Oltre la devianza ritorniamo a valorizzare il Capitale Umano
- Gian Paolo Masone
- 2 giorni fa
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L'allarme lanciato dal Governatore di Bankitalia
di Gian Paolo Masone

Se c’è una cosa che al Governo Meloni non può essere rimproverata è quella di non ricordarsi dei giovani: se ne è ricordato quando è stata varata la legge anti-rave, quella contro l’occupazione di immobili, quella contro i blocchi stradali posti in essere dagli ecologisti, quella contro gli abbandoni scolastici, e se ne è ricordato anche quando ha previsto il Daspo Urbano a partire dai quattordici anni di età e quando sono state previste altre pesanti misure di tipo amministrativo facenti capo al Questore.
Intendiamoci: in molti casi le misure devono anche essere considerate appropriate ma, non essendo state affiancate da un potenziamento delle strutture di recupero, come affiora con evidenza dall'editoriale della domenica firmato da Nicola Rossiello [1], hanno determinato un’esplosione del numero dei detenuti nelle carceri minorili che, tra la fine del 2022 e l’inizio del 2026 è aumentato di circa il 50% (600 contro 390) e un sovraffollamento che rende arduo financo progettare percorsi educativi.
Quand’anche, tuttavia, tutte le misure adottate fossero tutte appropriate e accompagnate dalla messa in campo di mezzi, spazi e uomini destinati al recupero dei giovani, potremmo concludere che abbiamo un Governo che pensa ai giovani?… o meglio: il problema dei giovani si può davvero tutto compendiare nella lotta alla devianza e nella continua adozione, spesso influenzata dalle letture dei giornali della giornata, di misure penali e amministrative?
I numeri della "fuga" e il declino demografico
Certamente no; ce lo ricorda il recente autorevole intervento del Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta all’Università di Messina che, senza alcuna polemica, ha spostato l’attenzione dai sintomi (la devianza) alle cause profonde: un declino demografico e sociale che rischia di trasformare, in particolare il Mezzogiorno, in un deserto produttivo.
Panetta ha snocciolato dati che descrivono un’emergenza ben più vasta di quella dell’ordine pubblico. Nel ventennio tra il 2002 e il 2021, il Mezzogiorno ha subito un'emorragia di capitale umano senza precedenti: oltre 1,6 milioni di persone hanno lasciato il Sud, e di queste ben un milione sono giovani.
Le proiezioni per il futuro, se non si inverte la rotta, sono drammatiche: entro il 2040, la popolazione del Mezzogiorno è destinata a ridursi di ulteriori 5 milioni di unità. Guardando poi all'intera nazione, entro il 2050 l'Italia perderà oltre 7 milioni di persone in età lavorativa (fascia 15-64 anni). Nel contempo, Il numero di nuovi nati è sceso costantemente, arrivando nel 2024 a toccare i minimi storici, un trend che Panetta definisce "inverno demografico" capace di ridurre drasticamente PIL e benessere.
Il divario salariale e l'istruzione
Il Governatore ha anche evidenziato perché i giovani talenti non restano: un giovane laureato in Italia guadagna molto meno dei suoi coetanei europei. In particolare, è stato citato il divario con la Germania, dove un laureato arriva a guadagnare mediamente l'80% in più rispetto a un collega in Italia.
Per inciso, faccio notare che un tale stato di cose, oltre a comportare conseguenze a lungo termine, si sta già riflettendo nella penuria di figure professionali chiave della sanità.
A questo si aggiunge un sotto-investimento cronico nella formazione con l’Italia che spende annualmente il 4,1% del PIL a fronte di una media UE del 4,6%.
Il messaggio di Panetta è chiaro: la vera "sicurezza" per i giovani non si costruisce con i Daspo, ma con il lavoro e la produttività. Se il Mezzogiorno riuscisse a portare il suo tasso di occupazione ai livelli del Centro-Nord, il PIL nazionale aumenterebbe di circa il 20%.
Invece di concentrarsi solo sulla sorveglianza, la politica dovrebbe interrogarsi su come trattenere quel milione di giovani che, non trovando spazio, preferisce cercare fortuna altrove, lasciando un territorio sempre più vecchio e con meno risorse per sostenere il proprio welfare.
La legge di bilancio 2026: un’occasione perduta
In questo scenario, la Legge di Bilancio 2026 appare come l'ennesima occasione persa. Ancor più che in passato, la manovra si caratterizza per una serie di micro-provvedimenti "innocui", progettati per accontentare diverse basi elettorali senza però affrontare il tema della fuga dei cervelli come una priorità strategica.
Fermo restando che ogni euro destinato al lavoro sia un euro ben speso, è difficile credere che misure come la detassazione degli straordinari o dei premi di risultato possano davvero trattenere i nostri migliori talenti. D’altra parte, il lavoro ad alto valore aggiunto non dovrebbe essere misurato dal tempo trascorso alla scrivania, ma dagli obiettivi raggiunti e dalle competenze espresse. Un "Governo del merito" avrebbe dovuto avere il coraggio di detassare i superminimi — premiando così la qualità e la specificità professionale — anziché limitarsi agli aumenti contrattuali.
Anche misure come la “Superdeduzione” al 130% e il cd Bonus Giovani possono incidere solo in parte e indirettamente sulla retribuzione netta dei giovani lavoratori.
Insomma, osservando il divario tra la gravità dei problemi delineati da Panetta e la timidezza delle soluzioni messe in campo, potremmo concludere, parafrasando Dante:
"I problemi son, ma chi pon mano ad essi?"
Note













































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