Detto in pochissime parole... Zelensky, "servitore del popolo" ha perso contro la corruzione
- Indiscreto controcorrente
- 16 nov 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Cavallo di battaglia nella sua serie televisiva e in politica
di Indiscreto controcorrente

Prevedibile. Non solo mariuoli nello scandalo per corruzione esploso in Ucraina - 100 milioni di dollari, il malloppo - che si sta rivelando una slavina per il presidente Zelensky, un attore da sempre più a suo agio in parti comiche e di satira, che in quelle drammatiche, con le quali ha preso confidenza soltanto dal giorno dell'aggressione russa, indossando quotidianamente la tuta mimetica.
Ora, però, Zelensky si è accorto che la corruzione - il problema dei problemi in Ucraina - su cui aveva puntellato la sua campagna elettorale contro l'allora presidente Petro Poroshenko, non si combatte sfruttando battute di celluloide o con elmetto e fucile d'ordinanza. O meglio, in democrazia l'uso del fucile è tassativamente vietato, anche se con l'introduzione della legge marziale, Zelensky ha avuto ed ha maggiori spazi di intervento radicale. E in parte lo ha fatto, o è stato indotto a farlo, quando i segnali di imbarbarimento affaristico sono diventati voci, poi sospetti di arricchimento illecito di alcuni collaboratori a lui molto vicini, infine inchieste e incriminazioni.
Nel gennaio del 2023, il presidente aveva promosso una vasta epurazione all'interno della sua cerchia governativa, dando il benservito a più viceministri, a cinque governatori regionali, fino a toccare il viceministro per le Infrastrutture Vasyl Lozynsky, pizzicato a prendere una tangente di 350 mila dollari, oltre a una serie di figure di primo piano dell'establishment di Kiev. In quella circostanza, Zelensky aveva dichiarato: "È un problema interno che sta interferendo con lo stato e che stiamo risolvendo proprio ora. Non è solo giusto, ma è necessario per la nostra protezione e aiuterà il nostro riavvicinamento alle istituzioni Europee”.
Riavvicinamento miseramente fallito, tra un crescendo di imbarazzo che si registra a Bruxelles e nei principali palazzi europei. Zelensky è un uomo dalla promessa e invettiva facili, come nella sua sit-com "Servitore del popolo". E oggi come ieri, almeno in pubblico non inveisce, ma continua a promettere di sradicare il malaffare delle commesse pubbliche. Ma il fronte interno mostra segni di cedimento. L'Ucraina crede sempre meno a un presidente che ha puntato tutte le sue carte su una guerra impossibile, rinunciando a investire sull'Occidente più sul piano diplomatico, che su quello militare.
E gli crede meno, ed è umanamente comprensibile, anche perché Timur Mindich, suo ex socio d'affari e comproprietario della casa cinematografica Kvartal 95 che ha prodotto "Servitore del popolo" , è fuggito all'estero. Giusto in tempo per non essere incriminato, forse arrestato, sicuramente invitato a rispondere alle contestazioni e all'esistenza di una rete di complicità. Epilogo e logica conclusione di un circolo d'affari privato e di amici che privo di filtri e di selezione si è trasformato in potere politico assoluto, e che con una guerra in corso ha reso facile bersaglio chi critica o contesta il presidente con l'accusa di antipatriottismo.
Non è la prima volta che il desiderio di cambiamento produce più guasti di quelli denunciati. In materia, l'Italia detiene il copyright delle linee guida.











































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