Un 8 marzo di preghiera per la dignità della donna e la pace
- Piera Egidi Bouchard
- 8 mar
- Tempo di lettura: 2 min
di Piera Egidi Bouchard

Mentre i nostri telegiornali hanno trasmesso - più volte - le parole dei/delle leader sull’8 marzo, una molteplicità di iniziative fioriscono dalla base, ed è un vero detrimento che non ci siano servizi giornalistici che le propongano all’insieme dell’opinione pubblica, preoccupata e sconfortata per il tanto orrore di dolore e di guerra che sta distruggendo il mondo: sarebbe un messaggio di vitalità e di speranza per tutti! Così invece ciascuno/a di noi sa solo quello che vive direttamente o che vede intorno a sé...
Le giovani sono presenti sul territorio. Ho saputo, per esempio, di una simpatica iniziativa popolare, nei viali di Torino: i banchetti con “Porta e condividi”. Ciascuno/a porta quello che ha cucinato e lo offre a tutti/e quelli che vogliono partecipare. È una mensa offerta a chi non si può pagare un ristorante, e può avere così un momento di festa comunitaria.
Ma poi ci sono gli appuntamenti di mobilitazione, in particolare quelli promossi dall’associazione “Non una di meno”- in cui ci sono anche molte ragazze e studentesse - e da altre associazioni e gruppi femministi, a difesa del principio del “consenso libero e attuale ad avere un rapporto sessuale”, mentre il Ddl Bongiorno “peggiora l’attuale normativa sulla violenza di genere e sessuale”, poiché, invece di puntare al consenso, chiede di dimostrare il dissenso, e questo significa “chiedere che i corpi siano disponibili fino a prova contraria, fino a quando non riescono a dire NO con abbastanza forza, urlare in maniera sufficientemente udibile, mostrare lesioni sufficientemente profonde”. E questo, tra le tante gravi conseguenze per chi ha subito uno stupro “moltiplica la vittimizzazione secondaria che chi denuncia già oggi vive nelle aule di tribunale”.

E di violenza, fame, morte, lutti, guerra abbiamo sentito testimoniare oggi nella “Giornata Mondiale di Preghiera”, organizzata ecumenicamente ogni anno da donne di diverse nazioni e celebrata in diverse chiese.

Ho visto nel pubblico pastori e predicatori di diverse confessioni, e il testimone di pace Enrico Peyretti, presente ogni volta che ci siano iniziative contro guerra e violenza: al Tempio valdese di Torino, donne di diversa età e provenienza, indossando i costumi locali del paese prescelto, quest’anno la Nigeria, hanno organizzato unitariamente il culto, trasmettendo una alla volta le testimonianze drammatiche delle donne nigeriane, che sono pervenute, intervallando momenti di preghiera e di canto. Alla chitarra era la giovane Clara Venezia, all’organo il maestro Paolo Tarizzo, al pianoforte Kenny Chukson.
All’ingresso veniva distribuito a ciascuno/a dei presenti un sassolino, ad indicare simbolicamente i pesi che ciascuna di queste donne deve portare nella sua vita, onde prenderne coscienza e condividerli secondo il precetto evangelico “Portate l’un l’altro i vostri pesi”. Il tema della predicazione – sul pulpito la pastora e teologa Elisabetta Ribet - scelto da queste donne così travagliate nella loro esistenza quotidiana è stato la parola di Gesù “Venite... Io vi farò riposare”. È l’aspirazione a una vita finalmente più serena, per cui tutte le persone, presenti nel Tempio strapieno, hanno fervidamente pregato.














































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