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Detto in pochissime parole. Mister Trump, Starmer non è Churchill, ma neppure voi siete Roosevelt!

di Indiscreto Controcorrente


Nella sua bulimica vis denigratoria verso tutti coloro che non scattano sugli attenti e non eseguono alla lettera i suoi comandi, Donnie T. ha messo nel suo raggio laser, dopo il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez, anche il premier della Perfida Albione, Keir Starmer. Entrambi sono stati fustigati per la loro refrattarietà a prendere parte alla spedizione contro l'Iran. Ma è a Keir Starmer che il dominus della Casa Bianca ha riservato il rimprovero più ingeneroso, prima ancora che avvilente, per un politico: il confronto con il passato. Circostanza che a Sanchez è stata risparmiata per l'assenza di un ideale elemento di paragone, a meno di non volere riesumare il dittatore Francisco Franco, comunque amico degli Usa negli anni Cinquanta con la concessione di basi militari, pur senza l'adesione della Spagna alla Nato, davvero difficile da digerire anche per il cinismo dell'Occidente.

"Starmer non è certo Winston Churchill", è stato la bordata che ha solcato le acque oceaniche atterrando con fragore al numero 10 di Downing Street, mentre il ritornato collaborativo Keir Starmer si attendeva un cablo di ringraziamento per la sua disponibilità ad inviare due portaerei della gloriosa Home Fleet in aree di guerra.

"Tardivo", ha reagito Donnie T., scandendo a favore di traduttore (cui è estremamente sensibile come ha spiegato ieri in conferenza stampa) dall'American-English al Pure English che "Il Regno Unito, una volta un nostro Grande Alleato, forse il più Grande di tutti, finalmente sta prendendo in seria considerazione di mandare due portaerei in Medio Oriente. Va bene, primo ministro Starmer, non ci servono più". Per poi aggiungere, con l'evidente soddisfazione di chi non ha bisogno di chiedere mai - a parte alcuni favori non propriamente dichiarabili per la morale pubblica - "Ce ne ricorderemo, non abbiamo bisogno di gente che si unisce alle Guerre dopo che abbiamo già vinto!».

Ora, premesso che il premier britannico Starmer merita avvocati migliori di noi, è doveroso ricordare che già nell'appartenenza a due partiti distinti risiede il primo e sostanziale distinguo tra Churchill, conservatore, e lui, laburista, oltre che, aspetto non secondario, alla collocazione dei due in epoche diverse e decisamente più tragiche per il mondo, e per gli Stati Uniti attaccati il 7 dicembre 1941 a Pearl Harbour dal Giappone. In quel periodo nello Studio Ovale della Casa Bianca sedeva F.D. Roosevelt, l'ispiratore del New Deal, teso più a includere gli americani in un progetto di rinascita nazionale che a dividerli, mandando nelle città milizie armate con licenza di uccidere. Una differenza non da poco. Soprattutto nello stile e nel linguaggio.


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