrastare la ruggine che si deposita anche sulle carriere dei più grandi grazie alla capacità di mettere in discussione l’abitudine.

In conclusione, consapevoli di aver privilegiato il suo repertorio acustico, invitiamo chi ci legge ad ascoltare il brano simbolo dello Young elettrico, Like a hurricane [9], e a lasciarsi travolgere dalla sua irruenza.


Note

[1] Neil Young è  canadese come Joni Mitchell e come Joni Mitchell ha vissuto la sua carriera negli Stati Uniti.

[7] nota è la sua avversione per il nuovo corso della politica statunitense.

[8] ascoltiamo The Thrasher, capolavoro acustico di questo album https://youtu.be/HOgSTD7Kjrw?si=0zJJwUh-PYZFRQqP

Commenti


L'associazione

Montagne

Approfondisci la 

nostra storia

#laportadivetro

Posts Archive

ISCRIVITI
ALLA
NEWSLETTER

Thanks for submitting!

Nel rispetto dell'obbligo di informativa per enti senza scopo di lucro e imprese, relativo ai contributi pubblici di valore complessivo pari o superiore a 10.000,00, l'Associazione la Porta di Vetro APS dichiara di avere ricevuto nell’anno 2024 dal Consiglio Regionale del Piemonte un'erogazione-contributo pari a 13mila euro per la realizzazione della Mostra Fotografica "Ivo Saglietti - Lo sguardo nomade", ospitata presso il Museo del Risorgimento.

© 2022 by La Porta di Vetro

Proudly created by Steeme Comunication snc

LOGO STEEME COMUNICATION.PNG
bottom of page