UNIFIL Libano: cronaca di una cronica insostenibilità nota
- Michele Corrado
- 20 ore fa
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di Michele Corrado

La missione ONU United Nations Interim in Lebanon (UNIFIL) è una Forza militare di interposizione creata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 19 marzo 1978 con le risoluzioni 425 e 426. Se ne parla in questi giorni per la criticità della situazione venutasi a creare nell’area di competenza a seguito delle azioni offensive condotte dalle Forze Armate di Israele, che ha provocato il ferimento di tre soldati ghanesi. Ci si domanda quindi a che cosa si deve l'imperfetto funzionamento e a che cosa serva.
Nei suoi iniziali propositi, la Missione affidata ad UNIFIL, fondamentalmente, doveva consentire lo sviluppo delle capacità dell’Esercito libanese al fine di gestire il proprio territorio fino alla linea di confine con Israele. Nel tempo questo progetto non si è mai realizzato principalmente a causa dello svilupparsi di forze paramilitari, in questo caso Hezbollah, che con il supporto diretto di potenze straniere, come l’Iran, hanno di fatto occupato l'area meridionale del Libano, conducendo attività ostili nei confronti di Tel Aviv.
Oggi, e lo è da anni, appare evidente che il contingente UNIFIL non è in grado di contrastare le due forze che si fronteggiano per una ragione molto semplice: le missioni di questo tipo, dette comunemente di peacekeeping, sono generate in funzione di Rules Of Engagment (ROE), emesse dal livello politico che condiziona e definisce struttura e capacità della Forza impiegata. A ciò si potrebbe aggiungere, anche se si tratta di un discorso che non si può esaurire in poche righe, che l'eterogenea composizione di militari di diversa nazionalità utilizzati non ne facilita il rendimento.

Peraltro, nella sostanza, le ROE limitano le capacità di armamento e condotta del contingente schierato sul terreno. Ad esempio, UNIFIL ha tutti i mezzi colorati di bianco, non contempla assetti di artiglieria, non ha carri armati, ecc. Pertanto non può condurre attività di combattimento ma soltanto di monitoraggio (dell’area di operazione assegnata) e di supporto (all’Esercito libanese).
Questa struttura, comune a tutte le missioni di peacekeeping, tendenzialmente non risolve la situazione, ma genera dipendenza nel tempo. Infatti, durano anni e non producono effetti risolutivi. Sono molto utili a dare visibilità ai Paesi contribuenti delle truppe e, contrariamente a quanto si pensi, hanno costi di mantenimento molto limitati (in confronto a missioni di guerra) e non producono (non dovrebbero) perdite di personale.
Ora nel sud del Libano, causa l’attuale debolezza dell’Iran che non può supportare adeguatamente le milizie di Hezbollah, si sta determinando uno stato di sofferenza che determina una eccellente occasione per gli israeliani di annientare queste Forze paramilitari e quindi di annullare la minaccia che quotidianamente esprimono nei confronti del territorio israeliano e dei suoi residenti.
In tale contesto UNIFIL nulla può fare, mancando i presupposti di accettazione della Missione assegnata da parte delle parti in causa. Pare infatti, il condizionale è sempre d'obbligo, che in queste situazioni la Missione dovrebbe chiudere entro dicembre 2027 ed iniziare le operazioni di rientro a partire dal prossimo gennaio, come disposto dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU. L’Esercito libanese assumerebbe quindi il totale controllo del territorio sempre che Hezbollah non sia più “operativa” nell’area.













































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