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Guerra e morti innocenti in Libano

Aggiornamento: 6 ore fa

Zainab Al-Jabali.... Malak Labaya, uccisa in un'incursione che ha distrutto la casa della sua famiglia la scorsa notte. Questa è la didascalia alla foto pubblicata da media libanesi che ritrae un'altra delle vittime innocenti dell'invasione israeliana del Libano, che insieme con morti e distruzioni ha comportato l'ennesimo esodo di migliaia di cittadini verso nord, per sfuggire ai bombardamenti dell'aviazione di Tel Aviv.

Libano, una guerra di cui poco si parla e ancora meno si è interessati a rendere pubblica in tutta la sua drammaticità e orrore. Ancora una volta la comunità internazionale rimane in silenzio dinanzi alla violenza del governo Netanyahu che attraverso il portavoce dell'IDF Avichay Adraee ha spiegato lunedì scorso l'iniziativa militare per contrastare le milizie di Hezbollah. Lo stesso giorno in cui è stata resa nota l'eliminazione di Raca Khaza’i, uno dei capi di Hezbollah per conto della Forza Quds da parte della Marina militare israeliana. Khaza’i è stato descritto come il braccio destro del comandante del corpo d’armata e considerato una figura chiave nella gestione degli armamenti, della ricostruzione delle milizie e, in relazione all'Iran, un importante collegamento con il regime degli Ayatollah.

Di qui il monito di Avichay Adraee alla popolazione libanese del sud di lasciare le abitazioni e migrare a nord, dietro il fiume Litani, perché "chiunque si trovi nelle vicinanze di membri, installazioni o mezzi di combattimento di Hezbollah rischia la propria vita" e "qualsiasi casa utilizzata dal partito per scopi militari può essere vulnerabile ed essere presa di mira".

Un aut aut che ha trovato piena conferma nei funzionari americani che hanno ribadito il diritto assoluto di Israele a intervenire in Libano per ragioni di sicurezza nazionale. Come ha dimostrato puntando i missili sulle principali centri meridionale del Libano, colpendo ripetutamente Tiro, l'antico centro fenicio, città a meno di un centinaio di chilometri da Beirut, da cui le forze armate israeliane si sono ritirate nel Duemila.

Intanto, il Presidente della Repubblica, generale Joseph Aoun, informano i media libanesi, ha riattivato la linea d'incontri diplomatici "per spiegare la posizione del Libano sugli attuali sviluppi della sicurezza alla luce della continua aggressione israeliana al Libano, e per invitare i paesi fratelli e amici a fare pressione su Israele affinché fermi la sua aggressione, in concomitanza con l'incursione delle forze israeliane in diverse città di confine meridionali". In particolare, Aoun ha ricordato la decisione di preservare la sovranità dello Stato libanese e di vietare attività militari e di sicurezza illegali. Una posizione espressa a più ambasciatori in Libano tra cui l'ambasciatore italiano Fabrizio Marcelli, l'ambasciatrice dell'Unione Europea Sandra de Waele, l'ambasciatore russo Alexander Rudakov, l'ambasciatore spagnolo José Luis González García e gli ambasciatori di Cina, Gran Bretagna, Germania, Turchia, Giordania. Inoltre, il Presidente Aoun è stato raggiunto da una telefonata del Segretario di Stato del Vaticano, il Cardinale Pietro Parolin, che ha affermato il sostegno della Santa Sede al Libano e la sua disponibilità a contribuire a ridurre le sofferenze dei libanesi.

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